Assurdo! Politico si ritrova accampato in strada! Ecco chi è e cosa sta facendo. Il retroscena shock

Davanti all’ospedale Veneziale di Isernia è comparsa una tenda: non un gesto simbolico da qualche ora, ma un presidio che il sindaco Piero Castrataro ha scelto di rendere concreto, dichiarando di volerci dormire dalla notte precedente e proseguire “a oltranza”. La ragione della protesta, nelle parole riportate, è legata agli ulteriori tagli ai servizi essenziali previsti nel Pos (Piano operativo sanitario), che secondo il primo cittadino rischiano di indebolire ulteriormente l’offerta sanitaria del territorio.

“Non sarà una protesta comune”: il messaggio del sindaco e il richiamo alla comunità

Castrataro costruisce la sua iniziativa come un atto di presenza fisica prima ancora che politica. Nel suo intervento insiste su un’immagine precisa: mentre “le luci dell’Ospedale” restano accese, anche la sua protesta vuole rimanere visibile, rompendo quello che definisce un “silenzio che fa troppo rumore”, cioè l’attesa di risposte che non arrivano.

Il tono è volutamente emotivo e comunitario: parla di una città che “merita cure, dignità e certezze” e rivendica che le battaglie non si combattono solo “negli uffici” o “dietro una scrivania”, ma talvolta vanno riportate “dove il bisogno è reale” e “dove ogni minuto conta”. La tenda, quindi, non è presentata come teatro mediatico, ma come un presidio “di cuore e di corpo” davanti a un luogo che, nel suo racconto, appartiene a tutti.

Il nodo dei “tagli” nel Pos: perché la protesta nasce ora

Il punto di partenza, nella ricostruzione, è l’impatto del Pos sui servizi dell’ospedale e più in generale sul sistema locale. Il sindaco parla di “tagli ai servizi essenziali”, quindi non di semplici riorganizzazioni interne, ma di scelte che, a suo avviso, possono tradursi in riduzione di garanzie per i cittadini: tempi, prestazioni, reparti, capacità di risposta.

La protesta arriva in un momento particolarmente delicato anche sul piano simbolico: durante le festività. Castrataro decide di occupare fisicamente quello spazio mentre la città è in un periodo “sospeso”, proprio per evitare che la questione sanitaria scivoli sullo sfondo e diventi una notizia “di routine”.

La replica dell’Asrem: “Azione strumentale, pensi a rendere la città più attrattiva”

La risposta dell’azienda sanitaria molisana (Asrem) è netta e sposta immediatamente il conflitto su un altro terreno. Invece di entrare nel merito politico della protesta, l’Asrem critica il metodo: “Piuttosto che accamparsi davanti ai luoghi di cura, il sindaco dovrebbe concentrarsi su ciò che rientra nelle sue dirette funzioni: rendere la città di Isernia più attrattiva e vitale”.

Il concetto chiave è la definizione dell’iniziativa come “strumentale”. Per l’Asrem, il problema principale non è l’azione dimostrativa davanti all’ospedale, ma la capacità del territorio di trattenere e attrarre professionisti: sostiene infatti che “i giovani medici non scelgono una sede solo in base al lavoro in reparto, ma valutano anche la qualità della vita che la città offre fuori dall’ospedale”. In altre parole, l’azienda sanitaria ribalta l’argomento: la tenuta dei servizi sanitari si lega anche alla forza del contesto urbano, e su quello – suggerisce – il sindaco dovrebbe intervenire.

Competenza e responsabilità: Asrem richiama la “struttura commissariale”

Nella sua replica, l’Asrem aggiunge un passaggio istituzionale che punta a delimitare le responsabilità: precisa che la programmazione sanitaria è “esclusiva della struttura commissariale e non della direzione generale”. È un modo per dire che le scelte di pianificazione non dipendono direttamente dalla gestione quotidiana dell’azienda e che, quindi, attribuire all’Asrem la “paternità politica” delle decisioni potrebbe essere fuorviante.

Questo elemento è centrale nello scontro: da un lato il sindaco denuncia l’effetto concreto dei tagli sui cittadini; dall’altro l’azienda sanitaria richiama la catena di comando e sposta il bersaglio decisionale su un livello commissariale.

“Crediamo nel Veneziale”: investimenti, apparecchiature e università

Pur criticando la protesta, l’Asrem rivendica di credere nel valore dell’ospedale Veneziale e indica una serie di azioni presentate come prova di impegno: “sono stati stanziati e investiti fondi significativi per il rinnovo delle apparecchiature medicali, per garantire diagnostica e cure all’avanguardia”.

In più, viene citato il lavoro per far inserire l’ospedale nella rete formativa dell’Università degli Studi del Molise, con l’obiettivo di accogliere giovani specializzandi. È un passaggio importante perché lega la prospettiva del Veneziale non solo ai servizi immediati, ma anche a una strategia di medio periodo: attrarre formazione significa attrarre presenze, e quindi tentare di rendere più sostenibile l’organico e la continuità professionale.

Chi è Castrataro: profilo politico e coalizione che lo ha eletto

Il testo ricorda anche il percorso del sindaco, utile a leggere il peso politico della protesta. Castrataro ha avuto “una breve esperienza da assessore tecnico” in una giunta di centrodestra, ma è stato eletto sindaco nel 2021 con una coalizione sostenuta da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Volt e due liste civiche. Questo dettaglio fa capire perché la scelta della tenda davanti all’ospedale assuma un valore pubblico forte: non parla solo a un elettorato locale, ma inserisce la sanità molisana dentro una dinamica di confronto politico più ampia, tra livelli istituzionali diversi.

In sintesi, l’immagine del sindaco che dorme in tenda è la punta dell’iceberg di un conflitto su tre piani:

1. Piano sociale: la paura che i tagli incidano su servizi considerati essenziali e su un diritto percepito come non negoziabile.


2. Piano istituzionale: il rimpallo di competenze tra Comune, Asrem e struttura commissariale, con responsabilità che si incrociano e spesso si sovrappongono nella comunicazione pubblica.


3. Piano politico-comunicativo: il sindaco sceglie un gesto “fisico” per alzare l’attenzione; l’Asrem risponde definendolo “strumentale” e spostando il tema su attrattività urbana e reclutamento dei medici.

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Il presidio davanti al Veneziale non è solo una protesta contro una misura tecnica: è la rappresentazione visibile di una frattura tra chi teme un arretramento dei servizi e chi rivendica investimenti e percorsi di rilancio, contestando però la legittimità del gesto del sindaco. Nel mezzo resta la domanda che pesa su ogni territorio periferico quando la sanità si riorganizza: chi garantisce le cure, con quali risorse, e con quale orizzonte?

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