Riccardo Bossi, primogenito di Umberto Bossi, fondatore della Lega, è stato arrestato a Busto Arsizio e portato in carcere. Deve scontare complessivamente 5 anni e 9 mesi di reclusione in seguito a un provvedimento di cumulo delle pene relativo a diverse condanne diventate definitive. La notizia è stata diffusa il 24 settembre da ANSA e confermata da Sky TG24.
Il provvedimento è stato firmato dal procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Carlo Nocerino ed eseguito dai carabinieri. I militari hanno raggiunto Bossi nella sua abitazione e successivamente lo hanno accompagnato nella casa circondariale di Busto Arsizio.
Alla base del cumulo ci sono vicende giudiziarie differenti, relative a fatti risalenti al 2011 e al 2020, con condanne per appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza.
I carabinieri lo raggiungono a casa
L’arresto è avvenuto mercoledì 23 settembre.
Secondo quanto riferisce ANSA, i carabinieri hanno dato esecuzione all’ordine raggiungendo Riccardo Bossi nella sua abitazione. Dopo gli adempimenti previsti, il figlio maggiore del fondatore della Lega è stato trasferito nel carcere della città lombarda.
Non si tratta dunque di una nuova misura cautelare collegata a un’indagine appena aperta: l’ingresso in carcere deriva dall’esecuzione di pene relative a condanne precedenti, riunite nel provvedimento di cumulo.
Ed è proprio questo elemento a spiegare la pena complessiva di 5 anni e 9 mesi.
Le condanne dietro il provvedimento
Le vicende che confluiscono nel cumulo non riguardano un unico procedimento.
Secondo Sky TG24, le condanne considerate si riferiscono a fatti del 2011 e del 2020 e riguardano i reati di appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza.
Il passato giudiziario di Riccardo Bossi comprende infatti procedimenti differenti, alcuni dei quali hanno avuto origine molti anni fa.
Una delle vicende più note riguarda l’utilizzo di denaro proveniente dalle casse della Lega, emersa nell’ambito dell’inchiesta che coinvolse l’allora tesoriere del partito Francesco Belsito e diversi componenti della famiglia Bossi.
La vicenda dei soldi della Lega
Già nel 2013 la Procura di Milano aveva contestato a Riccardo Bossi spese effettuate utilizzando denaro della Lega per finalità considerate estranee agli interessi del partito.
Nelle contestazioni dell’epoca figuravano decine di pagamenti, per un importo complessivo indicato in circa 157mila euro, relativi tra l’altro a multe, automobili, canoni d’affitto e altre spese personali.
Da quella stagione giudiziaria sono successivamente arrivati procedimenti e condanne che hanno contribuito alla situazione attuale.
È importante però distinguere le contestazioni originarie dalle pene che oggi risultano effettivamente comprese nell’ordine di esecuzione: il provvedimento notificato a Bossi riguarda il cumulo delle condanne definitive eseguibili, non semplicemente tutte le accuse formulate nel corso degli anni.
Il caso del reddito di cittadinanza
Più recente è invece la vicenda relativa al reddito di cittadinanza.
Nel giugno 2026 la Cassazione ha reso definitiva la condanna a due anni e sei mesi per l’indebita percezione del beneficio.
Secondo la ricostruzione dell’accusa riportata da Repubblica, Bossi avrebbe ottenuto circa 12mila euro tra il 2020 e il 2023, presentando un’attestazione falsa.
Il beneficio era collegato anche al pagamento dell’affitto di un’abitazione.
Il problema emerso durante gli accertamenti era che Bossi risultava essere già stato sfrattato dall’appartamento per morosità. Secondo l’indagine coordinata dal pm Nadia Calcaterra, avrebbe quindi continuato a ricevere somme collegate a una situazione abitativa che non corrispondeva più a quella dichiarata.
Circa 12mila euro percepiti indebitamente
La vicenda era partita da una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate.
Dopo il procedimento di primo grado e il passaggio davanti alla Corte d’Appello di Milano, la questione era arrivata fino alla Cassazione.
Il 16 giugno 2026 la settima sezione della Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, rendendo definitiva la condanna a due anni e mezzo.
Bossi è stato inoltre condannato a risarcire l’Inps per 15mila euro, secondo quanto riportato da Repubblica.
Quella pena rappresenta quindi una delle componenti della situazione giudiziaria che ha portato all’esecuzione del provvedimento.
La condanna per maltrattamenti resta fuori dal cumulo
C’è poi un’altra vicenda giudiziaria, ma è importante sottolineare che non rientra nei 5 anni e 9 mesi indicati nell’ordine di esecuzione notificato adesso.
Si tratta della condanna a un anno e quattro mesi per maltrattamenti nei confronti della madre, collegata, secondo le ricostruzioni giornalistiche, a contrasti di natura economica.
Sky TG24 precisa espressamente che questa pena è esclusa dal conteggio che ha determinato gli attuali 5 anni e 9 mesi.
La vicenda dei maltrattamenti aveva già portato nel giugno 2025 a una condanna a 16 mesi, poi confermata in appello. Dopo quella decisione la difesa aveva annunciato ricorso in Cassazione.
Non bisogna quindi sommare automaticamente quell’anno e quattro mesi ai 5 anni e 9 mesi comunicati oggi.
Che cosa significa “cumulo delle pene”
Il passaggio è essenziale per comprendere correttamente la notizia.
Riccardo Bossi non è stato condannato oggi a 5 anni e 9 mesi per un singolo episodio.
La Procura ha invece emesso un provvedimento di cumulo, cioè ha determinato la pena complessiva da eseguire sulla base di più titoli di condanna.
Per questo le fonti parlano di fatti avvenuti in periodi molto diversi tra loro.
Il risultato dell’operazione giudiziaria è la pena complessiva indicata nel provvedimento firmato dal procuratore Nocerino: 5 anni e 9 mesi.
Una storia giudiziaria iniziata molti anni fa
L’arresto del 23 settembre rappresenta così l’ultimo capitolo di una lunga serie di vicende giudiziarie che hanno coinvolto il figlio maggiore del fondatore della Lega.
Alcuni procedimenti affondano le loro radici nella stagione dell’inchiesta sulle spese effettuate attraverso le casse del partito.
Altri sono decisamente più recenti, come quello sul reddito di cittadinanza.
Sono procedimenti distinti, celebrati in momenti differenti e con contestazioni differenti, che non devono essere confusi tra loro.
Il dato nuovo del 24 settembre è che una parte di quelle condanne è arrivata ora alla fase dell’esecuzione carceraria.
Il caso del reddito di cittadinanza era diventato definitivo a giugno
Particolarmente ravvicinato nel tempo è il passaggio in Cassazione sulla percezione indebita del reddito di cittadinanza.
Solo tre mesi fa, a giugno, era infatti diventata definitiva la condanna a due anni e mezzo.
Il caso aveva suscitato attenzione anche per il particolare meccanismo contestato dagli inquirenti: il beneficio economico sarebbe stato percepito sulla base di informazioni non corrispondenti alla situazione reale relativa all’abitazione.
La Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso, aveva chiuso il procedimento sul piano dell’accertamento della responsabilità penale.
Ora quella condanna confluisce nel più ampio quadro delle pene che Bossi deve scontare.
Dal provvedimento all’ingresso in carcere
Non c’è stato quindi soltanto un atto formale della Procura.
L’ordine è stato materialmente eseguito.
I carabinieri hanno raggiunto Riccardo Bossi nella sua abitazione di Busto Arsizio e lo hanno trasferito nel carcere della stessa città.
La notizia è emersa pubblicamente il giorno successivo, 24 settembre 2026, quando ANSA e altre testate hanno dato conto dell’esecuzione del provvedimento.
Il passaggio centrale è dunque questo: Riccardo Bossi si trova ora in carcere per scontare una pena complessiva di 5 anni e 9 mesi derivante dal cumulo di diverse condanne.
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Il primogenito del fondatore della Lega
Riccardo è il figlio maggiore di Umberto Bossi, figura che ha segnato per decenni la storia della Lega e della politica italiana.
Proprio per questo le sue vicende giudiziarie hanno avuto nel corso degli anni una risonanza che ha superato la dimensione strettamente locale.
L’arresto odierno, tuttavia, riguarda responsabilità penali personali di Riccardo Bossi e non coinvolge automaticamente il partito o altri suoi esponenti.
Il provvedimento è il risultato di procedimenti giudiziari individuali arrivati alla fase esecutiva.
Riccardo Bossi ora in carcere: cosa resta da chiarire
Il quadro comunicato dalle autorità è dunque definito nei suoi elementi essenziali.
Riccardo Bossi è stato arrestato a Busto Arsizio; il provvedimento è stato firmato dal procuratore Carlo Nocerino ed eseguito dai carabinieri; la pena complessiva da scontare è di 5 anni e 9 mesi e deriva da condanne relative ad appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza.
Separata resta invece la condanna a un anno e quattro mesi per maltrattamenti nei confronti della madre, che non è stata conteggiata nel cumulo di pena indicato oggi.
Dopo anni di procedimenti e sentenze, dunque, per il primogenito del fondatore della Lega si apre adesso una nuova fase: quella dell’esecuzione della pena in carcere.



















