Un linguaggio carico di rancore, frasi che suonano come minacce e un bersaglio preciso: Nicola Gratteri, oggi procuratore di Napoli ed ex capo della Procura e della Dda di Catanzaro. È quanto emerge – secondo quanto riportato – da intercettazioni raccolte dalla Dda di Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta sulla cosca Commisso di Siderno, che ha portato al fermo di otto persone ritenute legate alla ‘ndrangheta calabrese con proiezioni operative negli Stati Uniti.
Il dato più inquietante non è solo la quantità di insulti o la brutalità del tono, ma il significato politico-criminale che quelle parole sottendono: l’azione di un magistrato percepito come “ostacolo” e dunque odiato, in un contesto investigativo che – sempre secondo gli inquirenti – descrive una rete di collegamenti tra Calabria e Nord America, utile a coordinare attività e rapporti mafiosi.
Le conversazioni del 2024 e il ruolo del Ros: dove nasce l’intercettazione
Le conversazioni riportate sarebbero state captate dal Ros dei Carabinieri nell’estate del 2024 a Siderno, in un momento in cui l’attenzione investigativa era concentrata sulle dinamiche interne e internazionali dell’area jonica reggina.
Nel cuore di questi dialoghi compare Frank Albanese, 59 anni, indicato dagli investigatori come figura di raccordo tra la cosca Commisso e ambienti mafiosi in Nord America. È lui, in un confronto con uno zio italo-americano, a pronunciare una frase che sintetizza il livello dell’astio: Gratteri viene definito “il peggiore che abbiamo”.
“Il peggiore che abbiamo”: l’attacco a Gratteri e il paragone con Falcone e Borsellino
Secondo quanto ricostruito negli atti citati, Albanese non si limiterebbe a insultare Gratteri: ne descriverebbe l’azione repressiva paragonandola a quella dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un paragone che, letto dal punto di vista criminale, assume un doppio significato:
da un lato, è il riconoscimento implicito della forza investigativa attribuita al magistrato;
dall’altro, richiama due nomi che nella memoria collettiva rappresentano il prezzo più alto pagato dallo Stato nella lotta alla mafia.
In questo quadro, la frase dell’interlocutore – che chiede se Gratteri sia “ancora vivo” – viene interpretata dagli inquirenti come segnale di un clima di ostilità radicale. Non è soltanto dissenso o rabbia: è un tono che evoca la possibilità stessa della violenza come soluzione.
Siderno–New York: la “doppia collocazione” e l’ipotesi di una rete stabile
Le intercettazioni collocano Albanese tra Siderno e lo Stato di New York, dove – viene riportato – risiederebbe stabilmente ad Albany. Per la Dda, questo profilo non sarebbe marginale: Albanese sarebbe un nodo strategico nei rapporti tra la cosca reggina e famiglie mafiose attive tra Usa e Canada.
Nel periodo della permanenza estiva in Calabria, gli investigatori avrebbero documentato una serie di incontri con esponenti di primo piano della ‘ndrangheta jonica, ritenuti funzionali al coordinamento delle attività criminali. Il quadro descritto è quello di una mafia che non vive più solo di controllo del territorio, ma di collegamenti, spostamenti e relazioni internazionali, con un flusso continuo tra base calabrese e proiezione nordamericana.
Otto fermati e accuse pesanti: associazione mafiosa e reati connessi
L’inchiesta ha portato – secondo quanto riportato – al fermo di otto persone, tra cui lo stesso Albanese e altri presunti appartenenti o fiancheggiatori della cosca Commisso.
Le contestazioni sarebbero, a vario titolo, associazione mafiosa e altri reati collegati. Anche senza entrare in dettagli non presenti nel testo, il passaggio chiave è che l’operazione viene descritta come un intervento mirato a colpire una struttura non solo locale, ma capace di muoversi su più livelli: territorio, rete relazionale, proiezione estera.
Il riferimento a Messina Denaro e i legami storici tra ‘ndrangheta e Cosa Nostra
Tra gli elementi più significativi citati dagli inquirenti compare una frase intercettata: Albanese avrebbe affermato di aver dovuto incontrare Matteo Messina Denaro prima della sua morte. Per la Dda questo sarebbe un dato rilevante perché – secondo l’impostazione investigativa – l’accesso diretto a un vertice di Cosa Nostra sarebbe compatibile solo con figure considerate di alto profilo criminale.
Questo punto, sempre stando al racconto dell’inchiesta, rafforzerebbe l’idea di legami storici e canali di contatto tra ‘ndrangheta e Cosa Nostra, non come mondi separati, ma come sistemi capaci di dialogare, incrociarsi, riconoscersi.
Disprezzo per la magistratura, “rispetto” per chi fa il proprio lavoro: la mentalità dietro le frasi
Le conversazioni intercettate, viene riportato, mostrerebbero un atteggiamento di disprezzo verso la magistratura, mentre alle forze dell’ordine verrebbe riconosciuto il ruolo di “chi fa il proprio lavoro”.
È un dettaglio che, letto in controluce, descrive una mentalità tipica delle organizzazioni criminali: non un rifiuto indistinto dello Stato, ma una gerarchia di nemici e ostacoli. La magistratura antimafia, in particolare, appare come la componente più odiata perché può spezzare reti, colpire patrimoni, interrompere carriere e alleanze. E nel caso specifico, Gratteri viene indicato come “il peggiore” proprio perché rappresenta – nella loro percezione – un livello di pressione investigativa e repressiva difficile da neutralizzare.
Un’inchiesta che guarda all’estero: l’asse Nord America come snodo strategico
L’operazione, sempre secondo quanto riportato, si inserisce nel filone sulle proiezioni internazionali della cosca Commisso e sui collegamenti tra ‘ndrangheta calabrese e organizzazioni mafiose nordamericane, considerati un asse strategico per traffici e investimenti illeciti.
È in questa dimensione che quelle frasi su Gratteri diventano più che un episodio verbale: sono un indicatore del livello di conflitto tra organizzazioni criminali e istituzioni, e di quanto l’azione antimafia venga percepita come capace di colpire non solo la base territoriale, ma anche la parte “globale” del sistema.
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Il quadro che emerge dalle intercettazioni – per come viene riportato – unisce tre piani: l’odio verso un magistrato, la descrizione di una rete con connessioni negli Usa, e segnali di contatto con ambienti mafiosi di altissimo livello.
Le indagini, viene precisato, proseguono per chiarire responsabilità, ruoli e portata dei collegamenti internazionali. E intanto resta l’immagine più netta: quella di un magistrato definito “il peggiore” proprio da chi, nella lotta dello Stato alle mafie, vede in lui uno dei simboli più difficili da aggirare.




















