La vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci e il futuro di Report continua ad assumere dimensioni sempre più politiche. Dopo le indiscrezioni sul lavoro del Comitato Etico della Rai e le prese di posizione arrivate dal centrodestra, il Movimento 5 Stelle interviene con toni durissimi e denuncia quello che considera un vero e proprio tentativo di utilizzare il caso Lavitola per mettere fuori gioco il giornalista e indebolire una delle trasmissioni d’inchiesta più importanti del servizio pubblico.
A intervenire è stata la senatrice Barbara Floridia, già presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che in un video pubblicato sui social ha parlato di una situazione «inverosimile», sostenendo che Ranucci sarebbe diventato vittima per tre volte: prima dell’attentato subito, poi della manipolazione attribuita a Walter Lavitola e infine, secondo la sua interpretazione, della stessa Rai, che ora sta valutando la sua posizione attraverso il Comitato Etico.
Sulla stessa linea si è espresso anche Giuseppe Conte, che ha voluto sottolineare quello che considera il punto decisivo dell’intera vicenda: Ranucci risulta parte lesa e, allo stato degli elementi emersi, non risulta che la sua attività giornalistica sia stata condizionata dal rapporto con Lavitola. Per il presidente del Movimento 5 Stelle, proprio questo dovrebbe impedire di trasformare l’inchiesta sull’attentato in un’occasione politica per colpire Report.
Floridia: “Ranucci vittima tre volte, adesso anche della Rai”
Barbara Floridia parte dall’attentato subito dal giornalista, ricordando che Ranucci ha rischiato la propria vita e quella dei suoi familiari. Secondo la senatrice pentastellata, è proprio questo elemento che rende paradossale il dibattito attuale sulla sua eventuale sospensione dalla conduzione.
«Non so se sto assistendo a una tragedia o a una commedia perché ha dell’inverosimile quello che sta accadendo a Sigfrido Ranucci», afferma Floridia, descrivendo il conduttore come una persona che sarebbe stata prima colpita da un attentato e successivamente manipolata da qualcuno che conosceva e di cui, secondo l’impostazione investigativa richiamata dalla stessa senatrice, non conosceva i presunti progetti.
Floridia insiste soprattutto sull’assenza di elementi che indichino una consapevolezza di Ranucci rispetto all’attentato. «Anche dalle chat scambiate con Lavitola risulta assolutamente inconsapevole», sostiene, respingendo l’idea che il rapporto tra i due possa essere automaticamente trasformato in una responsabilità del giornalista.
Il nodo Lavitola e l’inchiesta sull’attentato
Al centro della vicenda resta Walter Lavitola, indicato nell’inchiesta come presunto mandante dell’attentato. La magistratura sta ricostruendo motivazioni, rapporti e contatti, mentre il dibattito politico si è concentrato rapidamente sulle conversazioni e sulle relazioni personali intercorse tra Lavitola e Ranucci.
Per Floridia, però, questo è proprio il punto sul quale bisogna evitare qualsiasi sovrapposizione. Conoscere qualcuno, aver avuto rapporti personali o professionali e aver scambiato messaggi non significa automaticamente condividere eventuali progetti illeciti o essere responsabili delle azioni commesse da quella persona.
La senatrice ricorda inoltre un elemento umano: l’attentato avvenne nei pressi dell’abitazione di Ranucci, con il rischio concreto che potessero essere coinvolti anche i suoi familiari. È proprio per questo che considera assurda qualsiasi interpretazione che finisca per spostare l’attenzione dalla posizione del giornalista come vittima.
Conte: “Il gip ha accertato che fosse parte lesa”
Giuseppe Conte interviene con una posizione molto netta e, nella dichiarazione rilanciata sui social, concentra l’attenzione sulla qualificazione processuale della posizione di Ranucci.
«Sul caso Ranucci, la cosa che mi sta più a cuore è che il gip abbia accertato che lui fosse parte lesa», afferma il presidente del Movimento 5 Stelle.
Conte riconosce che il giornalista possa aver mostrato ingenuità nei rapporti con Lavitola, ma sottolinea contemporaneamente che non risulta un condizionamento delle sue inchieste giornalistiche. Da qui la conclusione politica: “La destra deve lasciare stare Report”.
Il ragionamento del leader pentastellato è chiaro: eventuali valutazioni sui comportamenti personali di Ranucci possono essere discusse e approfondite, ma non devono diventare il pretesto per mettere in discussione il lavoro della trasmissione o per trasformare la vittima dell’attentato nel bersaglio principale della polemica politica.
Il Comitato Etico della Rai diventa il nuovo centro dello scontro
La polemica si concentra adesso sul Comitato Etico della Rai, chiamato a esprimere un parere sulla condotta del giornalista e sul rispetto del codice etico aziendale. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, il documento dovrebbe arrivare prima di Ferragosto e sarà destinato all’amministratore delegato Giampaolo Rossi.
Floridia si domanda apertamente che cosa l’organismo possa contestare al conduttore e attacca l’ipotesi che un eventuale parere critico possa essere utilizzato per sospenderlo.
La senatrice ricorda inoltre che in passato la Rai non avrebbe assunto provvedimenti altrettanto drastici di fronte a scontri interni molto duri tra redazioni e direttori. Da qui il sospetto politico espresso dal M5S: che nei confronti di Ranucci venga applicato un metro molto più severo proprio perché Report rappresenta da anni una trasmissione scomoda per una parte del potere politico.
“Vorrei sapere che cosa sta scrivendo il Comitato Etico”
Floridia entra direttamente nella questione del documento che la Rai sta preparando e pone una domanda destinata ad alimentare ulteriormente lo scontro. «Questo Comitato Etico che sta indagando e sta stilando un report per l’amministratore delegato della Rai vorrei proprio sapere che cosa sta scrivendo», afferma.
Il parere, però, secondo quanto già emerso, dovrebbe rimanere riservato e non essere pubblicato. Questo elemento potrebbe diventare a sua volta oggetto di contestazione, perché una decisione importante sul futuro di una figura pubblica come Ranucci potrebbe essere influenzata da un documento non accessibile all’opinione pubblica.
Per il Movimento 5 Stelle, qualsiasi decisione dovrebbe quindi essere accompagnata da spiegazioni estremamente chiare, soprattutto in considerazione dell’enorme sensibilità politica del caso.
Lo scontro con Salvini
Nel mirino di Floridia finisce anche Matteo Salvini, che nelle ultime ore ha sostenuto che, fino a quando non sarà fatta piena chiarezza sui rapporti tra Ranucci e Lavitola, sarebbe opportuno che Report proseguisse senza il suo attuale conduttore.
Per la senatrice M5S, quella posizione dimostra che una parte della destra sarebbe pronta a sfruttare l’inchiesta per ottenere un risultato desiderato da tempo: togliere Ranucci dalla conduzione.
Floridia usa toni sarcastici anche nei confronti del leader della Lega, accusandolo di occuparsi di qualsiasi vicenda politica e mediatica mentre dovrebbe concentrarsi maggiormente sui dossier legati al proprio ministero.
La polemica si allarga così oltre la Rai e diventa un confronto diretto tra maggioranza e opposizione sulla libertà del servizio pubblico.
Il parallelo con il caso Delmastro
Il passaggio politicamente più duro dell’intervento di Floridia arriva quando la senatrice mette a confronto il trattamento riservato a Ranucci con quello che il Movimento 5 Stelle contesta alla maggioranza sul caso Delmastro.
Secondo Floridia, sarebbe paradossale che la stessa destra che chiede trasparenza e conseguenze nei confronti di Ranucci abbia invece difeso politicamente Andrea Delmastro e abbia impedito l’accesso a chat finite al centro di un’altra controversia.
«Dopo aver scudato Delmastro e le chat, quelle non le abbiamo viste», attacca la senatrice, evocando le conversazioni sulle quali il M5S ha chiesto ripetutamente maggiore trasparenza.
Il confronto serve alla parlamentare pentastellata per accusare la maggioranza di utilizzare due criteri differenti: protezione quando le vicende riguardano esponenti del centrodestra, massima severità quando invece al centro della polemica finisce un giornalista spesso critico nei confronti del potere politico.
Report come simbolo dello scontro sull’informazione
Dietro la vicenda personale di Ranucci c’è ormai una questione molto più ampia che riguarda la funzione di Report e, più in generale, l’autonomia dell’informazione Rai.
Da anni la trasmissione porta avanti inchieste che hanno coinvolto governi, partiti, aziende e grandi interessi economici. Proprio per questo ogni decisione sulla sua conduzione viene inevitabilmente letta attraverso una lente politica.
Il rischio per la Rai è evidente: un eventuale allontanamento di Ranucci, soprattutto in questa fase, potrebbe essere interpretato da una parte dell’opinione pubblica come la conseguenza delle pressioni esercitate dalla maggioranza. Al contrario, una conferma senza alcuna conseguenza potrebbe essere contestata da chi sostiene che i rapporti con Lavitola debbano essere approfonditi anche sotto il profilo aziendale.
Il M5S: distinguere l’ingenuità dalla responsabilità
La linea pentastellata non consiste nel sostenere che ogni comportamento di Ranucci debba essere sottratto a qualsiasi valutazione. Anche Conte parla espressamente di «ingenuità» nei rapporti con Lavitola.
Il punto, però, è impedire che quella possibile ingenuità venga trasformata in una responsabilità completamente diversa e utilizzata per giustificare una decisione editoriale che il centrodestra avrebbe già auspicato da tempo.
Secondo Conte, ciò che conta è che non risulta che Lavitola abbia condizionato le inchieste giornalistiche di Report. Se questo punto rimane fermo, sostiene il leader del M5S, il futuro della trasmissione non dovrebbe essere messo in discussione sulla base della sola esistenza di un rapporto personale.
Floridia accusa: “La destra voleva farlo fuori da tempo”
La senatrice arriva quindi alla propria accusa più politica: la vicenda attuale rappresenterebbe per la destra un’occasione utile per raggiungere un obiettivo che, a suo giudizio, esisterebbe da molto prima dell’inchiesta Lavitola.
Floridia richiama le polemiche degli anni precedenti, comprese quelle legate a Maurizio Gasparri, e sostiene che Ranucci sia da tempo nel mirino di settori della maggioranza.
L’arresto di Lavitola avrebbe così fornito un nuovo argomento per riaprire una battaglia già esistente e spostarla dal terreno delle critiche politiche a quello della permanenza stessa del giornalista alla conduzione.
La Rai davanti a una scelta difficilissima
Il servizio pubblico si trova ora in una posizione estremamente delicata. Il Comitato Etico deve concludere la propria valutazione, mentre parallelamente la politica continua ad aumentare la pressione.
Qualunque scelta verrà effettuata avrà conseguenze che andranno molto oltre una singola trasmissione. Se Ranucci dovesse essere sospeso, la Rai dovrà spiegare in maniera estremamente precisa quali comportamenti abbiano giustificato il provvedimento e perché siano stati considerati incompatibili con il codice etico.
Se invece non emergeranno elementi sufficienti per adottare misure, resterà comunque aperto il confronto sulle modalità con cui il caso è stato gestito e sulla pressione politica esercitata durante l’istruttoria.
“Una tragedia culturale per il Paese”
Floridia conclude il suo intervento utilizzando una formula particolarmente dura. All’inizio, afferma, non riusciva a capire se ciò che stava accadendo fosse una «commedia» o una «tragedia». Alla fine, però, la sua valutazione diventa nettamente politica: sarebbe una “tragedia culturale” per il Paese.
Il riferimento riguarda il rapporto tra politica, giornalismo e servizio pubblico. Secondo la parlamentare, sarebbe culturalmente gravissimo che un giornalista d’inchiesta, dopo essere stato vittima di un attentato e di quella che considera una manipolazione, finisse per subire anche conseguenze professionali proprio mentre coloro che lo hanno attaccato politicamente chiedono la sua sospensione.
Il caso Ranucci diventa uno scontro nazionale
La vicenda, dunque, è ormai uscita completamente dai confini dell’inchiesta giudiziaria. Magistratura, Rai e politica si muovono su tre piani diversi, ma inevitabilmente intrecciati.
La magistratura dovrà stabilire responsabilità e moventi dell’attentato. Il Comitato Etico dovrà valutare eventuali comportamenti incompatibili con le regole interne dell’azienda. La Rai dovrà infine decidere se quegli elementi abbiano conseguenze sulla conduzione di Report.
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La politica, nel frattempo, ha già scelto i propri fronti.
Da una parte Salvini e altri esponenti del centrodestra chiedono piena chiarezza e mettono in discussione la permanenza di Ranucci alla guida del programma. Dall’altra Conte, Floridia e il Movimento 5 Stelle sostengono che il giornalista sia innanzitutto una vittima e denunciano quello che considerano un tentativo di utilizzare l’inchiesta per colpire una voce scomoda del servizio pubblico.
Il passaggio decisivo arriverà con le conclusioni del Comitato Etico. Fino ad allora, però, il punto ribadito dal M5S resta uno: Ranucci è parte lesa nell’inchiesta sull’attentato e, in assenza di elementi che dimostrino un condizionamento della sua attività giornalistica, Report non dovrebbe diventare il bersaglio politico di una vicenda nella quale il suo conduttore ha rischiato la vita.



















