L’ennesima scintilla attorno alla Rai e a Report diventa un caso politico nazionale. A far esplodere la polemica è una nota durissima degli esponenti del Movimento 5 Stelle in Commissione di Vigilanza Rai, che contestano l’ipotesi – riportata da La Notizia – di affidare a Tommaso Cerno una “striscia quotidiana” nel servizio pubblico. Una prospettiva definita senza giri di parole “troppo”, “imbarazzante” e soprattutto “un’operazione di regime”.
Nel mirino dei pentastellati finisce non solo il giornalista, ma l’intero impianto decisionale Rai: la scelta – se confermata – verrebbe letta come il rovesciamento totale del principio di equilibrio del servizio pubblico. La sintesi è incendiaria: “Chi attacca la Rai viene premiato dalla Rai”.
Il punto politico: una striscia quotidiana “pagata da tutti”
Il passaggio che apre lo scontro è netto: “Va bene tutto, ma una striscia quotidiana sul servizio pubblico pagato da tutti gli italiani affidata a Tommaso Cerno è troppo”. È una frase che non lascia margini: il M5S non contesta un’ospitata o un singolo intervento, ma la prospettiva di un appuntamento fisso, quotidiano, che per definizione assegna peso editoriale, visibilità e centralità narrativa.
Per i pentastellati, in altre parole, non è una questione di gusto televisivo: è un tema di uso del servizio pubblico e di scelte editoriali che, a loro giudizio, rischiano di trasformarsi in operazioni politiche.
“È la stessa persona che attacca Rai e Report”: l’accusa di campagna sistematica
Il cuore della contestazione sta nella descrizione che il M5S fa del profilo e del comportamento pubblico di Cerno. I parlamentari lo definiscono “la stessa persona che da direttore del Giornale di Angelucci conduce da settimane una campagna sistematica contro la Rai e contro Report, fatta di attacchi personali, insinuazioni e mistificazioni”.
Il lessico è pesante e deliberato: “campagna sistematica”, “attacchi personali”, “insinuazioni”, “mistificazioni”. Tradotto, secondo il M5S Cerno non sarebbe un commentatore “critico” che esercita diritto di opinione, ma il perno di una strategia di delegittimazione – in particolare verso Report e il suo gruppo di lavoro.
Da qui il paragone con “qualunque azienda editoriale appena rispettabile”: in quel contesto – sostengono – una collaborazione si interromperebbe immediatamente. E invece, dicono, avviene l’opposto.
“Non solo non lo fermano: lo premiano”. Il caso Domenica In e l’ipotesi della striscia
Il M5S sottolinea anche un altro elemento: “A partire dalla sua presenza a Domenica In”. È un riferimento chiaro al fatto che Cerno avrebbe già avuto spazio nel palinsesto Rai e che, secondo i pentastellati, quella scelta avrebbe dovuto essere già un campanello d’allarme.
Ma il salto di qualità – secondo la loro ricostruzione – è la striscia quotidiana: “Non solo Cerno continua ad avere spazio nel servizio pubblico, ma adesso emerge persino l’ipotesi di affidargli una striscia quotidiana”. Qui la critica si fa politico-editoriale: non si parla più di ospitate o pluralismo, ma di premio, promozione, legittimazione.
E infatti la frase più tagliente arriva subito dopo: “Tradotto: chi attacca la Rai viene premiato dalla Rai”.
“TeleAngelucci”: l’immagine che fa esplodere il caso
Il comunicato inserisce un’espressione destinata a diventare titolo: “Il servizio pubblico trasformato in TeleAngelucci… che degrado imbarazzante!”. È la formula con cui il M5S tenta di fissare nella percezione pubblica l’idea che la Rai stia scivolando verso una logica di controllo o influenza esterna, fino a perdere la propria autonomia e funzione originaria.
L’accusa non è solo simbolica: è politica. “TeleAngelucci” diventa un’etichetta che concentra in una parola l’intero impianto critico: l’idea di una Rai piegata, o comunque permeabile, a un circuito mediatico-politico che avrebbe interesse a colpire le trasmissioni d’inchiesta e le voci percepite come autonome.
La Vigilanza “bloccata”: l’affondo su Fratelli d’Italia
Il comunicato sposta poi il tiro su un altro piano, istituzionale. “Vorremmo sapere i motivi di una scelta simile, ma con la commissione di vigilanza bloccata questo ci è impedito”.
Qui la polemica non riguarda solo Cerno o i palinsesti: riguarda il controllo parlamentare sul servizio pubblico.
Il M5S sostiene che la Vigilanza sia di fatto paralizzata e che questa paralisi sia funzionale a consentire scelte non trasparenti: “Ecco perché Fratelli d’Italia continua a tenere in ostaggio la commissione: vogliono mano libera per operazioni di regime come questa a poche settimane dal referendum”.
In questa frase si innestano tre livelli:
1. accusa di metodo (“commissione tenuta in ostaggio”);
2. accusa di obiettivo (“mano libera”);
3. accusa di finalità politica (“operazioni di regime” in un momento cruciale, “a poche settimane dal referendum”).
Conte “scatenato”: il M5S alza il tono e prepara lo scontro pubblico
Il tuo titolo (“Conte scatenato”) si incastra perfettamente con il tono complessivo: la nota è costruita per alzare la temperatura e portare il caso fuori dai corridoi Rai, dentro il conflitto politico nazionale. Il Movimento lega esplicitamente il tema del pluralismo e dell’autonomia editoriale alla partita più ampia: referendum, clima democratico, ruolo del servizio pubblico.
Non viene citata una frase diretta di Conte nel lancio d’agenzia che hai riportato, ma la linea è coerente con la narrazione politica del M5S in queste settimane: difesa di Report, denuncia di pressioni, critica al “doppio standard” e attacco alle scelte Rai considerate punitive verso le voci scomode e indulgenti verso chi le attacca.
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Conclusione: una battaglia che non è solo televisiva
Il caso Cerno, così come lo imposta il M5S, non è una polemica di palinsesto. È una battaglia su tre fronti:
editoriale, perché riguarda chi viene messo al centro del servizio pubblico e con quali spazi;
istituzionale, perché chiama in causa la Vigilanza e la trasparenza delle decisioni;
politico, perché viene collocato dentro un contesto di scontro più ampio, con la parola “referendum” come sfondo esplicito e il rischio – denunciato – di una Rai trasformata in terreno di propaganda.


















