Assurdo, ecco di chi hanno fiducia gli italiani, crollano partiti e governo? Mentre Mattarella.. I DATI

Gli italiani continuano a guardare con sospetto la politica organizzata, mentre riconoscono autorevolezza a poche realtà “civili” e di garanzia. È la fotografia che emerge dall’ultima rilevazione Istat sulla fiducia nelle istituzioni: quadro in arretramento generale rispetto al 2023, con poche eccezioni e un gradino netto tra livelli di governo.

Chi resiste (e chi arretra)

In cima alla classifica, come da tradizione, ci sono i Vigili del Fuoco, che da oltre un decennio raccolgono giudizi ben oltre la sufficienza (intorno al 90% assegna voti sopra il 6). Restano elevate anche le valutazioni per le forze dell’ordine e per il Presidente della Repubblica, sebbene entrambi perdano terreno.

Il Quirinale rimane l’istituzione più solida dell’area politico-istituzionale, ma scende dal 71,6% del 2023 al 68,2% nel 2024. Nel dettaglio, il 45,2% degli italiani attribuisce voti alti (8–10), il 23% assegna la sufficienza piena (6–7), mentre una minoranza (7,6%) si dichiara completamente sfiduciata.
Le forze dell’ordine tornano su livelli di sette anni fa, passando dal 76,2% al 72,9%.

Sul fondo della graduatoria restano i partiti politici: poco più di un quinto degli intervistati dichiara fiducia, senza differenze significative tra Nord e Sud.

La distanza conta: meglio i livelli vicini ai cittadini

Il giudizio migliora quando l’istituzione è più prossima al territorio. L’amministrazione comunale raccoglie la fiducia del 48,3%, quella regionale del 40,9%; il governo nazionale si ferma al 37,3%. Il principio è chiaro: più aumenta la distanza percepita, più si riduce la fiducia.

Giustizia e Parlamento

La fiducia nel sistema giudiziario scende dal 46,1% al 44%. In controtrend di lungo periodo il Parlamento italiano, che nell’ultima rilevazione eguaglia il Parlamento europeo: entrambi restano comunque in coda rispetto alle istituzioni più apprezzate, ma hanno recuperato consenso rispetto al 2012.

  1. La fiducia arretra quasi ovunque, anche nelle istituzioni tradizionalmente più solide: segnale di clima sociale più teso.

  2. La prossimità resta un fattore decisivo: Comuni e Regioni superano il Governo.

  3. I partiti non recuperano credibilità: la sfiducia politica rimane uno dei nodi principali.

  4. Nel tempo, il Parlamento ha guadagnato qualcosa, ma resta lontano dai livelli delle istituzioni “operative” e di garanzia.

In sintesi: gli italiani continuano a distinguere tra chi protegge e garantisce (vigili del fuoco, forze dell’ordine, Quirinale) e chi rappresenta e governa (partiti, governo, parlamento), con un divario che nel 2024 torna ad allargarsi.

Il quadro Istat racconta un Paese che si fida di chi vede operare concretamente (vigili del fuoco, forze dell’ordine, amministrazioni vicine) e diffida di chi decide lontano (partiti, governo nazionale). La flessione registrata anche dal Quirinale — pur restando tra le istituzioni più stimate — segnala che la stanchezza sociale sta erodendo la fiducia persino nei presìdi simbolici di unità.

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Ne discendono tre conseguenze politiche chiare:

  1. Prossimità come metodo: la fiducia cresce dove il cittadino incontra servizi e risposte. Spingere su Case della Comunità, sportelli unici, PNRR di territorio e su una presenza istituzionale “a chilometro zero” non è solo buona amministrazione: è manutenzione democratica.

  2. Trasparenza e misurabilità: per ricucire il rapporto con partiti e livelli centrali servono obiettivi verificabili (tempi, costi, risultati), rendicontazione periodica e una comunicazione che mostri output e impatti, non slogan. La fiducia non si dichiara: si misura e si guadagna.

  3. Rappresentanza da riaccendere: il recupero di Parlamento e, in parte, delle Regioni indica che gli spazi deliberativi possono riconquistare credibilità se aprono procedure, ascolto e co-progettazione con cittadini, corpi intermedi e competenze tecniche.

In sintesi, la fiducia non è un attributo statico, ma un contratto rinnovabile: si firma ogni giorno con servizi che funzionano, decisioni comprensibili e responsabilità chiare. Se la politica saprà trasformare la vicinanza in performance e la comunicazione in rendicontazione, il divario tra chi “protegge” e chi “governa” potrà ridursi. Diversamente, la distanza continuerà ad allargarsi, lasciando alla democrazia il costo più alto: cittadini presenti alle urne ma assenti dalla fiducia.

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