L’ultimo sondaggio YouTrend per SkyTg24 fotografa un panorama politico in lento ma evidente movimento: sommando le forze potenzialmente alleabili, il cosiddetto “campo progressista” (PD, M5S, Alleanza Verdi-Sinistra, +Europa) raggiunge il 48%, mentre il centrodestra unito (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati) si ferma al 44%.
Non è ancora un terremoto, ma è un sorpasso che non si vedeva dal 2022, l’anno del trionfo elettorale della coalizione guidata da Giorgia Meloni. E arriva in una fase in cui il gradimento del governo, pur rimanendo alto, mostra segni di erosione progressiva.
Un sorpasso che mancava dal 2022
Dal voto politico del 25 settembre 2022 in poi, la dinamica tra maggioranza e opposizioni è apparsa a lungo bloccata: centrodestra stabile in testa, opposizioni divise e con difficoltà a superare, perfino teoricamente, la soglia psicologica del 45% complessivo.
Il nuovo rilevamento di YouTrend ribalta, almeno sul piano aritmetico, questo schema:
Campo progressista (PD, M5S, AVS, +Europa): circa 48%
Centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati): circa 44%
Sono poco meno di quattro punti di distacco, un margine che non basta di per sé a garantire una vittoria alle urne – soprattutto in presenza di una legge elettorale mista e fortemente influenzata da come vengono costruite le coalizioni nei collegi – ma che racconta un’inversione di tendenza difficile da ignorare.
La lettura più prudente è quella di un “avviso” politico: l’egemonia numerica del centrodestra non è più scontata, e l’idea di un’alternativa competitiva torna a essere supportata dai numeri, non solo dai discorsi delle opposizioni.
Fratelli d’Italia resta primo partito, ma il PD accorcia le distanze
Sul piano dei singoli partiti, i rapporti di forza restano chiari:
Fratelli d’Italia è ancora primo partito con un consenso vicino al 28%, in leggero calo (circa -0,7 punti) rispetto alla precedente rilevazione.
Partito Democratico si attesta poco sopra il 22%, in crescita di circa 1 punto nell’ultima rilevazione.
Il dato politico decisivo è la distanza tra FdI e PD, che scende sotto la soglia dei sei punti percentuali. Un margine ancora consistente, ma non più abissale come nella fase immediatamente successiva alle politiche del 2022, quando il partito di Meloni sembrava viaggiare su binari separati rispetto a tutte le altre forze.
La tendenza è lenta, quasi silenziosa:
FdI scivola di qualche decimale;
il PD procede per piccoli incrementi successivi;
ma in un quadro rimasto congelato per quasi due anni, anche movimenti inferiori all’1% assumono un peso specifico importante. Segnalano che l’elettorato di centrodestra non è più monolitico e che una parte dell’area progressista sta ritrovando un baricentro più solido attorno al partito guidato da Elly Schlein.
Il Movimento 5 Stelle tiene, Lega e Forza Italia arretrano
Alle spalle dei due protagonisti principali, il Movimento 5 Stelle si conferma terza forza politica con un consenso intorno al 13–14%, sostanzialmente stabile.
Né balzi in avanti, né crolli: è la fotografia di un elettorato consolidato, che sembra aver trovato un proprio “zoccolo duro”, ma non vive al momento una fase di espansione.
Più problematica è invece la situazione nel resto della maggioranza:
Lega: scende sotto l’8%, perdendo circa mezzo punto. Un dato simbolicamente pesante per un partito che, nella stagione del consenso massimo (era Salvini-Ministro dell’Interno), viaggiava su tutt’altra scala.
Forza Italia: arretra ulteriormente e viene superata da Alleanza Verdi-Sinistra, che la precede di uno 0,1% nelle intenzioni di voto.
Il sorpasso di AVS ai danni di FI è minimo sul piano numerico, ma altamente significativo sul piano simbolico e del trend: segnala sia le difficoltà degli azzurri nel definire una nuova identità dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, sia la persistente capacità di uno schieramento ecologista e di sinistra radicale di intercettare sensibilità che non si riconoscono né nel PD né nel M5S.
Il fronte dei “piccoli”: Azione davanti, Italia Viva in affanno
Sul versante delle formazioni minori, il sondaggio conferma una forte frammentazione del centro e dei partiti sotto il 4%:
Azione si colloca poco sotto il 4%, risultando la più competitiva tra le forze centriste.
+Europa si attesta intorno al 3%, un risultato superiore a molte rilevazioni precedenti.
Italia Viva resta in area 2%.
Noi Moderati si aggira attorno all’1%.
Un elemento importante, evidenziato anche da diverse analisi, è la scelta metodologica: Azione, nonostante il suo posizionamento più vicino al centrosinistra su alcuni temi, viene generalmente esclusa dai calcoli del campo progressista perché Carlo Calenda continua a ribadire il no a un’alleanza organica con il PD.
Questo dettaglio politico non è secondario: dimostra come i numeri delle coalizioni siano, almeno in parte, il prodotto di scelte soggettive – chi includere, chi escludere, quali ponti considerare praticabili e quali no – e non soltanto il risultato “puro” dei dati demoscopici.
Coalizioni a confronto: 48% contro 44%
La parte più “politica” del sondaggio riguarda la somma dei blocchi. Se si aggregano i partiti secondo lo schema oggi più plausibile, il quadro è questo:
Campo progressista potenziale:
PD
M5S
Alleanza Verdi-Sinistra
+Europa
→ circa 48% complessivo
Centrodestra di governo:
Fratelli d’Italia
Lega
Forza Italia
Noi Moderati
→ circa 44% complessivo
Nel 2022 la situazione era opposta: il centrodestra viaggiava stabilmente sopra il 45–47%, con le opposizioni divise e in affanno. Oggi, a tre anni dal voto, la fotografia si ribalta: la coalizione di governo si trova sotto il 45%, mentre le opposizioni “potenzialmente alleabili” superano la soglia del 48%, diventando – almeno nei numeri – maggioranza relativa nel Paese.
Tradotto in termini di clima politico, significa che:
il vantaggio del centrodestra non è più strutturale;
l’idea di un campo progressista competitivo non è più un semplice slogan;
eventuali elezioni politiche, oggi, si aprirebbero con uno scenario molto più incerto rispetto al 2022.
I limiti della “somma aritmetica”
C’è però un caveat fondamentale, che lo stesso istituto e le principali testate sottolineano: una somma di percentuali non si trasforma meccanicamente in seggi parlamentari.
Ci sono almeno tre variabili che possono ribaltare il risultato:
1. La legge elettorale
L’attuale sistema misto (quota proporzionale e quota maggioritaria nei collegi uninominali) non premia soltanto chi ha più voti in termini assoluti, ma anche chi riesce a presentarsi unito e competitivo in ogni collegio. Un campo progressista diviso su candidati e programmi rischierebbe di disperdere il vantaggio percentuale.
2. La capacità di fare coalizione reale
Mettere insieme PD, M5S, AVS e +Europa su un foglio di Excel è relativamente semplice; farlo su collegi, candidature, programmi e leadership è un’operazione politicamente molto più complessa, come dimostrano le tensioni degli ultimi anni nelle amministrative e nelle regionali.
3. L’astensione e la volatilità elettorale
L’Italia resta un Paese ad alta volatilità di voto e con un’astensione in crescita strutturale. Sondaggi e risultati reali, negli ultimi cicli elettorali, hanno mostrato scarti non trascurabili proprio per l’imprevedibilità della partecipazione e degli ultimi spostamenti di voto.
Per questo il sorpasso del campo progressista va letto come un segnale di tendenza, non come un pronostico sulle prossime politiche.
Un quadro più mobile di quanto sembri
Nonostante queste cautele, il sondaggio YouTrend per SkyTg24 introduce un elemento nuovo nel dibattito pubblico: la maggioranza politica nel Paese non coincide più, almeno nei sondaggi, con la maggioranza parlamentare.
Negli ultimi due anni la narrazione prevalente è stata quella di un potere ben saldo nelle mani del centrodestra, sia sul piano dei numeri in Parlamento, sia sul piano dei consensi nel Paese. La nuova fotografia demoscopica racconta invece:
un centrodestra ancora al governo ma meno dominante nei consensi;
un campo progressista che, pur tra divisioni e ambiguità, torna a essere numericamente competitivo;
una zona centrale frammentata, che potrebbe risultare decisiva nel caso in cui la contesa tra blocchi restasse così ravvicinata.
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Conclusioni: un’alternativa c’è, ma è ancora tutta da costruire
Il dato più politico di questo sondaggio è semplice, ma non banale: l’alternativa esiste.
Non è ancora un progetto compiuto, non è una coalizione definita, non è una leadership condivisa. Ma per la prima volta dalla vittoria del 2022, i numeri indicano che un’area progressista larga, se fosse davvero in grado di presentarsi unita, partirebbe in vantaggio sul centrodestra.
La strada verso le prossime elezioni politiche è lunga e in politica nessun trend è irreversibile. Ma a dicembre 2025 il segnale che arriva dalle rilevazioni YouTrend per SkyTg24 è chiaro:
il dominio numerico della coalizione di governo non è più scontato;
il campo progressista ha smesso di inseguire e ha iniziato, almeno nei sondaggi, a sorpassare;
la prossima partita elettorale, quando si aprirà davvero, potrebbe essere molto più aperta di quanto apparisse soltanto un anno fa.



















