Nella puntata del 5 giugno 2025 di Piazzapulita su La7, Corrado Formigli ha dedicato il suo editoriale a una critica incisiva nei confronti della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in merito alla sua decisione di recarsi alle urne per i referendum dell’8 e 9 giugno senza ritirare le schede, una mossa interpretata come un invito all’astensionismo.
La “paraculata” istituzionale
Formigli ha aperto il suo monologo definendo la scelta di Meloni una “paraculata”, sottolineando l’assenza di precedenti per una tale strategia:
“Siccome non voglio sentirmi dire che quando c’è il voto a referendum, visto che c’è anche il sole, me ne vado al mare a prendere la tintarella, io al seggio ci vado, mi presento, mi faccio fare le fotografie, saluto gli scrutatori, giro la schiena e me ne vado, così senza ritirare le schede del referendum, così mando a farsi benedire il quorum.”
La tempistica dell’annuncio, avvenuto il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica, è stata particolarmente criticata da Formigli, che ha evidenziato l’incoerenza tra la celebrazione della democrazia e l’invito implicito a disertare il voto.
L’incoerenza del sovranismo
Il giornalista ha poi messo in luce la contraddizione tra l’enfasi posta da Meloni sulla volontà popolare e il suo comportamento nei confronti dei referendum:
“Ma come mai una leader politica che si appella in maniera quasi ossessiva alla volontà popolare, poi invita a disertare un voto e una consultazione popolare?”
Formigli ha citato l’esempio del presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, esponente di Forza Italia, che ha dichiarato l’intenzione di votare ai referendum per contrastare l’astensionismo nella sua regione.
Il silenzio sui contenuti
Un altro punto critico sollevato riguarda la mancanza di una posizione chiara da parte di Meloni sui quesiti referendari. Formigli ha evidenziato l’ambiguità della presidente su temi come la cittadinanza, la sicurezza sul lavoro e il Jobs Act:
“Ci potrebbe almeno dire, visto che non ci va a votare, cosa pensa nel merito e perché vuole far fallire questi quesiti? Perché non meritano il suo voto?”
Ha inoltre ricordato le precedenti dichiarazioni di Meloni contro il Jobs Act, definito nel 2014 “carta utile per incartare la pizza”, sottolineando l’incoerenza con l’attuale posizione.
Il Parlamento come “decretificio”
Formigli ha criticato l’uso frequente dei decreti legge da parte del governo Meloni, che ha raggiunto il record di 98 decreti, spesso imponendo il voto di fiducia e limitando il dibattito parlamentare:
“Il Parlamento è diventato un decretificio. Il quorum però purtroppo è troppo alto: il 50% degli aventi diritto ormai non vanno neanche più votare alle elezioni politiche, figuriamoci.”
Ha inoltre menzionato l’esistenza di “decreti minotauro”, che, attraverso procedure complesse, riescono a sopravvivere oltre il termine previsto per la conversione in legge.
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Conclusione: un monito alla partecipazione
Il monologo si è concluso con un appello alla riflessione sul valore della partecipazione democratica e una critica alla strategia politica di Meloni:
“Lei, Giorgia Meloni, che dovrebbe porsi il problema della disaffezione al voto anziché incentivarla, è pronta a fregarsi le mani lunedì, magari ridendo di chi ha provato a coinvolgere, ancora una volta, il popolo dei votanti.”la7.it
Formigli ha sottolineato che l’unico popolo che sembra piacere ai sovranisti è quello che vota “sì” al proprio sovrano, evidenziando una visione della democrazia centrata sul potere esecutivo piuttosto che sulla partecipazione popolare.
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