A Monza la vicenda urbanistica dell’area dell’ex Buon Pastore si trasforma in un caso politico che rischia di arrivare fino al Quirinale. Il comitato di cittadini che da anni contesta il progetto di riqualificazione dell’area ha lanciato un appello diretto alle opposizioni in consiglio comunale: presentare un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per fermare quello che definiscono un intervento di “cementificazione inutile”.
Una richiesta che arriva dopo mesi di tensioni tra residenti, associazioni ambientaliste e amministrazione comunale, mentre sul tavolo resta il progetto che prevede la costruzione di tre torri residenziali, nuove attività commerciali e la trasformazione dell’ex chiesa panottica in biblioteca pubblica.
Lo scontro sull’area dell’ex Buon Pastore
Il cuore della disputa è l’area di via Cavallotti, dove un tempo sorgeva il complesso del Buon Pastore. Il piano attuativo approvato dall’amministrazione prevede una profonda trasformazione urbanistica del sito: tre torri di 12, 9 e 6 piani, nuovi spazi commerciali, una piazza pubblica e una biblioteca ricavata all’interno dell’ex chiesa.
Secondo il Comune si tratta di un intervento di riqualificazione urbana che restituirà alla città uno spazio inutilizzato da anni. L’assessore al governo del territorio Marco Lamperti ha ribadito che il percorso amministrativo proseguirà nonostante il contenzioso, spiegando che il ricorso presentato non comporta il blocco automatico dell’intervento.
Ma per il comitato dei residenti la situazione è molto diversa. I cittadini contestano l’impatto urbanistico del progetto e accusano l’amministrazione di non aver dialogato davvero con la comunità locale.
L’accusa del comitato: “Il Comune parla solo con gli immobiliaristi”
Le parole del comitato Buon Pastore sono durissime. I residenti accusano l’assessore Lamperti di non voler aprire un confronto diretto con i cittadini e di preferire interlocuzioni con gli operatori immobiliari interessati al progetto.
Secondo il comitato, il piano attuativo rappresenterebbe un intervento troppo invasivo per l’area e rischierebbe di trasformare definitivamente il volto del quartiere. Per questo motivo i cittadini hanno deciso di intraprendere una battaglia legale.
Il ricorso al Tar, redatto dall’avvocata Emanuela Beacco, è un documento molto dettagliato che ricostruisce la storia urbanistica dell’area e contesta diversi passaggi del progetto approvato dal Comune.
La mossa che può cambiare la partita
Ma il vero colpo di scena è arrivato nelle ultime ore con una nuova strategia. Il comitato ha chiesto apertamente ai consiglieri comunali di minoranza di presentare un ricorso straordinario al Capo dello Stato.
Si tratta di uno strumento giuridico previsto dall’ordinamento amministrativo che consente di contestare un atto della pubblica amministrazione rivolgendosi direttamente al Presidente della Repubblica. In molti casi il ricorso straordinario rappresenta un’alternativa al Tar e può avere effetti importanti sulle decisioni amministrative.
Secondo i cittadini, i consiglieri che si oppongono al progetto avrebbero ora un’occasione concreta per intervenire.
“Ora tocca alle minoranze”
Il messaggio del comitato è molto chiaro: dopo che residenti e condomini hanno già sostenuto i costi del ricorso al Tar, le opposizioni in consiglio comunale dovrebbero fare la loro parte.
I cittadini spiegano che l’atto legale è già stato notificato al Comune e che i consiglieri contrari al piano potrebbero semplicemente aggiungere la propria firma e inoltrare il ricorso al Presidente della Repubblica.
Una mossa che, se accolta, porterebbe la vicenda fuori dal perimetro locale e la trasformerebbe in una questione istituzionale di rilievo nazionale.
Il rischio di uno scontro legale lungo anni
L’avvocata Beacco, che assiste il comitato da diversi anni, ha chiarito che la battaglia legale potrebbe durare molto tempo. Al momento non è possibile chiedere la sospensiva immediata del progetto, ma il ricorso ha comunque un effetto importante: l’amministrazione ora sa che il piano è formalmente contestato.
E le conseguenze potrebbero essere pesanti se la giustizia amministrativa dovesse dare ragione ai cittadini.
Secondo l’avvocata, se il Tar dovesse accogliere il ricorso dopo l’avvio dei lavori, lo scenario sarebbe estremo: tutto ciò che è stato costruito potrebbe essere abbattuto. Non solo. Potrebbero aprirsi anche richieste di risarcimento nei confronti del Comune e di chi ha approvato il piano.
Il cantiere non è ancora partito
Per ora il progetto resta sulla carta. Il cantiere non è ancora partito e la vicenda si muove tra ricorsi, polemiche politiche e appelli pubblici.
Nel frattempo il dibattito a Monza si fa sempre più acceso. Da una parte c’è chi vede nel progetto un’opportunità per riqualificare una zona abbandonata. Dall’altra chi teme che la città perda un’area verde e subisca un’ulteriore espansione edilizia.
Un caso che può arrivare fino al Quirinale
L’appello a Mattarella segna un passaggio simbolico molto forte. Non è solo una protesta urbanistica locale, ma il tentativo di coinvolgere la massima istituzione dello Stato in una controversia amministrativa.
Se le opposizioni accoglieranno l’invito del comitato e presenteranno davvero il ricorso straordinario, la vicenda dell’ex Buon Pastore potrebbe assumere una dimensione completamente nuova.
E a quel punto la battaglia urbanistica di Monza non sarà più soltanto una questione cittadina, ma un caso nazionale che arriva fino al Quirinale.
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La partita sull’ex Buon Pastore, dunque, è tutt’altro che chiusa. Anzi, è appena entrata nella sua fase più delicata, quella in cui urbanistica, politica e giustizia amministrativa rischiano di intrecciarsi in modo irreversibile. Se davvero le opposizioni decideranno di raccogliere l’appello del comitato e portare il caso fino al Presidente della Repubblica, Monza si ritroverà al centro di uno scontro che va ben oltre i confini del quartiere. E mentre il cantiere resta fermo e la città si divide, una domanda continua a pesare su tutta la vicenda: quella dell’ex Buon Pastore sarà davvero una riqualificazione attesa da anni o l’ennesimo simbolo di una trasformazione urbana calata dall’alto e respinta dai cittadini?



















