Negli ultimi giorni Fratelli d’Italia ha diffuso sui propri canali social un breve video rilanciando un reel pubblicato dall’Economist e presentandolo come una vera e propria promozione del governo Meloni. Secondo la narrazione della destra, lo storico settimanale britannico avrebbe riconosciuto alla premier stabilità politica, autorevolezza internazionale e capacità di far crescere l’economia italiana. Una ricostruzione costruita ad arte, che però non trova riscontro né nel contenuto originale della testata né nel quadro economico reale del Paese.
Il lavoro di fact checking svolto da Pagella Politica e da diverse testate indipendenti mostra infatti un punto chiaro: l’Economist non ha “promosso” il governo Meloni, ma ha offerto una valutazione molto più articolata, con numerosi elementi critici totalmente omessi dalla comunicazione ufficiale di Fratelli d’Italia.
La manipolazione della comunicazione: la versione tagliata del video
Il video rilanciato sui profili social di FdI è solo una parte estrapolata dal reel originale pubblicato dall’Economist. Nella clip selezionata dal partito compare un passaggio in cui il giornalista Christopher Lockwood sottolinea che il governo Meloni è durato più a lungo rispetto agli esecutivi precedenti degli ultimi quindici anni. È questa frase che Fratelli d’Italia presenta come una sorta di attestazione di merito e stabilità istituzionale.
Ma il resto del video, volutamente escluso, contiene richiami espliciti ai limiti dell’azione governativa: lentezza nell’attuazione delle riforme, difficoltà nel gestire crisi interne, dubbi sulla coerenza dell’impianto costituzionale del premierato e un quadro economico che viene definito tutt’altro che florido.
Cosa dice davvero l’Economist: “Grande forma politica, pessima situazione economica”
L’articolo completo al quale il reel rimanda ha un titolo ambiguo solo in apparenza: “Giorgia Meloni celebra il suo terzo anniversario in grande forma politica”. È nel sottotitolo che arriva la parte omessa dal governo: “Dal punto di vista economico, le cose non appaiono così rosee”.
La rivista britannica non applaude l’operato di Meloni: registra invece che l’Italia, un tempo oggetto di scherno in Europa per l’instabilità dei suoi governi, oggi si presenta come un caso di continuità politica. Ma la stabilità, sottolinea l’Economist, non coincide con la qualità del governo.
Sul piano economico la sentenza è netta: nonostante un afflusso senza precedenti di fondi grazie al PNRR, la crescita dell’economia italiana è la più bassa tra le principali economie europee.
I nodi critici evidenziati da Londra: riforme lente, propaganda aggressiva, fuga dai dossier reali
Nel corpo dell’articolo l’Economist elenca numerose criticità dell’esecutivo:
lentezza nelle riforme strutturali;
mancanza di visione economica;
difficoltà nella gestione dell’immigrazione, inclusi i problemi dei centri in Albania;
timori interni sulla riforma costituzionale del premierato;
controllo crescente sull’informazione pubblica, con riferimento esplicito alla RAI.
La definizione utilizzata dal settimanale è precisa: “conservatorismo di gestione, molto forte sulla stabilità ma carente nelle riforme”. Una formula che non assomiglia a un endorsement, ma a una diagnosi.
La distanza tra realtà e propaganda
Il caso solleva un punto più ampio: la distanza crescente tra comunicazione politica e realtà dei fatti. Mentre Meloni e i suoi ministri rilanciano slogan sul primato internazionale dell’Italia, i dati economici tratteggiano tutt’altra immagine: crescita stagnante, inflazione che colpisce i redditi bassi, pressione fiscale ai massimi e investimenti industriali fermi.
La manipolazione del video dell’Economist non è un episodio isolato, ma un tassello di una narrazione che tenta di trasformare un governo in difficoltà economica in un modello di successo mondiale attraverso strumenti comunicativi selettivi e distorti.
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Conclusione
Il fact checking dimostra una volta di più che il racconto diffuso dalla maggioranza non coincide con la realtà. L’Economist non ha promosso l’azione del governo Meloni: ha riconosciuto una stabilità politica inattesa, accompagnandola però a una valutazione severa sull’economia, sull’attuazione delle riforme e sulla qualità democratica del potere.
A forza di proclamare successi inesistenti, la propaganda mostra la sua crepa più evidente: più la narrazione prova a costruire un trionfo, più la realtà dimostra l’opposto.



















