Arrivano le forti parole di Giuseppe Conte verso Luigi di Maio e il futuro del M5S – EPICO!

Le forti parole di Conte su Di Maio

«Non parliamo della persona, a Di Maio auguriamo buon lavoro. Ma diciamo che suo malgrado è diventato la metafora della logica perversa del potere» ha dichiarato Giuseppe Conte, commentando la nomina di Luigi Di Maio a inviato speciale dell’Unione Europea per il Golfo Persico. Il leader del M5S ha aggiunto che, mentre «gli elettori lo hanno punito», il sistema di potere che Di Maio ha servito lo ha premiato.

Conte ha ricordato il Di Maio passato, quello che «quando era con noi a contrastare la corruzione e a difendere gli ultimi e non privilegiati, veniva deriso e umiliato». Poi è arrivato il momento in cui Di Maio si è schierato con l’agenda Draghi, è passato a fare la guerra al Movimento, ha fondato un partito, ed è stato trattato come uno statista. Conte ha sottolineato che la mancata opposizione della premier Giorgia Meloni alla sua nomina «la dice lunga sulla sua connivenza con un certo sistema di potere che è anche a Bruxelles» e aggiunge che si tratta di ulteriore conferma di ciò che Conte chiama la «continuità draghiana» della politica italiana attuale.

La carriera di Luigi Di Maio dopo il M5S

L’abbandono del Movimento 5 Stelle

Luigi Di Maio, originario del M5S e figura di primo piano (ministro degli Esteri, vicepremier, capo politico del Movimento), si è progressivamente distaccato dal partito. Già nel gennaio 2020 aveva lasciato la guida politica del M5S a causa di divergenze interne. Poi, nel giugno 2022, con i parlamentari a lui vicini, ha fondato il gruppo parlamentare Insieme per il Futuro, che è poi diventato Impegno Civico. Tuttavia, con questo nuovo partito non è riuscito a ottenere un risultato elettorale stabile: alle politiche del 2022 Impegno Civico non è riuscito a contribuire a una vittoria rilevante e Di Maio non è stato rieletto.

Il ruolo internazionale

Nonostante le difficoltà elettorali, Di Maio è stato indicato – ad aprile 2023 – come Inviato speciale dell’Unione Europea per il Golfo Persico, incarico che ha assunto ufficialmente il 1º giugno 2023. È poi stato riconfermato nel gennaio 2025 per altri due anni. Ce l’ha fatta grazie anche all’appoggio di vari attori internazionali, e nonostante le critiche sull’assenza di titoli accademici specifici per il ruolo.

Il voto per la nuova leadership del M5S

Intanto, all’interno del Movimento 5 Stelle è aperta la sfida per eleggere il nuovo presidente del MoVimento, dato che il mandato di Giuseppe Conte è scaduto il 6 agosto e attualmente è in prorogatio. Le candidature sono state raccolte fino al 10 settembre, e la base degli iscritti voterà per scegliere chi guiderà il partito nei prossimi mesi. Al momento, Conte è considerato il favorito alla riconferma.

Approfondimento: cosa sta dietro lo scontro Conte-Di Maio

Il richiamo di Conte a Di Maio come “metafora della logica del potere” punta su un tema centrale: quello della coerenza politica e dei valori originari contro gli interessi del sistema. Da un lato, Conte sottolinea come la rottura con il Movimento 5 Stelle sia avvenuta quando Di Maio ha abbracciato posizioni considerate da molti elettori come tradimento rispetto ai principi fondativi del Movimento, come l’onestà, la lotta alla corruzione, la difesa dei più deboli. Dall’altro lato, Di Maio ha optato per un profilo più istituzionale / diplomatico, che include relazioni internazionali, incarichi europei e un ruolo fuori dalla competizione diretta elettorale nazionale, almeno per ora.

La nomina di Di Maio come inviato UE per il Golfo Persico è particolarmente significativa: è un riconoscimento internazionale, ma secondo Conte anche un premio offerto da un sistema che avrebbe valorizzato chi si allinea piuttosto che chi denuncia il potere. Questa lettura contrappone una visione dell’impegno politico come servizio e sacrificio, contro una visione come scalata o adattamento al potere.

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Conclusione

Lo scontro tra Conte e Di Maio non è solo personale, ma segna la scelta di schieramento politico che oggi divide. Conte ripropone il contrasto tra principio e potere, tra fedeltà ai valori iniziali e compromesso istituzionale. Di Maio, pur fuori dal M5S, oggi incarna per Conte quella traiettoria di “chi è stato punito dagli elettori ma ricompensato dal sistema di potere”.

Nel frattempo, la leadership del M5S è un nodo cruciale: con la votazione imminente per eletto il nuovo presidente del Movimento, Conte si candida alla riconferma e appare favorito. Ma il dibattito sollevato dallo scontro con Di Maio ricorda che la base attende non solo un leader, ma una linea politica che sia coerente con le aspettative di trasparenza, giustizia sociale e indipendenza.

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