Un’operazione antimafia ad ampio raggio, scattata all’alba di mercoledì 17 dicembre, ha messo sotto scacco un presunto sistema di infiltrazione criminale nel tessuto politico-amministrativo ed economico tra Roma, Napoli, Terracina, Latina e provincia. I Carabinieri del Comando Provinciale di Latina stanno eseguendo una vasta attività di arresti, sequestri e notifiche, in esecuzione di una misura cautelare personale e reale emessa dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina.
Tra i destinatari dei provvedimenti figura anche un nome che scuote la politica locale: Gavino De Gregorio, consigliere comunale di Terracina della lista del sindaco Giannetti, ritenuto coinvolto nell’inchiesta dalla Procura antimafia romana e raggiunto, secondo quanto riportato, dalla misura degli arresti domiciliari.
Le accuse contestate: dallo scambio elettorale politico-mafioso all’estorsione “con metodo mafioso”
Il provvedimento cautelare riguarda numerosi soggetti “gravemente indiziati” – a vario titolo – di reati particolarmente pesanti, tra cui:
scambio elettorale politico-mafioso
estorsione aggravata dal metodo mafioso
trasferimento fraudolento di valori
turbata libertà degli incanti
Il quadro delineato dagli investigatori punta a ricostruire un meccanismo di condizionamento in cui la criminalità organizzata non si limiterebbe alle tradizionali attività illecite, ma cercherebbe di incidere sulle consultazioni elettorali e sugli appalti pubblici, entrando nel circuito economico e amministrativo della città.
Il “filo” con il clan Licciardi e l’Alleanza di Secondigliano
Nel procedimento risulta indagato anche un soggetto indicato dagli inquirenti come appartenente al clan camorristico Licciardi, articolazione della cosiddetta Alleanza di Secondigliano, storicamente radicata nell’area nord di Napoli. L’ipotesi investigativa, in sostanza, è che a Terracina si fosse consolidata la presenza di un nucleo familiare “importante”, legato anche da vincoli di sangue al clan, capace di inserirsi in più livelli della vita cittadina: economia, società e – punto più sensibile – politica.
Il presunto “patto” elettorale: l’appoggio alle amministrative del 2023
Uno dei capitoli centrali dell’inchiesta riguarda le elezioni amministrative di Terracina del maggio 2023. Secondo la ricostruzione riportata, l’indagine avrebbe consentito di:
documentare presunte condotte di un pubblico funzionario di Terracina che, insieme a un soggetto ritenuto appartenente al clan Licciardi, avrebbe chiesto e ottenuto un appoggio in occasione della competizione elettorale.
È questo l’aspetto che rende la vicenda politicamente esplosiva: l’idea di un possibile scambio tra potere amministrativo e criminalità organizzata, con il voto trasformato in un terreno di influenza.
Estorsioni, minacce e un presunto prestito usurario
Il secondo filone, altrettanto grave, riguarda presunte condotte violente e minacciose. Le investigazioni avrebbero “cristallizzato”:
reiterate condotte intimidatorie ai danni di una vittima che sarebbe stata costretta a versare denaro in relazione a un precedente prestito usurario.
È un passaggio che collega il possibile livello “politico-elettorale” alla dimensione tipica del controllo criminale sul territorio: pressione, intimidazione, recupero forzoso di somme.
La rete economica e il trasferimento fittizio di beni
C’è poi un terzo asse: quello patrimoniale. L’inchiesta avrebbe consentito di circostanziare le presunte condotte illecite di un imprenditore del luogo, in rapporti con il soggetto ritenuto vicino al clan, che avrebbe:
intestato fittiziamente a terzi immobili, quote societarie e attività commerciali tra Napoli, Terracina, San Felice Circeo e Roma, per eludere una possibile misura di prevenzione patrimoniale.
Qui il cuore è la strategia classica di “schermatura” dei patrimoni: spostare formalmente intestazioni e proprietà per rendere più difficile l’azione dello Stato.
Sequestri: beni immobili e quote societarie oltre i 10 milioni
Contestualmente agli arresti, è in corso l’esecuzione di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni immobili e quote societarie per un valore complessivo superiore ai 10 milioni di euro (in un passaggio si parla anche di oltre 11 milioni), ritenuti provento o strumento delle attività contestate.
Nel dettaglio, viene indicato il sequestro di:
7 locali commerciali (un’intera galleria commerciale)
1 B&B
20 unità immobiliari
3 terreni
Un pacchetto patrimoniale enorme, che dà il senso della portata dell’operazione: non solo arresti, ma una manovra per colpire al cuore la presunta capacità economica e di reinvestimento.
Le indagini: da giugno 2022 a ottobre 2023
L’attività investigativa – condotta dal Nucleo Investigativo di Latina e coordinata dalla DDA di Roma – si sarebbe sviluppata in un arco temporale preciso: giugno 2022 – ottobre 2023. Secondo quanto riportato, l’indagine trae origine da un’attività info-investigativa sul territorio che avrebbe permesso di ricostruire il progressivo inserimento della famiglia collegata al clan nell’ecosistema cittadino di Terracina.
Un secondo blocco: 11 indagati e notifiche di garanzia dopo lo “stralcio”
Oltre alle misure cautelari disposte dalla DDA di Roma, i Carabinieri stanno procedendo anche alla notifica di informazioni di garanzia emesse dalla Procura di Latina nei confronti di 11 soggetti indagati, a vario titolo, per:
trasferimento fraudolento di valori
autoriciclaggio
sottrazione fraudolenta dei crediti d’imposta
corruzione
turbata libertà degli incanti
Le posizioni sarebbero state valutate dopo uno stralcio nell’ambito del procedimento principale che ha portato alle misure eseguite oggi.
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Presunzione di innocenza e prossimi passaggi
Come previsto dalla legge, tutte le persone coinvolte nel procedimento devono essere considerate presunte innocenti fino a sentenza definitiva. Ma l’operazione – per ampiezza territoriale, natura delle contestazioni e presenza di un amministratore locale tra i destinatari – ha già un impatto politico enorme: accende i riflettori sul rischio di condizionamento delle istituzioni e sul rapporto tra criminalità organizzata, economia e rappresentanza democratica.
Nei prossimi giorni, la partita si sposterà nelle aule giudiziarie: sarà lì che le accuse dovranno reggere, atto per atto, elemento per elemento, davanti alle difese e ai giudici. Intanto, il dato è uno: l’inchiesta descrive un tentativo di penetrazione profonda nel territorio, e Terracina – suo malgrado – finisce al centro di un nuovo, pesantissimo caso giudiziario.



















