Le edicole continuano a svuotarsi e i dati di febbraio 2025 lo confermano senza appello: i quotidiani italiani, nella quasi totalità dei casi, registrano un nuovo calo nelle vendite cartacee rispetto allo stesso mese del 2024. A dirlo sono i dati Ads (Accertamenti diffusione stampa), elaborati da Prima Comunicazione in collaborazione con Withub, che mettono nero su bianco l’ennesimo segno meno per quasi tutti i giornali, generalisti e non. L’unica eccezione? La Gazzetta dello Sport, che segna un timido ma significativo +2,68%.
Il dato più eclatante è quello del Corriere della Sera, primo in classifica per numero di copie vendute ma in perdita dell’8,58%, con oltre 10mila copie in meno rispetto al febbraio 2024. Scende anche la Repubblica, che perde il 10,91%, e La Stampa, con un calo ancora più marcato: -11,47%. Per quest’ultima, sono oltre 6mila le copie andate perse in un solo anno.
Anche i giornali regionali e locali non se la passano meglio: Il Resto del Carlino segna -11,44%, Il Messaggero -10,27%, La Nazione addirittura -12,4%. Male anche Il Tirreno, con -11,65%. E persino i quotidiani sportivi come Corriere dello Sport e Tuttosport sono in rosso, rispettivamente con -7,22% e -5,93%, nonostante l’interesse sempre acceso per il calcio italiano.
Fa eccezione solo La Gazzetta dello Sport, che non solo resiste ma cresce, passando da 71.701 copie vendute a 73.624. Un dato interessante, che suggerisce quanto lo sport riesca ancora ad attrarre lettori, forse perché meno polarizzante o politicizzato rispetto alla stampa generalista.
Questi numeri pongono interrogativi profondi sulla credibilità e sulla funzione della stampa nel nostro Paese. Sempre più cittadini sembrano voltare le spalle ai giornali tradizionali, e non è azzardato ipotizzare che una parte di questo crollo dipenda anche dalla sfiducia verso un’informazione percepita come faziosa, legata a poteri politici o economici, spesso incapace di offrire una narrazione onesta e pluralista della realtà.
E a quel punto, la domanda diventa inevitabile: cosa accadrebbe se alcuni di questi giornali non fossero sostenuti dal finanziamento pubblico all’editoria? Quanti riuscirebbero a sopravvivere solo con la forza delle proprie vendite e del proprio modello di business?
Il sistema attuale, che vede molte testate ricevere milioni dallo Stato ogni anno, è sempre più sotto esame. I dati di diffusione mostrano che i lettori, evidentemente, non sono disposti a “sovvenzionare” direttamente con i propri soldi quello che leggono. Lo fa, invece, il contribuente, spesso a sua insaputa.
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La crisi della carta stampata è dunque strutturale, e non basta la presenza online a compensare le perdite se il rapporto di fiducia tra giornali e cittadini si è incrinato. Se la stampa vuole tornare a essere un punto di riferimento nella società italiana, dovrà riflettere a fondo non solo sui propri modelli economici, ma anche sulla qualità, trasparenza e indipendenza dell’informazione che offre ogni giorno.
Nel frattempo, mentre le edicole chiudono e le copie calano, la Gazzetta dello Sport continua a vendere. Perché almeno lì, si parla ancora (quasi solo) di calcio.



















