Video al vetriolo sui social. Alessandro Di Battista torna a far parlare di sé con un durissimo attacco rivolto a Jovanotti e, più in generale, ai cantanti che hanno scelto di non esporsi pubblicamente sul massacro di Gaza. Un’accusa diretta, con nomi e riferimenti precisi, che sta già facendo discutere.
Il casus belli è un video diffuso da Di Battista sui suoi canali, in cui critica le dichiarazioni di Lorenzo Cherubini — in arte Jovanotti — che, nelle scorse settimane, aveva affermato di non voler commentare il conflitto israelo-palestinese perché «non ho niente di intelligente da dire». Una posizione che Di Battista definisce “estremamente scorretta”.
«Non è una questione di tifoserie. Non è da entrambe le parti. Io sono tifoso solo della pace, della tregua», Di Battista ripetendo le parole di Jovanotti (sul palco) e poi riprende attaccando «Chi ha un ruolo pubblico importante lo deve esercitare. Altrimenti meglio chi ammette apertamente di non parlare mai di politica, piuttosto che chi interviene solo quando gli conviene».
Di Battista critica il non schierarsi del Cantate, colui che ha un grande potere mediatico e che dovrebbe avere almeno una posizione e ideale forte.
Di Battista ricorda che in passato Jovanotti non ha esitato a esporsi politicamente, ad esempio sostenendo Matteo Renzi, e sottolinea quella che ai suoi occhi appare come una contraddizione: il silenzio sull’occupazione, sull’apartheid, sul genocidio, compensato da generiche espressioni di equidistanza e inviti alla pace.
«Facendo finta di non esprimerti, ti stai esprimendo eccome», afferma l’ex deputato M5S. «Quando dici che ci sono due schieramenti che si affrontano, che tu non dici niente perché non hai nulla di intelligente da dire, stai prendendo posizione. Una posizione che ignora deliberatamente parole come occupazione, pulizia etnica, genocidio».
Lo sfogo arriva mentre il mondo dello spettacolo italiano resta in gran parte silenzioso di fronte alla crisi umanitaria in Palestina, con poche eccezioni. Un silenzio che Di Battista considera “comodo”, specie per chi ha una grande visibilità.
Non è la prima volta che l’ex parlamentare se la prende con il mainstream culturale e mediatico. Ma stavolta, l’affondo contro una figura amatissima come Jovanotti apre un fronte nuovo e potenzialmente divisivo.
Lo scenario sul terreno
Palestinesi si riuniscono per ricevere cibo da una cucina di beneficenza, in piena crisi di fame, a Gaza City, 28 luglio 2025. REUTERS/Khamis Al-Rifi
Palestinesi si riuniscono per ricevere cibo da una cucina di beneficenza, in piena crisi di fame, a Gaza City, 28 luglio 2025. REUTERS/Khamis Al-Rifi
L’Ipc, il sistema usato dall’Onu per valutare l’insicurezza alimentare, ha diffuso i nuovi dati sulla gravità della malnutrizione nella Striscia
«Nella Striscia di Gaza si sta concretizzando lo scenario peggiore, la carestia. Il conflitto e gli sfollamenti si sono intensificati, mentre l’accesso al cibo e ad altri beni e servizi essenziali è crollato a livelli senza precedenti».
Anche l’Ipc ha sciolto le riserve. Nel suo ultimo rapporto, l’Integrated Food Security Phase Classification, il sistema di Classificazione Integrata della Sicurezza Alimentare usato dall’Onu e da molti governi per classificare e comunicare la gravità dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione, ha diffuso i nuovi dati pochi minuti dopo le 10 del mattino.
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Lo sfogo di Alessandro Di Battista contro Jovanotti e, più in generale, contro il silenzio del mondo dello spettacolo italiano di fronte al massacro in corso a Gaza, non è solo una polemica isolata. È il riflesso di un disagio più profondo: quello di un’opinione pubblica sempre più fratturata tra chi chiede prese di posizione chiare e chi, per prudenza o convenienza, preferisce tacere.
In un momento storico in cui l’emergenza umanitaria a Gaza ha raggiunto livelli catastrofici, con la fame che dilaga e le istituzioni internazionali che parlano apertamente di carestia e di rischio genocidio, il silenzio dei personaggi pubblici appare sempre meno neutrale. Di Battista mette il dito in una piaga dolorosa: l’assenza di coraggio in chi potrebbe usare la propria visibilità per rompere l’indifferenza.
Il suo attacco potrà sembrare divisivo, ma è anche un appello a non voltarsi dall’altra parte. Perché in tempi come questi, anche il silenzio è una forma di scelta. E la Storia, prima o poi, chiederà conto.



















