Assurdo per il Presidente Sergio Mattarella – Ecco cosa gli hanno fatto – ULTIM’ORA

Il nome che più colpisce nell’inchiesta è quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Anche i suoi dati bancari sarebbero finiti tra quelli consultati abusivamente dall’ex dipendente di Intesa Sanpaolo Vincenzo Coviello. La Procura di Bari ha chiuso le indagini su una vicenda che riguarda complessivamente 3.572 clienti e che, secondo gli inquirenti, ha esposto a rischio non soltanto la riservatezza dei singoli cittadini, ma anche la sicurezza delle istituzioni democratiche. Tra le persone interessate dagli accessi figurano anche Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Guido Crosetto e numerose altre personalità politiche e istituzionali.

Anche il Presidente Mattarella tra le vittime degli accessi abusivi

Non un politico qualunque, ma il Capo dello Stato. Sergio Mattarella compare nell’elenco delle personalità i cui rapporti bancari sarebbero stati consultati senza alcuna autorizzazione dall’ex dipendente dell’istituto di credito.

È questo uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda. Il Presidente della Repubblica rappresenta infatti la più alta carica dello Stato e il fatto che informazioni finanziarie riconducibili al Quirinale siano state accessibili abusivamente solleva interrogativi che vanno ben oltre la semplice tutela della privacy.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Bari, Coviello avrebbe utilizzato le proprie credenziali professionali per effettuare un “monitoraggio occulto, sistematico e prolungato” dei dati sensibili e finanziari di migliaia di persone. Gli inquirenti hanno sottolineato come l’acquisizione di queste informazioni abbia rappresentato un rischio anche per la sicurezza delle istituzioni democratiche.

È importante precisare che quando si parla di Mattarella “spiato” ci si riferisce, in questa inchiesta, agli accessi abusivi ai dati e ai rapporti bancari, non a un’attività di pedinamento o intercettazione personale.

Migliaia di clienti controllati e oltre 6.500 accessi

I numeri restituiscono la dimensione dell’indagine. Secondo gli accertamenti, sarebbero 3.572 i clienti interessati dalle consultazioni abusive.

In particolare, tra il 21 febbraio 2022 e il 24 aprile 2024, in 460 giornate, sarebbero stati effettuati 6.573 accessi e interrogazioni abusive, relativi a clienti distribuiti in 685 filiali di Intesa Sanpaolo. Le verifiche avrebbero ricostruito un fenomeno iniziato già negli anni precedenti e proseguito fino alla primavera del 2024.

A rendere ancora più grave il quadro è la presenza, nell’elenco delle persone interessate, di esponenti ai massimi livelli delle istituzioni italiane.

Oltre al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, risultano infatti Giorgia Meloni, Mario Draghi, Ignazio La Russa, Guido Crosetto, Luigi Di Maio, Matteo Renzi, Carlo Calenda, Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Mara Carfagna, Francesco Boccia, Enrico Letta, Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Giuliano Amato e l’ex governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Meloni e le altre alte cariche dello Stato

Tra le vittime degli accessi figura dunque anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al presidente del Senato Ignazio La Russa e al ministro della Difesa Guido Crosetto.

La presenza contemporanea, tra i soggetti interessati, del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio, del Presidente del Senato e del ministro della Difesa ha inevitabilmente attribuito all’inchiesta una rilevanza istituzionale molto superiore a quella di un normale caso di violazione della riservatezza bancaria.

Proprio per questo a Coviello viene contestato anche il procacciamento illecito di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, oltre all’accesso abusivo a sistemi informatici e alle violazioni della normativa sulla protezione dei dati personali. L’accesso abusivo è inoltre contestato in forma aggravata perché l’infrastruttura bancaria interessata rientra nel Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica.

Dalle indagini non emerge una rete organizzata di dossieraggio

Un elemento importante deve però essere chiarito. Nonostante la vastità degli accessi e il profilo delle persone coinvolte, secondo quanto riportato sulle conclusioni della Procura di Bari non sarebbe emersa l’esistenza di una rete organizzata finalizzata al dossieraggio politico o economico.

Gli investigatori avrebbero ricondotto la condotta principalmente a una sorta di “morbosa curiosità” personale, senza individuare allo stato un disegno eversivo o un sistema organizzato per vendere o utilizzare le informazioni raccolte.

Una distinzione fondamentale: gli accessi contestati restano gravissimi e potenzialmente penalmente rilevanti, ma non risulta dimostrato che dietro di essi vi fosse una struttura organizzata incaricata di creare dossier sulle personalità controllate.

Altri sette dipendenti sotto indagine

L’inchiesta non riguarda soltanto Coviello. Durante gli oltre due anni di accertamenti sono emerse anche le posizioni di altri sette dipendenti dell’istituto bancario.

Secondo gli investigatori, si tratterebbe di comportamenti analoghi, ma caratterizzati da minore frequenza ed entità. Le rispettive posizioni sono state stralciate e trasmesse alle Procure territorialmente competenti.

Per gli inquirenti, il quadro emerso avrebbe comunque evidenziato una vulnerabilità preoccupante rispetto agli accessi impropri ai dati sensibili dei clienti.

Come è partita l’inchiesta

Il caso è emerso nel 2024, dopo la segnalazione di un correntista che aveva riscontrato un accesso anomalo alle proprie informazioni.

Da quel momento sono partiti gli accertamenti, condotti attraverso l’analisi dei log informatici e dei tracciati digitali della banca. Proprio questi dati avrebbero permesso agli investigatori di ricostruire migliaia di interrogazioni compiute utilizzando le credenziali dell’ex dipendente.

Coviello, che lavorava presso la sede Agribusiness di Bisceglie, è stato licenziato nell’agosto 2024 al termine di un procedimento disciplinare.

La sanzione a Intesa Sanpaolo

La vicenda ha avuto conseguenze anche per l’istituto di credito. Il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto a Intesa Sanpaolo una sanzione amministrativa da 31,2 milioni di euro per le carenze riscontrate nei sistemi di controllo e nella prevenzione degli accessi non autorizzati.

La banca ha sottolineato la propria estraneità alle condotte contestate all’ex dipendente e ha evidenziato di aver subito dalla vicenda un grave danno reputazionale e patrimoniale.

Coviello ora rischia il processo

Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari si apre ora una nuova fase.

L’ex dipendente ha 20 giorni per presentare memorie, produrre documentazione o chiedere di essere interrogato. Successivamente la Procura potrà decidere se avanzare una richiesta di rinvio a giudizio. Al momento, quindi, Coviello è indagato e non condannato: le responsabilità penali dovranno eventualmente essere accertate nel corso di un processo.

Il punto più inquietante: quando viene colpito il vertice dello Stato

Il dato forse più impressionante dell’intera vicenda resta la presenza di Sergio Mattarella tra le persone i cui dati sarebbero stati consultati abusivamente.

Non perché la privacy del Presidente della Repubblica valga più di quella degli altri 3.571 clienti coinvolti, ma perché l’accesso senza autorizzazione a informazioni riconducibili alla più alta carica dello Stato mostra quanto possa diventare delicata una vulnerabilità interna a un sistema che custodisce dati finanziari estremamente sensibili.

Ed è proprio questo il punto che supera il singolo caso giudiziario. Se credenziali professionali possono essere utilizzate ripetutamente e per anni per consultare dati di cittadini, ministri e persino del Presidente della Repubblica, la questione non riguarda soltanto chi ha materialmente effettuato gli accessi: riguarda la capacità dei sistemi di prevenire, individuare e bloccare tempestivamente comportamenti abusivi.

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L’inchiesta di Bari si avvicina dunque a una possibile fase processuale, ma lascia già una certezza: la protezione dei dati delle istituzioni non può essere considerata una questione secondaria.

Che tra le persone coinvolte ci siano contemporaneamente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni e altre alte cariche dello Stato rende questa vicenda ancora più delicata. Al tempo stesso, è necessario distinguere i fatti accertati dalle ipotesi: la Procura ha documentato una vasta serie di presunti accessi abusivi, ma non avrebbe individuato una rete organizzata di dossieraggio.

Resta però un interrogativo difficile da ignorare: se perfino i dati del Capo dello Stato possono essere consultati abusivamente per un periodo così lungo, quali garanzie devono essere rafforzate affinché una vicenda del genere non possa ripetersi?

È questa, probabilmente, la questione più importante che rimane aperta dopo la chiusura delle indagini.

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