ROMA, 29 luglio 2025 – La questione dei dazi imposti dagli Stati Uniti sui prodotti europei, tra cui molte eccellenze del Made in Italy, continua a scuotere il panorama politico italiano. Ma mentre crescono l’allarme tra produttori e le preoccupazioni delle associazioni di categoria, da Palazzo Chigi tutto tace. È in questo clima che si è alzata in Senato una delle voci più dure dell’opposizione: quella del capogruppo del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli.
Il suo intervento in Aula è stato un atto d’accusa frontale contro l’intero governo, definito “muto, immobile, irresponsabile” su un tema che – a suo dire – potrebbe determinare il collasso economico dell’Italia.
“Il governo è silente. Serve un’informativa urgente della premier”
“Mi sarei aspettato – ha esordito Patuanelli – che il Ministro per i Rapporti con il Parlamento avesse già interloquito con i Presidenti di Camera e Senato per convocare immediatamente una Conferenza dei Capigruppo, al fine di calendarizzare un’informativa urgente da parte del Presidente del Consiglio sul tema dei dazi”.
Il senatore pentastellato ha spiegato di aver sperato fino all’ultimo in una reazione istituzionale del governo, ma di essersi trovato costretto a sollevare la questione direttamente in Aula. La richiesta è chiara: Giorgia Meloni deve presentarsi in Parlamento a riferire, pubblicamente, sull’accordo siglato tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti che prevede l’introduzione di dazi del 15% su numerosi prodotti italiani.
“Se non Meloni, almeno Giorgetti. Ma il ministro dell’Economia è sparito”
Nella sua requisitoria, Patuanelli non si limita a chiamare in causa la presidente del Consiglio. Va oltre:
“In via subordinata, chiediamo che riferisca almeno il ministro dell’Economia. Ma da 48 ore è totalmente silente. Non ha proferito una parola.”
Un silenzio che secondo il capogruppo M5S non è accettabile, vista l’ampiezza delle ricadute economiche: i dazi non sono l’unico nodo – ci sono anche gli accordi sulle forniture di GNL americano, le commesse militari per 150 miliardi di dollari e l’intero assetto del bilancio europeo in fase di revisione.
L’ironia amara: “Urso dovrebbe chiamarsi Made and Remained in Italy”
Se la premier e il titolare dell’Economia non parlano, Patuanelli si appella a una lunga lista di possibili sostituti, con un crescendo polemico e ironico:
“Potrebbe riferire il Ministro Foti, per gli Affari Europei. Oppure, il Ministro degli Esteri Tajani, che con la sua capacità diplomatica magari qualcosa saprà dirci. O, se proprio nessuno, almeno il Ministro Urso, titolare del Made in Italy, che però forse andrebbe ribattezzato ‘Made and Remained in Italy’, perché ormai il rischio è che non riusciremo più a esportare nulla.”
Il riferimento amaro è al rischio che l’accordo sui dazi, lontano dal proteggere la produzione nazionale, finisca per imprigionare il Made in Italy all’interno dei confini, penalizzando l’export e mettendo a repentaglio intere filiere.
I numeri del disastro annunciato
Nel passaggio più tecnico del suo intervento, Patuanelli ha elencato una serie di dati preoccupanti:
Il dollaro ha perso il 13% da quando Donald Trump è tornato a dominare la scena politica statunitense;
I dazi USA sono fissati al 15% su numerosi prodotti europei;
L’Italia è impegnata in acquisti forzati di gas naturale liquefatto americano (GNL) a prezzi superiori a quelli di mercato;
È in corso un trasferimento di fondi UE dallo sviluppo rurale verso la coesione territoriale, con il rischio di tagliare le gambe all’agroalimentare italiano.
Secondo Patuanelli, questi fattori costituiscono un mix esplosivo che rischia di travolgere settori vitali dell’economia nazionale.
“L’accordo lo ha avviato Meloni alla Casa Bianca. Di che patriottismo parliamo?”
Nel finale, l’attacco si fa politico e personale:
> “Ricordiamolo: questa trattativa l’ha iniziata proprio la presidente Meloni, mesi fa, alla Casa Bianca, con il presidente Trump. È stata lei, di fatto, a fare da ponte per questo accordo.”
Patuanelli accusa la premier di essersi schierata, in nome del sovranismo, dalla parte sbagliata della barricata: non per difendere l’Italia in Europa, ma per assecondare le richieste americane. Il sarcasmo è tagliente:
> “Poi si continua a parlare di patrioti… Ma mi chiedo: patrioti a stelle e strisce? Sicuramente non del tricolore.”
Il bilancio UE e l’ultimo campanello d’allarme
Infine, l’ex ministro ricorda un altro fronte poco visibile ma cruciale: il bilancio pluriennale dell’Unione Europea. In particolare, critica il rischio di accettare una riforma che sposterebbe risorse dal secondo pilastro della PAC (Politica Agricola Comune) – dedicato allo sviluppo rurale – verso i fondi di coesione, destinati a infrastrutture e sviluppo regionale.
“È una follia. Così si mette a repentaglio l’intero comparto agroalimentare italiano.”
E chiude con una sfida al governo:
“Questo governo avrà finalmente il coraggio di farsi sentire in Europa? Di porre dei veti? Di tenere la schiena dritta? A oggi, non mi sembra proprio.”
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VIDEO Conclusione: un silenzio che pesa
L’intervento di Stefano Patuanelli ha messo in evidenza le crepe politiche e comunicative del governo Meloni, accusato di non aver fornito alcuna spiegazione pubblica su un accordo internazionale che coinvolge commercio, energia, difesa e agricoltura.
Il rischio? Una tempesta perfetta per il Made in Italy, mentre la maggioranza continua a rassicurare senza offrire numeri, soluzioni né strategie.
Il Parlamento resta in attesa. Le imprese anche. Ma dal governo, ancora nessuna voce. E il silenzio, in politica, è raramente innocuo.


















