La polemica esplode intorno alla trasmissione Report e al suo conduttore Sigfrido Ranucci, al centro di un attacco politico da parte di Forza Italia, che ha chiesto un intervento diretto della Rai dopo la notizia dell’indagine aperta dalla Procura di Roma nei confronti del giornalista e dell’inviato Luca Bertazzoni. Al centro della questione, l’inchiesta giornalistica che coinvolge Maria Rosaria Boccia, moglie dell’allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e che ha contribuito a sollevare uno scandalo di rilievo nazionale.
Ma Ranucci, in un post pubblico, replica punto per punto. E annuncia: proprio oggi la magistratura ha archiviato la denuncia nei suoi confronti, presentata da Maria Rosaria Boccia.
La richiesta di Forza Italia: “Rai valuti le azioni dei suoi volti”
A innescare la polemica è una dichiarazione del senatore Roberto Rosso, capogruppo di Forza Italia in Commissione di Vigilanza Rai, che ha preso posizione duramente contro Ranucci. In un intervento pubblico, Rosso ha sostenuto che:
“La Rai non può diventare strumento di un gossip sguaiato. È chiaro che l’azienda dovrà valutare le azioni di chi ne rappresenta il volto in tv.”
Il riferimento è all’inchiesta di Report andata in onda nei mesi scorsi, in cui si ricostruivano i rapporti tra Maria Rosaria Boccia e il ministro Sangiuliano, con la diffusione di un audio chiave che, secondo il programma, dimostrava un caso di interferenza politica nella revoca di un contratto.
L’audio al centro del caso: “Non gossip, ma interesse pubblico”
Sigfrido Ranucci, nel suo lungo post di replica, contesta la narrazione di Forza Italia, sostenendo che non si è trattato affatto di “gossip” ma di giornalismo basato su prove e con un interesse pubblico evidente. La notizia della denuncia – spiega – risale a dicembre scorso e riguardava la diffusione di un audio, registrato consapevolmente da Maria Rosaria Boccia, della telefonata tra lei e il marito, il ministro Sangiuliano.
“Si tratta di un audio di pochi secondi estrapolato da ore di conversazioni, che riporta l’essenzialità di una notizia di grande interesse pubblico, che ha portato a uno scandalo internazionale e alle dimissioni di un ministro”, sottolinea Ranucci.
Nell’audio trasmesso da Report, si sente chiaramente che Sangiuliano chiede alla moglie di sospendere un contratto, e subito dopo invia un sms al capo di gabinetto per farlo eseguire. Secondo Ranucci, questo contraddice quanto affermato da Sangiuliano in un’intervista al Tg1, dove aveva parlato genericamente di “conflitti”.
La denuncia archiviata dalla magistratura
Nel post, il conduttore di Report aggiunge un elemento centrale: la Procura ha archiviato la denuncia nei suoi confronti e di Bertazzoni. Un elemento che mina alla base le accuse di Forza Italia, che invoca addirittura un intervento disciplinare della Rai.
“A differenza dei garantisti a fasi alterne – scrive Ranucci – io ho sempre avuto fiducia nella magistratura, che proprio oggi ha archiviato la denuncia contro di noi.”
Il giornalista coglie l’occasione anche per ricordare che l’ordine dei giornalisti aveva già archiviato il caso dal punto di vista disciplinare, mentre prosegue la campagna mediatica e politica contro Report.
Ranucci: “La Rai non sia uno strumento di pressione politica”
In chiusura, Ranucci rivendica l’autonomia e la funzione pubblica del giornalismo investigativo. E mette in guardia:
“Quanto accaduto non può che indurre riflessioni sul tipo di servizio pubblico che si vuole proporre ai cittadini. La Rai non può diventare strumento di pressioni politiche.”
Il riferimento, neanche troppo velato, è al crescente clima di ostilità che circonda alcune trasmissioni giornalistiche indipendenti, spesso critiche nei confronti del potere politico.
Il caso Report non è solo una questione giudiziaria, ma simbolica. Rappresenta il delicato equilibrio tra libertà di stampa, diritto di cronaca e tentativi di delegittimazione politica. In un contesto sempre più polarizzato, l’archiviazione della denuncia rappresenta un punto a favore della libertà di informazione, mentre la richiesta di intervento da parte della politica dentro la Rai pone interrogativi preoccupanti sull’indipendenza del servizio pubblico.
Ranucci chiude ricordando che la prossima puntata di Report andrà regolarmente in onda domenica su Rai3.
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La vicenda che ha coinvolto Sigfrido Ranucci e la trasmissione Report va ben oltre l’esito giudiziario, ormai chiarito dall’archiviazione della denuncia: tocca un nodo cruciale della democrazia contemporanea, ovvero la tenuta e l’autonomia del giornalismo d’inchiesta, in particolare quando agisce all’interno del servizio pubblico. Le accuse mosse da Forza Italia e la richiesta di “valutazioni” interne da parte della Rai si inseriscono in un clima in cui la pressione politica tende sempre più a sovrapporsi al principio di indipendenza editoriale.
In questo contesto, il giornalismo investigativo rischia di essere derubricato a “gossip” ogni volta che disturba il potere o ne mette in discussione le versioni ufficiali. Ma l’informazione, per essere davvero libera, deve poter raccontare i fatti senza il timore di ritorsioni politiche o istituzionali. L’archiviazione decisa dalla Procura non solo smentisce le accuse, ma riafferma il diritto-dovere del giornalismo di indagare e porre domande scomode, anche – e soprattutto – quando riguardano figure di governo.
Il caso Report conferma che il vero banco di prova della democrazia non è l’assenza di conflitti, ma la capacità delle istituzioni di garantire che anche le voci critiche possano esprimersi senza condizionamenti. Tentare di delegittimare il giornalismo con lo strumento della censura politica è un rischio che riguarda tutti: non solo chi fa informazione, ma anche chi la riceve.



















