Lo stallo sull’ampliamento dello stabilimento Rwm Italia di Domusnovas, nel Sulcis-Iglesiente, è diventato un caso che va ben oltre i confini sardi: in gioco ci sono iter amministrativi e ambientali, tensioni politiche tra Regione e governo, posti di lavoro e – secondo le ricostruzioni – anche commesse europee e Nato legate alla produzione di munizioni e sistemi d’arma. La Regione Sardegna, guidata dalla presidente Alessandra Todde, ha scelto di non portare in giunta alcuna delibera entro i termini indicati dal Tar sulla Valutazione di impatto ambientale (Via), facendo così scattare lo scenario di un commissario ad acta nominato dallo Stato per chiudere il procedimento.
Cos’è Rwm Italia e perché Domusnovas è diventata “strategica”
Rwm Italia è controllata dal gruppo tedesco Rheinmetall e opera nella progettazione e produzione di sistemi d’arma, munizioni, bombe d’aereo, mine marine e componenti esplosivi. Lo stabilimento di Domusnovas – raccontato come passato in pochi anni “da impianto sull’orlo della chiusura a snodo strategico” – oggi viene descritto come un pezzo della filiera bellica europea in forte espansione, con una produzione che non riguarda solo munizioni tradizionali ma, secondo quanto riportato, anche sistemi più recenti come le loitering munitions (droni armati capaci di restare in volo su un’area e colpire un bersaglio una volta individuato).
Nella ricostruzione giornalistica compaiono numeri che rendono l’idea del salto dimensionale: ordini cresciuti da circa 28 milioni nel 2021 a oltre 240 milioni nel 2023, spinti soprattutto da contratti per proiettili 155 mm e 120 mm “compatibili con gli standard Nato”. Lo stabilimento sardo, sempre secondo i resoconti, avrebbe attivato nuove linee e sarebbe arrivato a tre turni, sette giorni su sette, con circa 300 dipendenti, mentre l’ampliamento prometterebbe ulteriori ricadute occupazionali.
Il cuore della disputa: Via, tempi scaduti e “decisione di non decidere”
Il punto che blocca tutto è la Valutazione di impatto ambientale. La Regione, nella versione riportata, sostiene una linea netta: senza istruttoria completa e conclusa non può essere concessa una Via ex post (cioè a posteriori) e quindi non verrà portata alcuna delibera in approvazione.
Questa scelta – definita come “decidere di non decidere” – ha un effetto immediato: lasciare scadere i termini fissati dal Tar e aprire la strada al commissariamento ad acta da parte del governo, che diventerebbe il soggetto incaricato di chiudere formalmente la procedura al posto della Regione.
Le origini: l’autorizzazione del 2014, i ricorsi e l’intervento dei giudici
La vicenda, nelle cronache, non nasce oggi. Viene fatta risalire al 2014, quando la Regione Sardegna (allora guidata da Francesco Pigliaru) avrebbe autorizzato l’ampliamento senza richiedere preventivamente la Via. Da lì in poi: proteste, ricorsi, rinvii, e – sempre secondo le ricostruzioni – anche autorizzazioni edilizie poi giudicate irregolari dal Consiglio di Stato.
A un certo punto, a seguito di un ricorso della stessa Rwm, il Tar avrebbe imposto alla giunta Todde di pronunciarsi sulla Via entro un termine perentorio. Termine arrivato e scaduto senza delibera: da qui, secondo i giudici amministrativi, la legittimazione del passo successivo, cioè la nomina del commissario.
Che cosa rischia di saltare: commesse, consegne e “tempo” come variabile chiave
Nelle analisi pubblicate, l’ampliamento non è una questione “solo” industriale: è legata alla capacità di rispettare tempi di consegna su ordini importanti. Si parla di un portafoglio ordini europeo “stimato sopra i 200 milioni” e di consegne verso otto Paesi (Nato e non Nato in Europa). Ed è qui che entra un concetto ripetuto: nel business – e “in guerra” – il tempo è tutto. Ogni ritardo può far slittare le consegne e complicare la pianificazione.
In questa cornice, lo stallo amministrativo sull’impianto di Domusnovas viene raccontato come un potenziale problema anche per la dimensione europea dello “sforzo militare”.
Il governo e l’ipotesi commissario: la linea Urso e il raccordo con il Mase
Sul piano politico-istituzionale, emerge una forte pressione dell’esecutivo per “sbloccare” la situazione. In una delle ricostruzioni riportate, il ministro Urso dichiara di essere pronto ad attivare la supplenza in raccordo con il ministero dell’Ambiente (Mase) e con il ministro Pichetto, per garantire una soluzione rapida e la piena operatività di un’azienda ritenuta strategica.
Sempre in quel racconto, viene citato un tavolo al Mimit sulla situazione dello stabilimento, con l’obiettivo di allineare i passaggi tecnici e affrontare il tema occupazionale: stabilizzazione della forza lavoro e un piano di assunzioni “a regime” fino a 250 nuove unità. L’azienda, inoltre, segnalerebbe posti “congelati” (si parla di 60 fino a marzo) in attesa delle risposte.
La maggioranza in Sardegna divisa: Avs contraria, M5S in imbarazzo
Il dossier Rwm, però, non spacca solo Regione e governo: spacca anche la maggioranza che sostiene la giunta sarda. Da un lato Alleanza Verdi Sinistra annuncia una contrarietà netta a qualsiasi via libera. Viene riportata la posizione della capogruppo Avs in Consiglio regionale, Maria Laura Orrù, che parla di scelta coerente con “principi di pace e tutela ambientale” e sottolinea l’impossibilità di sostenere politicamente un ampliamento di una fabbrica dove “si producono armi e ordigni che ammazzano le persone”.
Dall’altro lato, la presidente Todde è espressione del Movimento 5 Stelle, e nelle cronache si ricorda come, a livello nazionale, il tema sia delicato: il M5S ha posizioni note su export e forniture di armi e, in questa vicenda, viene descritta una difficoltà politica nel gestire un eventuale via libera, con il rischio di aprire un fronte interno.
Il centrodestra all’attacco: “fallimento della politica” e priorità lavoro
Sul fronte opposto, la lettura è ribaltata. Un consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Gianluigi Rubiu, parla di “fallimento della politica” e insiste sul fatto che, in un territorio in forte crisi occupazionale, il rischio di chiusura o ridimensionamento non sarebbe neppure da considerare. Nella sua ricostruzione, i lavori sarebbero già stati realizzati con pareri favorevoli di numerosi enti e l’ultimo passaggio sarebbe stato politico-amministrativo: la giunta avrebbe lasciato scadere i termini, consegnando la decisione a un commissario per ragioni ideologiche. E aggiunge un argomento tipico di questa fase: “siamo contro la guerra, ma se chiude la fabbrica la guerra non finisce”.
Sulcis tra disoccupazione e “servitù militari”: la pressione del territorio
La disputa esplode in un’area che, nelle cronache, viene descritta con una contraddizione strutturale: paesaggi di pregio e disoccupazione alta. Viene citato anche un riferimento alla qualità della vita (classifiche e posizionamenti) e, soprattutto, il tema del lavoro: secondo sindacati e amministratori locali, allo stabilimento sarebbero legati centinaia di posti, con la prospettiva di altri 250 legati all’ampliamento.
Ma le voci contrarie contestano questa narrazione: il Comitato Riconversione Rwm sostiene che solo una parte dei lavoratori sarebbe stabilmente assunta, mentre una quota sarebbe interinale; inoltre mette al centro l’assenza di Via, la collocazione in un’area di pregio e il rischio di “incidente rilevante” per le popolazioni vicine (Domusnovas, Iglesias, Musei). Nello stesso quadro viene richiamato anche il tema delle servitù militari: la Sardegna viene descritta come regione che sostiene una quota molto pesante del carico nazionale, e quindi l’idea di ulteriore consolidamento industriale legato alla difesa è politicamente e socialmente esplosiva.
La posizione della Cgil: stabilizzare e diversificare verso produzioni civili
In mezzo, entra il sindacato con una linea che prova a spostare il baricentro: non solo “sì/no” alle armi, ma come rendere il lavoro più stabile e meno dipendente da commesse belliche. Il segretario Cgil Sardegna Fausto Durante, nelle dichiarazioni riportate, chiede:
stabilizzazione della forza lavoro, superando la stagione dell’interinale;
una spinta alla diversificazione: esempi citati sono droni per controllo e prevenzione incendi o tecnologie per protezione civile.
E aggiunge un punto politico-amministrativo: i percorsi autorizzativi seguono strade tecniche, ma chi governa deve assumersi la responsabilità delle decisioni, senza scaricarle su giudici o commissari.
La “Via ex post” come cortocircuito politico e amministrativo
Al di là del merito, l’elemento che rende il caso Rwm particolarmente delicato è l’intreccio tra diritto ambientale e procedura: un ampliamento avviato anni fa (secondo le ricostruzioni) senza la Via preventiva, e oggi da “regolarizzare” o comunque valutare con una Via a posteriori. È qui che la giunta Todde gioca la carta dell’istruttoria non conclusa (anche su profili come dissesto idrogeologico e valutazioni sanitarie, secondo quanto riferito), mentre il governo legge lo stallo come blocco amministrativo da superare per tutelare produzione e lavoro.
Che cosa succede ora: commissario e resa dei conti tra Cagliari e Roma
Con i termini scaduti e la delibera non adottata, lo scenario che emerge dai resoconti è quello di una nomina governativa per chiudere il procedimento. Se il commissario arriverà davvero, la partita si sposterà su due livelli:
1. tecnico-amministrativo, con la chiusura della procedura sulla Via e le condizioni eventuali;
2. politico, perché la scelta toglierebbe alla giunta regionale l’ultima parola, trasformando lo scontro in un braccio di ferro istituzionale tra autonomia regionale e intervento statale.
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Il caso Rwm è diventato un concentrato di contraddizioni italiane ed europee: riarmo e industria, regole ambientali, territori fragili e lavoro, coalizioni divise e una Regione che, di fronte a una scelta politicamente tossica, ha preferito non votare – aprendo però la porta al commissariamento. Da qui in avanti, la domanda non è solo se e come si amplierà Domusnovas, ma chi deciderà davvero e con quali condizioni: se la politica si sfila, a riempire il vuoto arrivano i commissari. E allora la “decisione di non decidere” diventa, di fatto, una decisione che sposta altrove il potere di firma.




















