Il nuovo anno politico si apre con una dinamica che, letta insieme ai numeri, racconta più di quanto sembri: il Movimento 5 Stelle è l’unica forza tra le principali a partire il 2026 in crescita, mentre Fratelli d’Italia e Partito Democratico arretrano. Non è un caso isolato né un rimbalzo casuale: i dati del sondaggio Eumetra presentato a Piazzapulita su LA7 mostrano una fotografia coerente con il clima che ha accompagnato l’approvazione della manovra di bilancio, sempre più contestata nel Paese reale.
La crescita del M5S appare così come un segnale politico di protesta, un primo termometro del malcontento sociale che la legge di bilancio ha contribuito ad alimentare.
I numeri: chi sale e chi scende all’inizio del 2026
Il confronto tra il 3 dicembre e il 7 gennaio, presentato durante Piazzapulita, restituisce questi dati sulle intenzioni di voto:
Fratelli d’Italia: 30,5% (da 30,9) –0,4
Partito Democratico: 21,8% (da 22,0) –0,2
Movimento 5 Stelle: 13,0% (da 12,7) +0,3
A completare il quadro:
Forza Italia: 8,4% (+0,1)
Lega: 8,2% (+0,1)
Alleanza Verdi-Sinistra: 6,6% (–0,1)
Azione: 3,2% (–0,2)
Italia Viva: 2,5% (–0,1)
+Europa: 1,6% (+0,2)
Noi Moderati: 1,1% (–0,1)
Altri: 3,1% (+0,4)
Numeri piccoli, certo. Ma la direzione è netta: il consenso non premia chi governa, né si riversa automaticamente sul Pd. Si concentra invece su chi interpreta meglio il disagio.
Il dato politico vero: il M5S cresce mentre gli altri arretrano
Il punto centrale non è solo che il Movimento 5 Stelle sale di tre decimi, ma che lo fa in un contesto di arretramento simultaneo dei due partiti più grandi del sistema: quello di governo e quello che dovrebbe rappresentare l’alternativa principale.
Questo significa una cosa precisa: una parte dell’elettorato scontento non sceglie un’opposizione moderata o attendista, ma una forza che viene percepita come più netta, più radicale, più esplicitamente schierata contro le scelte dell’esecutivo.
In questa fase, quella forza è il M5S guidato da Giuseppe Conte.
La manovra di bilancio come detonatore del malcontento
Il sondaggio arriva subito dopo l’approvazione della legge di bilancio, un passaggio che ha lasciato sul campo molte insoddisfazioni: salari che non recuperano l’inflazione, pensioni minime ritoccate al ribasso rispetto alle attese, sanità e servizi sotto pressione, mentre alcune misure per i livelli più alti appaiono politicamente indifendibili.
In questo contesto, il Movimento 5 Stelle ha costruito una opposizione frontale e riconoscibile, denunciando la manovra come sbilanciata socialmente e distante dai bisogni concreti di lavoratori, pensionati e famiglie. È plausibile – e politicamente logico – che questa protesta abbia già prodotto un primo effetto nei sondaggi.
Il +0,3 non è un’onda lunga, ma è un segnale immediato, tipico delle fasi in cui una decisione economica rilevante viene percepita come ingiusta.
Perché la protesta non va al Pd (e torna ai 5 Stelle)
Il dato che pesa di più, per gli equilibri dell’opposizione, è un altro: il Pd scende, seppur di poco. Questo indica che il disagio sociale non trova automaticamente risposta nella principale forza progressista, ma cerca un canale più diretto.
In altre parole:
chi è deluso dal governo di Giorgia Meloni,
ma non vede nel Pd una rottura sufficiente,
tende a orientarsi verso chi alza di più il livello dello scontro politico.
È una dinamica già vista in passato e che il M5S, per storia e linguaggio, continua a saper interpretare meglio di altri.
Conte come perno della protesta sociale
La crescita del Movimento è anche la conferma di una strategia: Conte ha scelto di posizionarsi come leader dell’opposizione sociale, non come federatore centrista o figura di equilibrio. Attacchi continui alla manovra, focus su disuguaglianze, sanità pubblica, lavoro povero, potere d’acquisto.
Questo approccio paga soprattutto nelle fasi di frizione economica, quando la politica viene giudicata sulla base di una domanda semplice: “chi sta dalla mia parte?”. Il sondaggio suggerisce che, a inizio 2026, una fetta crescente di elettorato dà questa risposta guardando al M5S.
Il quadro complessivo: pochi decimali, ma una tendenza chiara
Mettendo insieme tutti i dati, la fotografia è coerente:
FdI cala, ma resta primo partito.
Il Pd non intercetta la flessione del governo.
Il M5S cresce ed è l’unico grande partito a farlo.
I partiti minori si muovono, segno di elettorato ancora fluido.
La protesta generata dalla manovra trova già una prima traduzione politica.
Non siamo davanti a un ribaltone, ma a un avvertimento chiaro.
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Il 2026 si apre con un segnale politico preciso: la manovra di bilancio ha inciso sul consenso, e il primo beneficiario di questo malcontento è il Movimento 5 Stelle. La crescita è ancora contenuta, ma è coerente, tempestiva e politicamente leggibile.
Se nei prossimi mesi il disagio sociale resterà alto e i benefici promessi non verranno percepiti nella vita quotidiana, questo movimento potrebbe non restare isolato. Per ora, il messaggio è chiaro: la protesta ha già trovato un canale, e passa – almeno in questa fase – dal M5S.



















