Assurdo! Poco fa Ranucci ha denunciato tutto il sistema. “Alla Rai mi hanno chiesto di… – VIDEO

Il conduttore di Report racconta le pressioni subite: “Mi chiedevano di cambiare titolo e lancio. Abbiamo resistito”

ROMA –
“Mi si chiedeva continuamente di cambiare il titolo, di cambiare il lancio della puntata”.
Con queste parole, Sigfrido Ranucci, conduttore e vicedirettore di Rai3, ha denunciato pubblicamente le pressioni ricevute all’interno della Rai per la messa in onda di una puntata di Report dedicata al conflitto in Medio Oriente.

Durante la presentazione alla Camera del libro “Genocidio” della giornalista e scrittrice Rula Jebreal, Ranucci ha svelato un retroscena che conferma il clima sempre più pesante che si respira dentro la televisione pubblica.

“Io so che cosa abbiamo dovuto passare come Report per parlare per la prima volta ed usare il termine genocidio in una trasmissione televisiva in Rai”, ha raccontato.
“Mi si chiedeva continuamente di cambiare il titolo, mi si chiedeva continuamente di cambiare il lancio della puntata.”

“Pressioni continue, ma non abbiamo ceduto”

Il giornalista ha spiegato che il suo team ha scelto di non arretrare, pur di garantire il diritto all’informazione e di usare parole coerenti con la realtà dei fatti.

“Abbiamo insistito, perché la nostra missione è quella di raccontare la verità, anche quando è scomoda. Se in un conflitto si uccidono civili, se si bombardano ospedali, scuole e campi profughi, la parola giusta da usare è genocidio.”

Una testimonianza che arriva in un momento delicatissimo per la libertà di stampa e per la stessa Report, dopo la multa del Garante della Privacy e le polemiche politiche che ne sono seguite.


Un clima di paura dentro la Rai

Le parole di Ranucci si inseriscono in un contesto più ampio, segnato dalle denunce di Giuseppe Conte e di altri esponenti dell’opposizione sul “controllo politico della Rai”.
Proprio pochi giorni fa, l’ex premier aveva definito “scandaloso” il fatto che la Commissione di Vigilanza sia “bloccata da un anno”, impedendo alle opposizioni di esercitare la funzione di garanzia prevista dalla Costituzione.

Il racconto di Ranucci sembra confermare che dentro l’azienda pubblica si è diffuso un clima di timore e autocensura:

“La pressione non arriva solo dai vertici, ma anche da chi teme di perdere il posto o di non poter lavo
rare più liberamente. Il problema non è solo mio, ma di tutta la Rai.”

Rula Jebreal: “Chiamare le cose col loro nome è un dovere morale”

A sostegno di Ranucci è intervenuta anche Rula Jebreal, autrice del libro presentato alla Camera.
La giornalista ha ribadito la necessità di “non distorcere la realtà con eufemismi” e di chiamare le cose con il loro nome:

“Se le Nazioni Unite e la Corte internazionale parlano di genocidio, perché non dovrebbe farlo anche il servizio pubblico?”

Jebreal ha definito “coraggiosa” la scelta di Report e ha aggiunto che “ogni censura, anche piccola, è una ferita alla democrazia”.

Libertà di stampa sotto attacco

Il caso Report si inserisce in una serie di episodi che hanno sollevato allarmi nel mondo del giornalismo: la multa del Garante, le dichiarazioni di ministri contro Ranucci, la campagna politica che cerca di screditare l’inchiesta televisiva più seguita della Rai.

La Federazione Nazionale della Stampa e numerosi intellettuali hanno espresso solidarietà al conduttore, definendo il provvedimento “un segnale intimidatorio”.
Secondo i sindacati dei giornalisti, le interferenze editoriali nella tv pubblica stanno aumentando “in modo preoccupante”, mentre “vengono messi in discussione i principi di autonomia e pluralismo sanciti dalla Costituzione”.

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IL VIDEO DENUNCIA:

Sigfrido Ranucci ha concluso il suo intervento con una riflessione sul ruolo dell’informazione pubblica:

“Noi continueremo a fare giornalismo, anche se dà fastidio. Perché un Paese libero è quello in cui si può chiamare genocidio un genocidio, senza che nessuno ti imponga di usare un’altra parola.”

Le sue parole, accolte con un lungo applauso a Montecitorio, suonano come un monito: la libertà di stampa non è un privilegio, ma un diritto da difendere ogni giorno, soprattutto quando il potere tenta di riscrivere la realtà con le proprie parole.

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