A tre anni dal trionfo delle elezioni politiche del 2022, quando Fratelli d’Italia diventò il primo partito del Paese con circa il 26% dei consensi nazionali, il test delle regionali 2025 in Campania, Veneto e Puglia mostra un quadro diverso: il partito di Giorgia Meloni arretra in tutte e tre le regioni, sia in voti assoluti che in percentuale.
Il confronto è particolarmente interessante perché mette a paragone lo stesso partito alla guida del governo in due momenti diversi: l’onda lunga del voto nazionale del 2022 e un appuntamento regionale di metà mandato, con un contesto economico e sociale molto più complicato e un elettorato visibilmente più stanco e disincantato.
Campania: da 404 mila a 239 mila voti, –165 mila schede
Nel 2022, alle elezioni politiche per la Camera, Fratelli d’Italia in Campania ottiene 404.858 voti, pari al 17,57% del totale regionale.
Alle regionali 2025, nella stessa regione, la lista “Giorgia Meloni per Cirielli – Fratelli d’Italia” si ferma a 239.733 voti, pari a circa l’11,9%.
Differenza in voti: –165.125
Differenza in punti percentuali: circa –5,6
Il voto campano è stato segnato dalla netta vittoria di Roberto Fico (campo progressista) sulla coalizione di centrodestra guidata da Edmondo Cirielli, con un’affluenza scesa intorno al 44%. In questo contesto, Fratelli d’Italia mantiene un ruolo importante nella coalizione, ma arretra in modo evidente rispetto al boom del 2022, perdendo oltre un terzo dei voti raccolti alle politiche.
Veneto: il calo più forte, –509 mila voti
Il Veneto era una delle regioni simbolo dell’onda meloniana del 2022. Alla Camera, Fratelli d’Italia raccoglie 821.890 voti, pari al 32,72%: uno dei risultati più alti d’Italia per percentuale.Wikipedia+1
Alle regionali 2025, nella stessa regione, la lista “Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni” ottiene 312.839 voti, pari al 18,7%.
Differenza in voti: –509.051
Differenza in punti percentuali: circa –14
Qui il centrodestra resta largamente egemone, con la vittoria del candidato leghista Alberto Stefani, ma il baricentro interno alla coalizione si sposta: la Lega diventa il primo partito regionale, “doppiando” FdI, come hanno sottolineato diverse analisi del voto.
Per Giorgia Meloni il Veneto rappresenta quindi il segnale più evidente di raffreddamento del consenso: il partito resta forte, ma non è più il dominatore assoluto della scena come nel 2022.
Puglia: quasi 160 mila voti in meno
In Puglia, alle politiche 2022 per la Camera, Fratelli d’Italia ottiene 408.641 voti, pari al 23,45%.Wikipedia
Alle regionali 2025, la lista “Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni” si ferma a 248.904 voti, pari al 18,7%.
Differenza in voti: –159.737
Differenza in punti percentuali: circa –4,7
In questo caso, il contesto è quello della larga vittoria di Antonio Decaro, candidato del campo progressista, che supera il 63% dei voti e si afferma come nuovo presidente di Regione. Il centrodestra arretra complessivamente, e dentro il blocco di governo si registra un testa a testa tra Forza Italia e Lega, mentre Fratelli d’Italia rimane sì centrale, ma non trainante come tre anni prima.
Cosa ci dicono questi numeri: tre linee di lettura
1. Il “fattore nazionale” non basta più
Nel 2022 FdI sfrutta un forte effetto traino nazionale: opposizione al governo Draghi, leadership di Meloni molto netta, concentrazione del voto di protesta e di destra sotto un unico simbolo.
Nel 2025, invece, il partito si presenta come forza di governo uscente, chiamata a difendere scelte su economia, sanità, scuola, lavoro, guerra e spesa militare. È fisiologico che alle regionali una parte dell’elettorato:
scelga di non votare,
oppure si redistribuisca tra alleati di coalizione (Lega e Forza Italia),
o ancora converga su candidati civici e liste locali.
Non a caso, in tutte e tre le regioni si registra un crollo dell’affluenza, con percentuali di votanti spesso sotto il 45%. In un quadro così, il brand nazionale “Giorgia Meloni” non è sufficiente a replicare il picco del 2022.
2. La forza (e la debolezza) del centrodestra
Un’altra lettura riguarda gli equilibri interni alla coalizione di governo:
in Veneto, la Lega torna primo partito regionale e “doppia” Fratelli d’Italia;
in Campania, il centrodestra perde la sfida per la Regione, e il risultato di FdI è sensibilmente più basso delle politiche;
in Puglia, il fronte progressista dilata il proprio vantaggio, con il PD che diventa il primo partito e FdI che scivola più indietro.
Il quadro che emerge è quello di un centrodestra ancora forte ma meno monolitico, con un elettorato che in parte torna a distribuire il consenso tra i vari partiti della coalizione e in parte si rifugia nell’astensione.
3. Il logoramento di governo e i temi sociali
Infine, c’è il tema del logoramento naturale di chi governa in una fase economica durissima:
inflazione e costo della vita;
salari reali che faticano a crescere;
servizi pubblici (sanità, trasporti, scuola) percepiti come in affanno;
malcontento per le priorità di spesa, soprattutto su armi e difesa.
In questo contesto, una parte dell’elettorato che nel 2022 aveva scommesso su FdI come forza di cambiamento può oggi percepirla come partito dell’establishment, e scegliere di punirla non tanto votando per altri, ma restando a casa.
L’erosione tra 2022 e 2025 non è (ancora) un crollo, ma è abbastanza netta da segnalare che l’onda lunga del 2022 si è affievolita.
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Conclusione: un campanello d’allarme per Meloni
Il confronto tra politiche 2022 e regionali 2025 in Campania, Veneto e Puglia dice una cosa chiara:
Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia oggi valgono meno, in termini di voti e di percentuali, rispetto al picco di tre anni fa.
In Campania, il partito perde oltre 165 mila voti e più di 5 punti.
In Veneto, rinuncia a più di 500 mila voti e circa 14 punti.
In Puglia, lascia sul terreno quasi 160 mila voti e quasi 5 punti.
FdI resta un perno della coalizione di governo e mantiene un peso rilevante in tutte e tre le regioni, ma il segnale è evidente:
l’effetto traino personale di Meloni non è più sufficiente da solo,
la concorrenza interna al centrodestra si è riattivata,
l’astensionismo ha colpito duramente soprattutto chi governa.
Se questi trend dovessero confermarsi nei prossimi appuntamenti elettorali, la vera sfida per Meloni non sarà solo battere l’opposizione, ma riconquistare una parte di quell’elettorato “mobile” che nel 2022 aveva consegnato a Fratelli d’Italia un mandato fortissimo e che oggi manda un messaggio più freddo, quando non apertamente critico, nelle urne (e soprattutto fuori dalle urne).



















