Assurdo! Caso Ranucci, la foto shock che becca il partito di Giorgia Meloni – Ecco cosa si è scoperto

ROMA — È una rivelazione che scuote profondamente il mondo della politica e dell’informazione.
Secondo un’inchiesta pubblicata da Il Fatto Quotidiano, Agostino Ghiglia, membro del Collegio del Garante della Privacy, sarebbe stato avvistato nella sede nazionale di Fratelli d’Italia, in via della Scrofa 39, la sera prima della decisione che ha portato alla multa record di 150 mila euro contro Sigfrido Ranucci e la trasmissione Report.

La sanzione, decisa a soli tre giorni dal grave attentato esplosivo sotto l’abitazione del conduttore, è stata motivata dal Garante per la Privacy con la presunta violazione delle norme sulla diffusione dell’audio privato tra Francesco Boccia e Gennaro Sangiuliano, già pubblicato in precedenza da altre testate e mai sanzionato.

Il Fatto: “Un’auto davanti alla sede di FdI, poi la decisione shock”

Il racconto pubblicato dal Fatto Quotidiano ricostruisce la scena nei dettagli:

“Via della Scrofa 39, mercoledì sera, quasi buio. Un’auto scura si ferma con le quattro frecce accese davanti alla sede nazionale di Fratelli d’Italia. Scende un uomo con cappotto grigio e borsone nero, entra nel portone. Il giorno dopo voterà a favore della multa record a Ranucci e a Report.”

Secondo il quotidiano, quell’uomo sarebbe proprio Agostino Ghiglia, ex parlamentare e dirigente politico di Fratelli d’Italia, oggi componente del Collegio del Garante per la Protezione dei Dati Personali.

L’inchiesta sottolinea la tempistica anomala della sanzione: pochi giorni dopo l’attentato che ha sconvolto il giornalista e la sua famiglia, e mentre l’opinione pubblica si stringeva attorno a Ranucci in un’ondata di solidarietà bipartisan.

La sanzione a Report: 150 mila euro per un audio già noto

Il provvedimento del Garante è stato notificato a Ranucci e alla Rai con l’accusa di aver diffuso, durante una puntata di Report, l’audio di una conversazione privata tra il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la sua ex moglie, l’eurodeputata Francesca Boccia.
L’audio, già ripreso da diversi giornali e siti d’informazione, era stato utilizzato per ricostruire un caso politico che aveva portato alle dimissioni di Sangiuliano da un precedente incarico.

La multa di 150 mila euro rappresenta una sanzione record nella storia della stampa televisiva italiana.
Per confronto, le precedenti multe inflitte a testate giornalistiche raramente avevano superato i 50 mila euro.

Il Fatto evidenzia inoltre come nessuno degli altri media che avevano pubblicato l’audio sia stato deferito o sanzionato, alimentando sospetti di trattamento discriminatorio nei confronti di Report.

L’indignazione pubblica e politica

La notizia ha scatenato una tempesta di reazioni sui social e nel mondo dell’informazione.
Sotto il post del Fatto Quotidiano su Facebook, migliaia di commenti indignati:

“Avete fatto bene a mettere nome e cognome! Vergognoso!”, scrive un’utente tra centinaia di reazioni.

Il caso ha riacceso il dibattito sul rapporto tra potere politico e organi di garanzia, soprattutto alla luce dell’appartenenza politica pregressa del funzionario coinvolto.
Molti giornalisti e osservatori si chiedono come sia possibile che, a pochi giorni da un attentato contro un cronista, un organo indipendente dello Stato decida di colpire proprio quel cronista con una multa senza precedenti.

Un clima pesante per la libertà di stampa

La sequenza degli eventi – attentato, silenzio politico, multa e ora la scoperta del Fatto – contribuisce a rafforzare l’impressione di un clima ostile nei confronti del giornalismo d’inchiesta.
Sigfrido Ranucci, erede di Milena Gabanelli alla guida di Report, è da anni bersaglio di querele temerarie, campagne di delegittimazione e, ora, di un provvedimento economico che rischia di avere un impatto devastante sul programma e sulla libertà d’informazione in Rai.

“Questa non è solo una sanzione amministrativa — scrive il Fatto — ma un messaggio politico.
Una punizione inflitta a chi ha osato fare il suo lavoro, nel momento di massima vulnerabilità.”

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Conclusione: il caso arriva al Parlamento e all’opinione pubblica

La vicenda non si chiuderà facilmente.
Già diversi parlamentari dell’opposizione chiedono chiarimenti urgenti al governo e al Garante Privacy, mentre le principali associazioni di stampa parlano di “colpo di mano contro l’informazione libera”.

La domanda che ora molti si pongono è semplice ma inquietante:
può un organo di garanzia, che dovrebbe essere indipendente, mantenere credibilità se i suoi membri frequentano le sedi di partito alla vigilia di decisioni che colpiscono la stampa libera?

Se le rivelazioni del Fatto verranno confermate, ci troveremmo davanti a uno scandalo istituzionale senza precedenti, che intreccia politica, controllo dell’informazione e libertà democratica nel momento più delicato per il giornalismo italiano.

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