Roberto Fico è il nuovo presidente della Regione Campania.
L’ex presidente della Camera, espressione del “campo largo” di centrosinistra (M5S, PD, AVS, liste socialiste, moderate e civiche), ha vinto le elezioni regionali del 23-24 novembre con un margine netto sul candidato di centrodestra Edmondo Cirielli, attestandosi attorno al 58% dei consensi, in un contesto segnato però da una forte astensione, con l’affluenza ferma intorno al 44%.
Nel suo primo intervento da presidente eletto, dal comitato di Napoli, Fico ha tracciato le priorità del nuovo governo regionale: dalle aree interne al lavoro di qualità, dalla lotta alle disuguaglianze al no secco all’autonomia differenziata, fino al tema cruciale della partecipazione democratica.
Di seguito, i principali passaggi del suo discorso, organizzati per temi.
Aree interne e ruolo dei sindaci
Fico ribadisce subito un punto che ha attraversato tutta la campagna elettorale: mettere al centro le aree interne della Campania.
Annuncia che il nuovo esecutivo regionale lavorerà a partire da quei territori spesso marginalizzati, costruendo momenti di ascolto strutturati con i sindaci, che definisce il cuore della vita politica regionale. L’obiettivo è cocostruire politiche e progetti insieme agli amministratori locali, non calati dall’alto.
Napoli viene indicata come città centrale, ma non in contrapposizione al resto della regione: deve essere “strumento di crescita” per tutti gli altri territori, dentro una visione di sviluppo uniforme in cui nessuna area resti indietro.
Disuguaglianze, lavoro qualificato e rapporto tra università e imprese
Uno dei passaggi più forti riguarda la lotta alle disuguaglianze, indicata come priorità politica e sociale.
Fico parla della necessità di creare lavoro non povero, qualificato e professionale, in grado di garantire redditi adeguati. Per farlo, immagina una filiera integrata:
Università al centro della formazione e della ricerca;
Ricerca che dialoga stabilmente con le imprese;
Imprese messe nelle condizioni di innovare e quindi assumere, con contratti e salari dignitosi.
Ne deriva un modello in cui l’aumento dell’occupazione di qualità alimenta la crescita del reddito complessivo, della ricerca e del sistema universitario, generando uno sviluppo più equilibrato su tutto il territorio regionale.
Distretti industriali, innovazione e infrastrutture
Sul piano produttivo, Fico annuncia il rafforzamento dei distretti industriali, con particolare attenzione a:
innovazione tecnologica;
ammodernamento delle strutture produttive;
capacità di attrarre nuovi investimenti.
Un punto chiave è il tema delle infrastrutture, soprattutto nelle aree interne: strade, collegamenti, logistica e servizi devono permettere alle imprese non solo di restare, ma anche di richiamare capitale e occupazione dall’esterno.
L’idea è costruire una Campania in cui la qualità delle infrastrutture non sia un privilegio di alcune zone ma una condizione diffusa, premessa indispensabile per uno sviluppo equilibrato.
Una Regione vicina a chi non ha voce
Il neo presidente insiste molto sulla dimensione sociale del mandato.
Fico dice di voler provare, “con molta umiltà”, a rappresentare la voce di chi non ha voce: persone in difficoltà, spesso escluse dai circuiti decisionali, che non si sentono aiutate e faticano a far valere i propri diritti.
Da qui la promessa di una Regione vicina alle situazioni più fragili, con attenzione particolare:
al disagio mentale;
alle persone nello spettro autistico e alle loro famiglie;
alle condizioni economiche e sociali più critiche.
In ogni consesso istituzionale, assicura, porterà innanzitutto la rappresentanza di chi normalmente “in quelle stanze c’è poco”.
Sanità, scuola, trasporti e servizi pubblici
Fico richiama poi il lavoro fatto dalla coalizione sul programma: una scrittura condivisa tra partiti diversi, ma uniti su alcuni assi fondamentali.
Tra le priorità indicate:
Sanità pubblica da rafforzare;
Scuola pubblica come pilastro di uguaglianza e mobilità sociale;
Trasporto pubblico efficiente, accessibile e non residuale;
Servizi pubblici territoriali (dalle aree interne ai grandi centri) da potenziare.
Tutto questo, sottolinea, deve convivere in equilibrio con il mondo privato dell’impresa, visto come valore aggiunto se è:
impresa etica;
affidabile sul piano occupazionale;
capace di collaborare lealmente con le istituzioni regionali.
“Mettere tutto a sistema”, spiega Fico, è una grande opportunità non solo per la Campania, ma per il Sud e per l’Italia intera.
Asse con la Puglia e il Sud, e il no all’autonomia differenziata
Nel suo discorso Fico saluta con favore l’elezione di Antonio Decaro alla presidenza della Regione Puglia, con cui immagina un lavoro congiunto sui grandi dossier comuni del Mezzogiorno.Wikipedia+1
L’idea è costruire grandi progetti condivisi tra le regioni del Sud, anche in sede di Conferenza Stato-Regioni, per essere più forti e incisivi nel confronto con il governo nazionale.
Da qui parte uno dei passaggi più politici del suo intervento:
dalla Campania arriva un messaggio molto chiaro di contrarietà all’autonomia differenziata;
la Regione, dice Fico, non permetterà che si consumi una frattura territoriale nei diritti fondamentali;
viene richiamato l’articolo 5 della Costituzione e l’idea di un’Italia “una e indivisibile”, da difendere nei fatti e non solo nelle parole.
Fico sottolinea che anche in molte aree del Nord c’è chi non condivide la spinta all’autonomia differenziata e vede in questo modello un pericolo per la coesione nazionale.
Astensionismo e partecipazione democratica
Nel commentare il risultato, il presidente eletto non nasconde la preoccupazione per il calo dell’affluenza, riconosciuto anche dalle principali testate come uno degli elementi critici di queste regionali.Fanpage+1
Fico afferma che non ci si può indignare per l’astensionismo solo quando riguarda altre regioni o altre elezioni: il problema esiste anche oggi in Campania e va affrontato.
Le linee indicate:
costruire nuovi modelli di partecipazione, che rendano più semplice e naturale avvicinarsi al voto;
favorire percorsi di inclusione, perché le persone si sentano davvero coinvolte nelle scelte;
creare strumenti concreti che facilitino l’esercizio del diritto di voto, soprattutto per chi vive condizioni sociali, lavorative o territoriali più complicate.
Ridurre l’astensionismo diventa così un obiettivo politico dichiarato della nuova giunta.
Pubblica amministrazione come motore del cambiamento
Un altro tema centrale è quello della pubblica amministrazione, che Fico definisce “elemento fondante” perché le cose possano funzionare meglio.
Annuncia:
investimenti sulla PA regionale e locale;
più formazione per il personale;
rafforzamento degli organici dove mancano competenze;
spazio a nuovi professionisti e professioniste giovani.
Richiama l’esperienza dei concorsi banditi quando era presidente della Camera, che hanno portato molti ragazzi e ragazze in Parlamento, a dimostrazione che una pubblica amministrazione rinnovata e qualificata può funzionare meglio e più rapidamente.
L’obiettivo è costruire una macchina amministrativa:
più veloce;
più capace di progettare;
più innovativa;
più vicina ai territori.
Per Fico, i grandi Paesi hanno sempre una grande pubblica amministrazione: la Campania deve puntare a questo standard, valorizzando i dirigenti e i funzionari già presenti e potenziandone ulteriormente la capacità.
Dalla Regione alla sfida nazionale del 2027
Guardando oltre i confini regionali, Fico lega il buon governo in Campania a una prospettiva politica nazionale.
Se la coalizione saprà governare bene, spiega, dal Sud e dalla Campania potrà partire, nel 2027, un possibile cambio di maggioranza a livello nazionale. Ma mette in chiaro una condizione:
questo risultato non si ottiene con gli slogan,
si costruisce solo dando risposte e soluzioni concrete alle persone.
Il lavoro quotidiano sul territorio, più che le polemiche politiche, è per Fico il vero terreno su cui si decide il futuro del Paese.
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Il confronto con il governo Meloni e la vittoria del “campo largo”
Nel suo intervento, il nuovo presidente critica l’impostazione della campagna del centrodestra, che – a suo dire – ha “nazionalizzato” il confronto, trasformando un voto regionale in un test su Giorgia Meloni.
Ricorda la “cavalcata” di ministri e sottosegretari venuti in Campania con il candidato Cirielli, e sostiene che abbiano «investito tutto» nella regione per cercare di bloccare la coalizione progressista.
Il risultato, sottolinea Fico, è una vittoria netta della sua coalizione, che considera anche un messaggio politico al governo nazionale.
Allo stesso tempo, invita a mettere da parte le fazioni: la politica non dovrebbe essere una tifoseria permanente, ma un luogo in cui si lavora per le istituzioni e per i cittadini, al di là delle maglie di partito.



















