“Aveva ragione Conte”: l’imprenditore edile attacca Meloni sul Superbonus in TV. IL VIDEO DURISSIMO

Ospite da Giovanni Floris qualche tempo fa su LA7, l’imprenditore Cervellini denuncia il dietrofront del governo sul 110%: “Avevano promesso di difenderlo. Siamo delusi. Conte è stato l’unico a crederci davvero.”

> “Siamo profondamente delusi dalle promesse della Meloni. Aveva detto che avrebbe sostenuto il Superbonus. Invece l’ha smontato.”

 

Così l’imprenditore edile Cervellini si è espresso durante una puntata di diMartedì, condotta da Giovanni Floris su LA7. Con toni fermi ma accorati, ha raccontato la frustrazione di una parte del settore edilizio che, dopo aver investito tempo e risorse nel Superbonus 110%, si sente ora tradita dal governo in carica.

Cervellini ha parlato da tecnico, da imprenditore e da cittadino. E senza giri di parole ha tracciato una linea netta tra chi il Superbonus lo ha creato – Giuseppe Conte – e chi lo ha progressivamente smontato: Giorgia Meloni e il suo esecutivo.

“Lo conosco nei minimi dettagli. Andava reso strutturale”

“Mi occupo di progettazione per il 110 da due anni, conosco ogni dettaglio del provvedimento. Lo strumento funzionava, e andava reso strutturale. Anche l’Europa lo ha riconosciuto: ha dato quattro stelle su cinque al Superbonus. L’unica mancanza? Il fatto che non fosse permanente.”

Secondo Cervellini, proprio quella permanenza sarebbe dovuta arrivare con il nuovo governo. “Fratelli d’Italia aveva promesso di proteggerlo. E invece, appena arrivati al potere, lo hanno bloccato con la legge di bilancio.”

“I nostri tecnici non hanno trovato nulla”

L’imprenditore ha denunciato anche il vuoto di risposte concrete nei documenti economici del governo: “I nostri tecnici hanno analizzato la legge di bilancio riga per riga. Nessuna voce di copertura per i 110 miliardi in gioco. E da mesi chiediamo spiegazioni, ma nessuno ci ascolta.”

Il tono del suo intervento è quello di chi si sente abbandonato e costretto a difendersi da solo, nonostante l’impegno dimostrato nel rispettare e applicare una misura voluta proprio dallo Stato.

Un’occasione straordinaria, sprecata?

Il Superbonus aveva creato entusiasmo nel mondo dell’edilizia, della progettazione e della transizione ecologica. Migliaia di imprese hanno investito risorse e personale, nella convinzione che quella misura potesse diventare strutturale. Invece, dopo un lungo periodo di incertezze, stop normativi, stretta sulla cessione del credito e mancata pianificazione, molti si sono ritrovati senza rete di protezione.

Cervellini denunciava tutto questo già allora: “Abbiamo chiesto che il Superbonus fosse reso strutturale, e non lo dicevamo solo noi: anche le istituzioni europee ne avevano riconosciuto il valore. Ma il governo ha preferito abbandonarlo.”

Promesse tradite e silenzio istituzionale

In campagna elettorale, Fratelli d’Italia aveva promesso il rilancio e la tutela del Superbonus. Ma, come sottolineava l’imprenditore, “la legge di bilancio non contiene una sola voce che lo protegga davvero”. Una promessa non mantenuta, che ha lasciato deluse intere filiere produttive.

A distanza di tempo, il sentimento non è cambiato: c’è ancora amarezza, ma anche consapevolezza. “Ci siamo sgolati – diceva – per farci ascoltare. Abbiamo lanciato l’allarme per mesi. Nessuna risposta.” Parole che molti operatori del settore riconoscono ancora come proprie.

Una voce che ha fatto scuola

Il caso Cervellini non è isolato. La sua denuncia è diventata virale perché autentica, concreta, priva di filtri ideologici. Parlava come imprenditore, ma anche come cittadino che si aspettava coerenza. E che ha trovato invece un sistema istituzionale distante, più attento al bilancio che alle conseguenze sociali delle proprie decisioni.

Leggi anche

Conclusione: il Superbonus, tra memoria e futuro

Oggi si torna a parlare di bonus edilizi, transizione energetica e rigenerazione urbana. Ma la domanda resta: abbiamo imparato qualcosa dall’esperienza del 110%? Gli imprenditori, i tecnici e i cittadini che ci hanno creduto meritano risposte, non solo bilanci contabili.

La voce di Cervellini – pur risalente a qualche tempo fa – non è invecchiata. È ancora lì, a ricordarci che dietro le scelte politiche ci sono vite reali, contratti firmati, imprese costruite. E fiducia, che non è un credito d’imposta: una volta persa, non si recupera più.
VIDEO:

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini