Assurdo! Il governo ha fregato tutti – Esce la stangata shock che pagheranno gli italiani…

Altro che alleggerimento fiscale. La Legge di Bilancio porta con sé – secondo la ricostruzione che circola in queste ore e ripresa anche da commenti politici – un incremento complessivo del carico fiscale pari a circa 10,5 miliardi. Un numero che diventa immediatamente politico, perché urta frontalmente contro la narrazione ripetuta negli ultimi mesi: meno tasse, più crescita, più margini per famiglie e imprese.

Ma la questione non è solo “quanto” aumenta il gettito. È come aumenta e su chi ricade. Perché se una parte delle entrate aggiuntive arriva da partite tecniche e correzioni settoriali, un’altra – ed è quella che fa più rumore – tocca la quotidianità: fare rifornimento, pagare un’assicurazione, acquistare un pacco online, comprare sigarette o tabacco.

La leva più sensibile: l’aumento delle accise sui carburanti

Il punto più esplosivo è l’aumento delle accise sui carburanti. Qui lo “shock” non riguarda soltanto chi mette benzina o diesel nel serbatoio, ma l’effetto domino sull’intera economia reale.

Le accise sui carburanti funzionano come un moltiplicatore:

incidono sui costi di trasporto (merci su gomma, logistica, consegne),

aumentano i costi indiretti per aziende e negozi,

e alla fine si riversano sul prezzo finale pagato dal consumatore.


È per questo che l’accisa non è mai percepita come una tassa “neutrale”: se sale, tende a salire anche il costo di ciò che arriva sugli scaffali. Risultato: carrello della spesa più caro e ulteriore erosione del potere d’acquisto, soprattutto per chi già fatica.

RC auto più cara: un rincaro che pesa su famiglie e lavoro

Un’altra voce che colpisce direttamente è l’RC auto, indicata come più cara. Qui l’impatto è doppio:

1. per le famiglie, perché l’auto resta spesso indispensabile (lavoro, scuola, assistenza);


2. per chi lavora su strada (artigiani, professionisti, consegne), perché l’assicurazione è un costo fisso che non puoi “tagliare”.

 

La RC auto non è una spesa rimandabile: o paghi, o non circoli. E quando aumenta, non colpisce “chi ha di più”, ma spesso chi usa l’auto per necessità.

Fumo: l’aumento che fa gettito subito (e pesa sempre sulle stesse fasce)

Poi c’è il capitolo fumo, altra leva tipica da manovra perché garantisce entrate relativamente rapide. Anche qui, però, il tema politico è noto: l’aumento di tassazione su tabacchi e affini viene letto come una misura che finisce per gravare in modo più significativo su alcune fasce sociali, perché la spesa è più diffusa e meno “spostabile” nel breve periodo.

Al di là della valutazione sanitaria (tema diverso e complesso), in termini di bilancio pubblico è una voce che entra spesso nelle manovre quando servono coperture.

Nuova tassa sui piccoli acquisti extra-UE: colpito l’e-commerce “popolare”

Il quarto fronte è quello delle nuove tasse sui piccoli acquisti extra-UE, cioè quei pacchi e mini-ordini online che negli ultimi anni sono diventati una valvola di risparmio per tante persone: accessori, oggetti per la casa, componenti, piccoli articoli a basso costo.

È una misura che, per come viene presentata, rischia di avere due effetti:

aumentare il costo finale per chi compra;

colpire soprattutto consumi “di massa”, non certo acquisti di lusso.


In altre parole: anche qui la sensazione è che a pagare sia l’utente comune, non il grande capitale.

Il punto politico: cresce la pressione fiscale mentre si promette crescita

Messa insieme, la fotografia è chiara: il governo può parlare di crescita e stabilità, ma la percezione che si produce è un’altra. Se davvero l’aumento di gettito è di 10,5 miliardi, il messaggio che arriva fuori dal Palazzo è: la manovra fa cassa e lo fa attraverso strumenti che impattano sulla vita quotidiana.

E quando l’intervento passa da consumi essenziali (carburanti), costi obbligati (RC auto) e spese diffuse (fumo, pacchi online), l’effetto politico diventa immediato: “pagano sempre gli stessi”.

L’effetto economico che preoccupa: inflazione “di ritorno” e potere d’acquisto giù

Il rischio più citato – ed è un punto che ha una logica economica molto concreta – è quello di un ritorno di pressione sui prezzi.

Se aumentano i carburanti, aumenta la logistica.
Se aumenta la logistica, aumentano i costi di distribuzione.
Se aumentano i costi di distribuzione, cresce il prezzo finale di beni e servizi.

È un meccanismo che non scatta in modo identico per tutto, ma che tende a produrre un risultato complessivo: inflazione importata dai costi, e quindi stipendi e pensioni che valgono meno a parità di euro in tasca.

 

Chi rischia di pagare di più: lavoratori, pensionati, partite IVA e piccole imprese

Nel racconto critico di queste misure, i soggetti più esposti sono quelli con meno margine di manovra:

lavoratori e pensionati, perché subiscono l’aumento dei prezzi senza poterlo scaricare su altri;

partite IVA e piccoli imprenditori, perché si trovano schiacciati tra costi che salgono (carburanti, assicurazioni, logistica) e clienti che comprano meno;

famiglie, perché l’aumento si spalma su più voci contemporaneamente: spesa, trasporti, bollette indirette, consumi quotidiani.


È qui che nasce l’accusa più pesante: una manovra così non “spinge” il Paese, ma rischia di impoverirlo ulteriormente, perché riduce la capacità di consumo e aumenta la fragilità economica di chi vive già sul limite.

La “stangata shock” di cui si parla: non una tassa sola, ma una somma di colpi

Il punto centrale è proprio questo: non c’è un’unica misura clamorosa che fa esplodere tutto. È la somma.

Un po’ di più sul pieno.
Un po’ di più sull’assicurazione.
Un po’ di più su fumo e tabacchi.
Un costo in più su pacchi e piccoli acquisti online.

Ognuno singolarmente può sembrare “gestibile”. Insieme, diventano la sensazione di una stangata a rate, che però arriva tutta nello stesso periodo e nello stesso contesto: salari che inseguono i prezzi, famiglie che tagliano le spese, imprese che riducono investimenti.

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Alla fine il vero nodo politico non è solo l’aumento di 10,5 miliardi: è il principio. Se l’obiettivo dichiarato era “meno tasse”, misure che aumentano il prelievo su carburanti, RC auto e consumi diffusi producono l’effetto opposto: più pressione fiscale percepita, più costi, meno ossigeno.

E così la critica si chiude con una domanda semplice, che in queste ore sta diventando il cuore dello scontro: se davvero questa è una manovra per aiutare il Paese, perché a pagare sembrano ancora una volta lavoratori, pensionati, partite IVA e piccole imprese?

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