Le indagini sull’attentato che giovedì sera ha colpito il giornalista Sigfrido Ranucci, volto storico di Report su Rai3, entrano in una fase decisiva. L’esplosione avvenuta davanti alla sua abitazione a Pomezia, in provincia di Roma, ha semidistrutto due automobili appartenenti al conduttore e a sua figlia. Gli investigatori parlano di un atto intimidatorio di estrema gravità, un vero e proprio “salto di qualità” rispetto a episodi minori avvenuti in passato nella zona.
L’ordigno – secondo i primi rilievi – sarebbe stato una bomba carta potenziata, contenente circa un chilogrammo di polvere pirica pressata, collocata tra due vasi a una ventina di metri dalla villetta del giornalista. La deflagrazione è avvenuta poco dopo il rientro a casa di Ranucci, che era passato accanto alle auto pochi minuti prima. Anche la figlia, stando alle testimonianze raccolte, avrebbe rischiato di trovarsi nelle vicinanze.
Gli investigatori: “Un gesto intimidatorio studiato nei dettagli”
Le indagini sono condotte dal Nucleo investigativo di Frascati in collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia di Roma, che da ieri coordina il fascicolo.
Gli inquirenti ritengono che l’attacco non sia opera di professionisti, ma di persone che conoscevano bene i movimenti del giornalista e avevano una certa dimestichezza con materiali esplosivi rudimentali.
Fonti investigative riferiscono che Ranucci avrebbe fornito alcune indicazioni “importanti” durante la sua audizione in Procura, legate a minacce e avvertimenti ricevuti in passato dopo la messa in onda di alcune inchieste giornalistiche.
Le piste al vaglio collegano l’attentato a servizi trasmessi da Report su corruzione, criminalità organizzata e infiltrazioni negli appalti pubblici, ma non si esclude neppure un movente legato a inchieste future che il programma avrebbe in preparazione.
La svolta: individuata una Fiat 500 rubata e un uomo incappucciato
Una prima svolta nelle indagini è arrivata nelle ultime ore. Un testimone, residente a poche decine di metri dalla villetta, ha riferito di aver visto un uomo vestito di nero, con il volto coperto da un cappuccio, allontanarsi in fretta dal luogo dell’esplosione subito dopo il boato. L’uomo sarebbe fuggito verso un prato adiacente, dove – secondo la testimonianza – lo attendeva un’auto di piccola cilindrata.
Poco distante, gli agenti hanno rinvenuto una Fiat 500 rubata, che gli investigatori ritengono possa essere stata utilizzata per la fuga.
Le analisi del RIS di Roma, che sta esaminando i reperti dell’ordigno e i resti dell’auto, puntano a individuare tracce biologiche o impronte digitali che possano ricondurre agli autori materiali dell’attentato.
L’ipotesi dei “sospetti locali”
Gli inquirenti considerano ormai quasi certo che gli autori dell’attacco siano soggetti autoctoni, ben inseriti nel tessuto locale e a conoscenza delle abitudini di Ranucci.
La dinamica – l’ordigno lasciato tra due vasi, con la miccia già accesa – suggerisce che il giornalista sia stato pedinato o osservato nei giorni precedenti.
Una pista investigativa collega l’attentato a ambienti di malavita radicati nel litorale romano, in passato finiti al centro di inchieste di Report su appalti truccati, cantieri abusivi e traffici di rifiuti. Tuttavia, non si esclude un collegamento con gruppi ultras o reti di estrema destra che negli ultimi mesi avevano manifestato ostilità nei confronti del giornalista e della trasmissione Rai.
Solidarietà e mobilitazione civile
L’attentato ha scatenato un’ondata di solidarietà senza precedenti. Nella giornata di venerdì, circa quattrocento persone tra cittadini, giornalisti, rappresentanti sindacali e colleghi della Rai si sono radunati davanti alla villetta di Ranucci a Pomezia per esprimere vicinanza e sostegno.
“La tensione c’è, ma anche la soddisfazione per le incredibili testimonianze di affetto e solidarietà che continuano ad arrivare”, ha detto il giornalista, visibilmente commosso.
Messaggi di solidarietà sono arrivati anche dall’Ordine dei Giornalisti, dalla Fnsi e dal Cdr della Rai, che hanno chiesto “tutela immediata e protezione per chi fa informazione libera e coraggiosa”.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito l’attacco “un atto vile e inaccettabile contro la libertà di stampa e lo Stato di diritto”, mentre il premier Giorgia Meloni, pur da New York per un impegno internazionale, ha espresso “solidarietà personale e istituzionale a Ranucci e alla redazione di Report”.
Reazioni politiche e mediatiche
La vicenda ha scatenato un acceso dibattito politico. Esponenti dell’opposizione hanno parlato di “clima di odio verso la stampa libera” e di “tentativi sistematici di intimidire chi indaga sui poteri forti e sulla corruzione”.
Il segretario del Pd Elly Schlein ha dichiarato: “L’attacco a Ranucci è un attacco alla democrazia. Ci stringiamo attorno a lui e a tutti i giornalisti che non si piegano alle pressioni.”
Dal M5S, Giuseppe Conte ha ribadito che “colpire un giornalista significa colpire il diritto dei cittadini a sapere”, chiedendo “risposte rapide e ferme da parte dello Stato”.
La paura e la determinazione di Ranucci
Ranucci, tornato al lavoro nonostante la paura, ha ribadito la volontà di non fermarsi:
“Non mi farò intimidire. Report continuerà a raccontare i fatti, come ha sempre fatto, senza paura e senza padroni.”
La nuova stagione della trasmissione è attesa al debutto il 26 ottobre su Rai3, e molti colleghi temono che proprio la ripresa imminente del programma possa essere stata la miccia per l’attacco.
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Conclusione
A 48 ore dall’attentato, il quadro investigativo appare sempre più definito ma non ancora conclusivo. Gli investigatori si concentrano ora su due piste parallele: quella della criminalità locale e quella di possibili ritorsioni legate alle inchieste giornalistiche.
La priorità resta una: identificare l’uomo incappucciato e comprendere se agisse per conto di una rete più ampia.
Nel frattempo, la solidarietà del Paese intero si stringe attorno a un giornalista che, ancora una volta, paga il prezzo della sua libertà professionale.
“Chi colpisce la stampa – ha detto ieri sera Ranucci – colpisce la democrazia. E la democrazia non si spaventa.”



















