Arrivano i sondaggi europei dei partiti italiani che stravolgono tutto – Un partito sempre più vicino

Il nuovo sondaggio EMG (29 ottobre–13 novembre 2025, 1.000 intervistati) fotografa un quadro politico in movimento.
Fratelli d’Italia resta saldamente primo partito, ma scende sotto la soglia psicologica del 30%; il Partito Democratico si conferma seconda forza poco sopra il 20%; il Movimento 5 Stelle consolida una crescita che lo porta al 13,3%, avvicinandosi all’area del centrosinistra e riducendo la distanza dal PD.

Sul versante liberal-democratico, il Partito Liberaldemocratico (PLD) viene rilevato all’1,4%, collocandosi nel gruppo dei piccoli ma potenzialmente decisivi in uno scenario proporzionale e di alleanze multiple.

I numeri: FdI arretra, PD stabile, M5S in risalita

Nel dettaglio il sondaggio registra:

  • Fratelli d’Italia (FdI): 29,2%

  • Partito Democratico (PD): 20,8%

  • Movimento 5 Stelle (M5S): 13,3%

  • Forza Italia (FI): 9,0%

  • Lega: 8,6%

  • Alleanza Verdi e Sinistra (AVS): 6,0%

  • Azione: 3,0%

  • Italia Viva (IV): 2,6%

  • +Europa: 1,8%

  • Noi Moderati (NM): 1,4%

  • Partito Liberaldemocratico (PLD): 1,4%

  • altre liste minori attorno o sotto l’1,5%.

La maggioranza di governo resta in vantaggio complessivo, ma il dato più politicamente significativo è il consolidamento di un’area progressista competitiva, in cui il M5S si colloca ormai in una fascia non lontana dal PD: il distacco è di circa sette punti, in uno scenario apertamente tripolare.

M5S vicino al PD: il terzo polo “sociale”

Il 13,3% attribuito al Movimento 5 Stelle lo conferma come terza forza nazionale e, soprattutto, come polo autonomo nel campo di opposizione.

Il M5S non è più schiacciato tra un PD percepito come forza di sistema e una destra di governo molto identitaria: si propone come partito “sociale”, in grado di parlare:

  • ai ceti popolari colpiti da inflazione, precarietà e bassi salari;

  • a parte del ceto medio impoverito;

  • a segmenti di elettorato giovane sensibili a temi come ambiente, diritti, scuola e pace.

In questo quadro, la distanza col PD resta evidente ma non abissale: il Movimento occupa uno spazio elettorale che, se sommato a quello democratico e di AVS, delinea un possibile fronte progressista competitivo verso le politiche del 2027.

Perché il M5S cresce (o comunque regge) in questo quadro

Pur restando al di sotto del risultato delle politiche 2022, il dato EMG segnala un Movimento 5 Stelle vivo, riconoscibile e in grado di risalire dopo le fasi più critiche. Le ragioni possono essere lette lungo alcune direttrici politiche e sociali.

1. Agenda sociale e costo della vita

Il M5S ha scelto di insistere in modo quasi esclusivo su:

  • salari e lavoro povero,

  • lotta alla povertà,

  • difesa e riforma del Reddito di cittadinanza e degli strumenti di welfare,

  • critica ai tagli su scuola, sanità, trasporti.

In un contesto in cui i redditi reali faticano a tenere il passo con i prezzi e molti cittadini percepiscono un peggioramento concreto della propria vita quotidiana, questa scelta tematizza le paure più immediate dell’elettorato.

La destra di governo è spesso percepita come concentrata su sicurezza, immigrazione e tasse; il PD su Europa, diritti e governance. Il M5S riempie lo spazio di chi chiede risposte molto pratiche su bollette, affitti, stipendi e servizi.

2. “Democrazia partecipata” e metodo dal basso

Nel messaggio politico degli ultimi mesi, il Movimento insiste sulla partecipazione dal basso, sulla consultazione degli iscritti e sull’apertura a comitati, associazioni, realtà territoriali.

La promessa di “aprire un cantiere di programma” coinvolgendo cittadini, esperti e società civile consente al M5S di:

  • presentarsi come alternativa al professionismo della politica;

  • parlare direttamente alla fascia di elettori che non si sente rappresentata dai partiti tradizionali;

  • trasformare il malcontento in progettualità, non solo in protesta.

Questo approccio intercetta parte dell’astensionismo potenziale, offrendo un canale di espressione a chi non crede più nei riti della politica istituzionale.

3. Identità chiara su guerra, pace e spese militari

Su temi internazionali – guerra, invio di armi, spesa militare – il M5S mantiene una postura più scettica e prudente rispetto ad altri attori del sistema politico.

In una fase in cui molte famiglie faticano ad arrivare a fine mese, il messaggio “meno miliardi in armi, più investimenti in scuola, sanità, lavoro” è facilmente comprensibile e ad alto impatto simbolico.

Questo non significa che tutti gli elettori condividano fino in fondo la linea pentastellata, ma offre una chiara opzione alternativa rispetto al consenso quasi trasversale sulla crescita delle spese per la difesa.

4. Vittorie territoriali e credibilità di governo

Il buon risultato in alcune realtà locali e regionali – come la vittoria di Roberto Fico in Campania, maturata dentro un campo progressista plurale – contribuisce a rafforzare la percezione di un M5S capace non solo di contestare, ma anche di governare.

Un Movimento che porta propri uomini e donne alla guida di grandi regioni o città può presentarsi non più come forza “anti-sistema”, ma come pezzo imprescindibile di un possibile governo alternativo alla destra.

5. Uno spazio aperto tra PD e astensione

Il Movimento intercetta anche una quota di elettori che:

  • non si riconoscono pienamente nel profilo europeista e riformista del PD;

  • non vogliono votare partiti centristi frammentati;

  • non si sentono rappresentati dalla destra, ma neppure dall’astensione permanente.

Qui il M5S gioca la carta del “né di destra né di sinistra, ma radicalmente sociale”, una formula che – pur con tutti i suoi limiti – continua a parlare a una fetta non irrilevante del Paese.


PLD all’1,4%: la galassia liberal-democratica

Il sondaggio segnala anche il dato del Partito Liberaldemocratico (PLD) all’1,4%. Numericamente si tratta di una forza minoritaria, ma politicamente significativa per alcune ragioni:

  • si colloca nello stesso spazio di Azione, Italia Viva, +Europa, in un’area centrista e liberal-democratica sempre più affollata ma frammentata;

  • in un sistema proporzionale, partiti di questa dimensione possono diventare ago della bilancia in coalizioni più ampie, soprattutto se portano in dote figure riconoscibili a livello locale;

  • il loro peso reale dipenderà dalla capacità di costruire poli coerenti (un’area liberal-democratica unita) o dal rischio di restare confinati sotto le soglie di sbarramento.

Per ora il PLD è un tassello di un mosaico molto disperso, ma la sua presenza testimonia che esiste uno spazio – piccolo ma reale – per un’offerta politica liberal-riformista distinta sia dalla destra sovranista sia dalla sinistra sociale.

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Conclusione: un Paese tripolare, con partiti fluidi e elettori inquieti

Il sondaggio EMG conferma un’Italia tripolare:

  • una destra di governo guidata da FdI, ancora prima ma in leggero arretramento;

  • un centrosinistra a guida PD che si mantiene stabile, ma deve decidere quanto e come allearsi con forze alla sua sinistra;

  • un Movimento 5 Stelle che punta a consolidarsi come perno di un fronte sociale e progressista, avvicinandosi al PD e offrendo un’interpretazione radicale delle fratture economiche e sociali del Paese.

Sul fondo, resta una grande incognita: l’astensionismo. I partiti si muovono nei sondaggi, ma milioni di cittadini continuano a restare lontani dalle urne. È lì che si deciderà il vero equilibrio del 2027.

Se il M5S saprà trasformare la propria crescita in una piattaforma partecipata, se il PD troverà una sintesi credibile tra riformismo ed equità, se le forze liberal-democratiche come il PLD riusciranno a non disperdersi, allora il prossimo appuntamento elettorale potrebbe aprire davvero una contesa aperta per il governo del Paese.

Per ora, il messaggio del sondaggio è chiaro: la destra non è imbattibile, il campo progressista è in fermento e il Movimento 5 Stelle, forte del suo 13,3%, è tornato a essere uno dei protagonisti centrali della partita.

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