Nelle ultime ore la legge di Bilancio è diventata una sequenza di stop-and-go, riformulazioni, norme annunciate e poi ritirate, con un dato politico che le opposizioni martellano dall’alba: la maggioranza si è incrinata nel punto più sensibile, quello delle pensioni, e da lì in poi il testo ha iniziato a cambiare forma pezzo dopo pezzo. Il risultato, alla vigilia del rush finale, è una manovra che sembra procedere “a strappi”: una notte di tensione, la minaccia leghista di non votare il pacchetto previdenza, lo stralcio, poi un nuovo giro di emendamenti del governo per riscrivere ancora la bozza.
Nel frattempo, mentre alcune misure saltano (Tfr, balzello alle assicurazioni, silenzio-assenso), altre passano (difesa/armi, Bankitalia), e altre ancora rientrano dalla finestra sotto forma di riformulazioni (il tema condono). Il tutto con dichiarazioni incrociate — Lega, opposizioni, sindacati — che descrivono la stessa giornata come “vittoria”, “tradimento”, “delirio istituzionale” o “notte di follia”.
Il punto di rottura: pensioni, finestre mobili e riscatto laurea
Il detonatore politico è stato il capitolo pensioni. Nella notte, dopo le frizioni interne, spariscono prima le norme sul riscatto della laurea e poi quelle sulle finestre mobili legate al pensionamento anticipato, con la Lega che rivendica apertamente la retromarcia come un proprio risultato.
Claudio Borghi sintetizza la linea con una frase che pesa come un avvertimento interno: “se la Lega dice no è no”, presentando la cancellazione delle misure contestate come una “vittoria” e come il segnale che, d’ora in poi, certi “no” non saranno più scambiabili per accondiscendenza.
Sul fronte opposto, però, il tema non si chiude affatto: Elly Schlein sostiene che l’aumento dell’età pensionabile resti comunque dentro l’impianto della manovra e arriva a parlare di “colpo di mano” e di “tradimento delle promesse elettorali”, chiedendo chiarezza a Meloni e Giorgetti.
E mentre la politica si rimpalla responsabilità e meriti, entrano in campo i sindacati: la Cgil insiste che non basta “stralciare” un pezzo per dire che la stretta non esista e richiama i requisiti futuri, parlando di un impianto che continuerebbe a peggiorare l’accesso alla pensione.
Non solo pensioni: saltano Tfr e balzello alle assicurazioni
Nel pacchetto di riscrittura depositato dal governo dopo il caos notturno, non viene cancellato solo il tema pensioni. Spariscono anche le norme sul silenzio-assenso per il Tfr dei nuovi assunti, che nella versione precedente avrebbero indirizzato automaticamente il trattamento di fine rapporto verso la previdenza complementare.
È un passaggio non secondario, perché tocca un meccanismo strutturale: non un bonus, ma una regola generale su come far confluire risparmio previdenziale nei fondi. La Cisl, infatti, giudica un errore lo stralcio proprio di quella parte.
In parallelo, salta pure il nuovo contributo chiesto alle assicurazioni (nella cronaca viene quantificato come un intervento rilevante), che nella prima versione compariva e poi nel nuovo emendamento non c’è più. Ancora una volta: dentro-fuori, con la sensazione di un testo che viene alleggerito per reggere politicamente.
La manovra riscritta “a pezzi”: ritenuta d’acconto e misure per le imprese che cambiano profilo
Tra i punti che restano e vengono riformulati spicca la ritenuta d’acconto per le imprese, rimodulata con un’aliquota che parte allo 0,5% dal 2028 e poi sale all’1% dal 2029. È uno di quei capitoli che, nel racconto politico, diventano immediatamente terreno di scontro: da un lato viene presentato come copertura e razionalizzazione, dall’altro come aggravio sulle attività economiche.
Nel frattempo, Giuseppe Conte parla di “manovra evanescente” e sostiene che siano “scomparsi” gli investimenti sbandierati per le imprese: nella sua lettura, la notte certifica improvvisazione su crescita, lavoro, pensioni, mentre “l’unica cosa che procede spedita è la corsa al riarmo”.
L’emendamento che passa: difesa, produzione e commercio di armi
Mentre diversi tasselli economico-sociali vengono stralciati o rinviati, in Commissione Bilancio arriva l’ok all’emendamento sulla difesa che punta a rafforzare capacità industriali legate a produzione e commercio di armi e sistemi d’arma, con la possibilità di individuare attività, aree, opere e progetti infrastrutturali di interesse strategico.
Qui la frattura politica diventa netta: Angelo Bonelli parla di “economia di guerra” e denuncia l’idea di riconversione/espansione industriale in chiave militare; Conte insiste che su questo il governo “corre”; l’opposizione in generale usa l’approvazione dell’emendamento come prova che le priorità siano altrove rispetto a salari, sanità e scuola.
Il “condono” che riappare e poi viene ritirato: la battaglia in Commissione
In mezzo al caos, esplode anche il tema del condono edilizio: Patuanelli denuncia che una riformulazione “apre a un condono” e annuncia barricate. Poco dopo, sempre Patuanelli comunica un passaggio opposto: “ritirata la riformulazione dell’emendamento che rintroduceva il condono”, definendola una vittoria del M5S.
È una delle scene più indicative delle ultime ore: una norma ad altissima tensione politica che entra nel perimetro della manovra il 19 dicembre, viene segnalata, contestata, e poi tolta. Non è solo merito o colpa: è la fotografia di un metodo — riformulazioni continue, terreno instabile, decisioni che cambiano con l’aria che tira.
“Giorgetti sconfessato”, “Meloni tace”: lo scontro politico diventa interno alla maggioranza
Le opposizioni leggono tutto ciò come implosione della coalizione:
Boccia chiede che Giorgetti venga in Parlamento e arriva a evocare dimissioni se non è più in grado di governare il dossier.
Renzi scrive che “Giorgetti ha perso la faccia”.
Schlein sostiene che “stanotte si è rotta la maggioranza” e incalza la premier.
Calenda accusa Salvini di spregiudicatezza e di giocare una partita non leale nella coalizione.
Dal lato del governo, Meloni afferma di non aver avuto contatti notturni perché impegnata fino a tardi al vertice Ue; Ciriani ammette che la Lega ha posto un problema politico e che ora “si trova una soluzione”; Freni prova a rassicurare sul fatto che ciò che era previsto per le imprese verrà riproposto nel nuovo emendamento o in un decreto entro fine anno.
Nel frattempo, l’immagine simbolo della giornata diventa quasi “visiva”: l’Aula del Senato descritta come deserta da un senatore del Pd, come se anche la ritualità parlamentare stesse subendo l’effetto del corto circuito.
Bankitalia, bonus paritarie, editoria: la manovra procede per micro-capitoli
Mentre il “grande impianto” è scosso, la Commissione va avanti su singoli dossier:
via libera all’emendamento sull’oro di Bankitalia, con Borghi che lo definisce una battaglia personale di lunga data;
arriva un bonus per le scuole paritarie fino a 1.500 euro nel 2026 (con critiche dure del M5S che parla di disinvestimento sulla scuola pubblica);
viene annunciato un incremento di risorse per il Fondo editoria.
Sono misure che, nel racconto pubblico, finiscono dentro due cornici opposte: per la maggioranza, segnali di concretezza “nonostante tutto”; per l’opposizione, frammenti che non compensano il vuoto su salari, sanità, crescita e welfare.
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Le ultime ore restituiscono una manovra che non è solo contestata nel merito: è contestata nel metodo. Stralci, riformulazioni, norme che compaiono e spariscono, capitoli decisivi (pensioni, Tfr) che diventano campo di battaglia interno alla maggioranza, e un governo costretto a ripresentare testi correttivi mentre cresce il rischio politico di arrivare lunghi e male sul calendario.
La Lega rivendica lo stop come prova di forza (“no è no”). Le opposizioni lo chiamano tradimento o caos istituzionale. I sindacati dicono che la stretta non si cancella con un colpo di spugna su una singola norma. E intanto, nel mezzo, passa l’emendamento sulla difesa che diventa — volenti o nolenti — il simbolo di ciò che “va avanti” mentre il resto ondeggia.
Se c’è una fotografia unica di queste ore è questa: la manovra non è più un testo, è un braccio di ferro continuo. E finché resta così, ogni “correzione” non chiude la partita: la rinvia, la sposta, la trasforma in un altro round.



















