Il nuovo sondaggio SWG per il TgLa7 fotografa un quadro politico sempre più frammentato e competitivo a poco più di un anno dalle elezioni politiche del 2027. Le intenzioni di voto rilevate tra il 9 e il 14 settembre 2026 mostrano movimenti apparentemente piccoli nell’arco di una settimana, ma dietro i decimali emergono alcune tendenze politiche significative: Fratelli d’Italia cresce ma resta al 27%, il Partito Democratico recupera terreno, il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte torna a salire al 12,6%, mentre la Lega arretra ancora e Futuro Nazionale raggiunge il 7,9%.
Proprio il dato della destra è uno dei più interessanti. Giorgia Meloni conserva nettamente il primato tra i singoli partiti, ma la crescita della formazione di Roberto Vannacci continua a sottrarre spazio politico soprattutto all’area tradizionalmente occupata dalla Lega. E se si osservano le coalizioni potenziali, la partita per il 2027 appare molto meno scontata di quanto suggerirebbe il semplice confronto tra FdI e gli altri singoli partiti.
Fratelli d’Italia primo al 27%, ma la partita non si esaurisce nel dato di Meloni
Fratelli d’Italia rimane saldamente la prima forza politica italiana. SWG lo stima al 27%, in aumento di 0,2 punti rispetto al 26,8% della rilevazione del 7 settembre.
È un risultato che conferma la capacità del partito della presidente del Consiglio di conservare un consenso molto consistente dopo quasi quattro anni di governo. Non c’è dunque un crollo di FdI: rispetto alla settimana precedente, anzi, il partito cresce leggermente.
Ma il vero problema politico per Meloni potrebbe trovarsi intorno a Fratelli d’Italia. Il centrodestra che ha governato insieme in questa legislatura presenta infatti rapporti di forza profondamente diversi rispetto alle elezioni del 2022 e deve fare i conti con l’arrivo di Futuro Nazionale.
Proprio il dato della destra è uno dei più interessanti. Giorgia Meloni conserva nettamente il primato tra i singoli partiti, ma la crescita della formazione di Roberto Vannacci continua a sottrarre spazio politico soprattutto all’area tradizionalmente occupata dalla Lega. E se si osservano le coalizioni potenziali, la partita per il 2027 appare molto meno scontata di quanto suggerirebbe il semplice confronto tra FdI e gli altri singoli partiti.
Il Pd recupera tre decimali e raggiunge il 20,9%
Alle spalle di Fratelli d’Italia si conferma il Partito Democratico. Il partito guidato da Elly Schlein passa dal 20,6% al 20,9%, guadagnando 0,3 punti in sette giorni.
La distanza da FdI rimane ampia, pari a 6,1 punti percentuali, ma il Pd consolida la propria posizione sopra quota 20%.
Il dato assume particolare importanza se letto non soltanto in termini di competizione diretta Meloni-Schlein, ma nella prospettiva di un’alleanza progressista. La somma delle diverse forze di opposizione rende infatti il quadro decisamente più equilibrato.
Ed è qui che entra in gioco il risultato del Movimento 5 Stelle.
Conte torna a crescere: il Movimento 5 Stelle sale al 12,6%
Il Movimento 5 Stelle raggiunge il 12,6%, contro il 12,5% della settimana precedente. L’incremento è di appena un decimale e, considerato il margine d’errore dichiarato del sondaggio, non può essere letto isolatamente come uno spostamento statisticamente decisivo. Politicamente, tuttavia, conferma il M5S stabilmente in doppia cifra e nettamente al terzo posto tra le forze dell’attuale area progressista.
Il dato arriva proprio mentre Giuseppe Conte sta cercando di definire le condizioni con cui il Movimento potrebbe presentarsi alle elezioni del 2027 all’interno di un’alleanza alternativa al centrodestra.
Conte negli ultimi giorni ha posto diversi paletti: programma comune scritto e vincolante, nessuna egemonia automatica del Pd sulla coalizione, una posizione differente dall’attuale governo sulla guerra in Ucraina e garanzie contro eventuali poteri di veto interni all’alleanza.
I numeri SWG confermano che un eventuale campo progressista non potrebbe prescindere dal Movimento 5 Stelle. Con il 12,6%, il M5S rappresenterebbe infatti una componente determinante per rendere competitivo il fronte alternativo a Meloni.

Pd, M5S e AVS insieme arrivano già al 40,2%
La semplice somma dei tre principali partiti dell’area progressista offre un’indicazione interessante, pur non essendo una previsione elettorale.
Il Pd al 20,9%, il M5S al 12,6% e Alleanza Verdi e Sinistra al 6,7% raggiungono complessivamente il 40,2%.
A questa cifra, nell’ipotesi di un campo largo, potrebbero aggiungersi Italia Viva, indicata al 2,5%, e +Europa, all’1,3%. La somma aritmetica delle cinque forze arriverebbe così al 44%.
Naturalmente sommare percentuali di partiti diversi non significa automaticamente prevedere il risultato di una coalizione: alleanze, legge elettorale, candidature e comportamento degli elettori possono modificare profondamente gli equilibri. Il dato serve però a spiegare perché il tema dell’unità delle opposizioni sia diventato centrale in vista del 2027.
AVS al 6,7%, Italia Viva stabile e +Europa arretra
Alleanza Verdi e Sinistra registra una piccola flessione. Passa dal 6,8% al 6,7%, perdendo un decimale, ma continua a collocarsi su livelli molto superiori rispetto a quelli raggiunti all’inizio della legislatura.
Italia Viva rimane invece stabile al 2,5%, mentre +Europa scende dall’1,4% all’1,3%.
Azione di Carlo Calenda si colloca al 3,1%, perdendo un decimale rispetto al 3,2% della settimana precedente. Il suo eventuale posizionamento nelle alleanze resta quindi un’altra delle variabili potenzialmente importanti della futura competizione.
Il vero terremoto a destra è Vannacci: Futuro Nazionale vola al 7,9%
Uno dei numeri politicamente più rilevanti dell’intera rilevazione riguarda Futuro Nazionale, indicato da SWG al 7,9%.
Una settimana prima era al 7,7%: guadagna quindi altri 0,2 punti.
Il dato conferma che la formazione di Roberto Vannacci non appare, almeno nelle rilevazioni attuali, un fenomeno marginale. Con quasi l’8% sarebbe davanti sia a Forza Italia sia alla Lega e diventerebbe la seconda forza dell’intera area di destra dopo Fratelli d’Italia, qualora venisse considerata all’interno di quel perimetro politico.
Ed è proprio questa la grande incognita per Giorgia Meloni. Futuro Nazionale non fa parte dell’attuale coalizione di governo e dunque il suo 7,9% non può essere automaticamente sommato ai partiti della maggioranza. Ma la sua presenza cambia gli equilibri dell’area e potrebbe diventare decisiva nella costruzione delle alleanze per il 2027.
La Lega scende ancora: ora è al 5,5%
Il risultato più difficile all’interno della maggioranza è quello della Lega. Il partito passa dal 5,7% al 5,5%, perdendo due decimali in una settimana.
La distanza da Futuro Nazionale sale così a 2,4 punti.
È un dato politicamente pesante soprattutto perché le due formazioni competono almeno in parte in uno spazio elettorale sovrapponibile. Mentre Vannacci cresce al 7,9%, la Lega rimane poco sopra il 5%.
Se questa tendenza dovesse consolidarsi nei prossimi mesi, la questione non riguarderebbe soltanto il risultato elettorale del Carroccio, ma l’intera architettura del centrodestra.
Forza Italia ferma al 6,9%, Noi Moderati all’1%
Forza Italia rimane stabile al 6,9%, esattamente lo stesso risultato della settimana precedente. Il partito conserva quindi un vantaggio di 1,4 punti sulla Lega, ma viene a sua volta superato nettamente da Futuro Nazionale.
Noi Moderati resta invece all’1%.
Sommando esclusivamente i quattro partiti dell’attuale centrodestra — Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati — si arriva al 40,4%.
Ed emerge così uno dei dati politicamente più interessanti del sondaggio.

Centro stabile ma senza slancio: piccoli arretramenti e pochi movimenti
Il quadro del 14 settembre 2026 mostra un’area centrista e moderata sostanzialmente stabile, ma con qualche lieve segnale di arretramento. Azione scende dal 3,2% al 3,1%, mentre +Europa passa dall’1,4% all’1,3%. Italia Viva resta ferma al 2,5%, così come Noi Moderati e Sud chiama Nord, entrambi all’1%. Più marcato il calo delle altre liste, che passano dal 3,9% al 3,6%. Interessante anche il dato degli indecisi o di chi non esprime una preferenza: scendono dal 29% al 28%, segno di un leggero aumento della disponibilità a indicare una scelta di voto. Nel complesso, però, non emerge alcuna vera accelerazione: il centro resta frammentato e senza una forza capace, almeno in questa rilevazione, di imprimere una svolta significativa.
Campo largo al 44%, centrodestra di governo al 40,4%: la sfida si fa apertissima
Se si effettuano due semplici aggregazioni aritmetiche, senza attribuire loro il valore di una previsione elettorale, il quadro è eloquente.
L’attuale centrodestra composto da FdI, FI, Lega e Noi Moderati totalizza il 40,4%. Un ipotetico campo largo formato da Pd, M5S, AVS, Italia Viva e +Europa raggiunge invece il 44%.
La differenza sarebbe quindi di 3,6 punti a favore dell’aggregazione progressista.
È fondamentale precisare che non si tratta di una domanda esplicitamente posta dal sondaggio sulle coalizioni, ma della somma delle intenzioni di voto ai singoli partiti. Tuttavia fotografa perfettamente il problema politico che accompagnerà i prossimi mesi: Meloni rimane alla guida del partito nettamente più forte, ma la coalizione di governo non appare numericamente imbattibile se le opposizioni riuscissero davvero a presentarsi unite.
Vannacci diventa l’ago della bilancia
Tutto cambia inserendo nel ragionamento Futuro Nazionale.
Sommando aritmeticamente il suo 7,9% all’attuale centrodestra si arriverebbe addirittura al 48,3%. Ma oggi quella somma non rappresenta una coalizione politica esistente e non può quindi essere presentata come risultato del centrodestra.
È proprio questa incertezza a rendere Vannacci uno dei possibili arbitri della partita.
Se Futuro Nazionale corresse autonomamente, potrebbe sottrarre una quota importante di consenso al tradizionale blocco di destra. Se invece entrasse in una futura coalizione con Meloni, cambierebbe radicalmente il rapporto di forza complessivo, ma aprirebbe contemporaneamente una delicata questione politica e programmatica per FdI, Forza Italia e Lega.
La nuova legge elettorale rende questi numeri ancora più importanti
Tutto questo avviene mentre il Parlamento discute la nuova legge elettorale. Premio di maggioranza, capilista bloccati, preferenze e regole per la presentazione delle liste sono diventati terreno di uno scontro durissimo tra maggioranza e opposizioni.
Con blocchi elettorali potenzialmente così vicini, anche pochi punti percentuali possono determinare conseguenze enormi nella trasformazione dei voti in seggi.
Ecco perché ogni movimento di Futuro Nazionale, del M5S o delle formazioni centriste assume oggi un peso molto superiore al semplice decimale registrato da un sondaggio.
Resta altissimo il numero degli indecisi: il 28% non si esprime
C’è infine un dato che impone prudenza su qualsiasi previsione: il 28% degli intervistati non esprime una preferenza.
La settimana precedente era il 29%, quindi la quota diminuisce di un punto, ma rimane enorme. Significa che una parte molto consistente dell’elettorato non ha ancora indicato una scelta tra i partiti proposti.
È anche per questo che i numeri attuali non possono essere trasformati in una previsione del risultato delle elezioni del 2027.
La stessa rilevazione SWG indica un margine d’errore statistico del 2,8% al livello di confidenza del 95%. L’indagine è stata realizzata per La7 tra il 9 e il 14 settembre su un campione di 1.200 maggiorenni residenti in Italia.
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Meloni resta prima, ma il 2027 appare molto meno scontato
La fotografia finale restituita da SWG presenta quindi due realtà contemporaneamente vere.
Da una parte Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia restano nettamente al primo posto con il 27%. Nessun altro singolo partito si avvicina: il Pd è al 20,9% e il M5S al 12,6%.
Dall’altra, però, le elezioni non si vincono necessariamente confrontando soltanto il primo e il secondo partito. Se la sfida del 2027 sarà costruita sulle coalizioni, la capacità delle opposizioni di trovare un accordo e la collocazione di Futuro Nazionale potrebbero risultare decisive.
Il nuovo sondaggio racconta proprio questo paradosso: Meloni conserva il primato individuale, Conte e il M5S risalgono al 12,6%, il Pd recupera, Vannacci vola quasi all’8% e la Lega scivola al 5,5%.
A più di un anno dal voto, la partita appare dunque tutt’altro che chiusa.




















