Balle su balle, arrivano i dati shock che beccano Meloni e Governo. Libertà di stampa? – Il rapporto

Durante le sue comunicazioni al Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato con orgoglio un presunto miglioramento dell’Italia nella classifica mondiale sulla libertà di stampa, citando i dati dell’organizzazione internazionale Reporter senza frontiere (RSF).

> “Nel 2022, quando eravate al governo, l’Italia era al 58° posto. Oggi siamo al 49°: abbiamo risalito nove posizioni”,
ha dichiarato la Premier, rivolgendosi all’opposizione e presentando il dato come un successo del suo esecutivo.

Tuttavia, un’analisi pubblicata da The Vision e confermata da Pagella Politica rivela che la realtà è ben diversa da come Meloni l’ha raccontata.
Il punteggio effettivo dell’Italia è peggiorato, e il miglioramento nella posizione in classifica dipende unicamente dal peggioramento della situazione in altri Paesi, non da un reale progresso della libertà di stampa nel nostro.

I dati reali: meno punti, ma più in alto in classifica

Secondo l’indice annuale di Reporter senza frontiere, nel 2022 l’Italia occupava il 58° posto con un punteggio di 68,16.
Nel 2025, è effettivamente salita al 49° posto, ma con un punteggio più basso: 68,01.

Un dettaglio che cambia completamente la prospettiva:
mentre la Premier ha interpretato la “risalita” di nove posizioni come un miglioramento, in realtà il valore della libertà di stampa è diminuito.
Il miglioramento nel ranking è dovuto soltanto al peggioramento delle condizioni mediamente peggiori di altri Paesi, che hanno perso punti nel punteggio complessivo.

Sotto il governo Draghi, ad esempio, l’Italia aveva ottenuto un punteggio di 72,5, significativamente più alto dell’attuale.

Il contesto: meno libertà, più controllo e querele

Come ricorda The Vision, l’indice di RSF valuta ogni anno la libertà di stampa in 180 Paesi sulla base di cinque indicatori fondamentali:

contesto politico,

quadro legale,

contesto economico,

contesto socioculturale,

sicurezza dei giornalisti.

 

Negli ultimi tre anni, proprio in questi ambiti, l’Italia ha registrato un peggioramento diffuso.
Nonostante la Premier sostenga che la libertà di stampa “sia in salute”, gli osservatori internazionali segnalano:

pressioni crescenti sul servizio pubblico,

querele temerarie contro i giornalisti d’inchiesta,

interviste pilotate,

scioperi e proteste di intere redazioni,

e un clima di tensione e autocensura che ha ridotto la capacità del giornalismo di indagare liberamente il potere politico.

La “narrazione” di Meloni smontata dai dati

Pagella Politica sottolinea che la Premier ha confuso un dato negativo con uno positivo, piegandolo alla propria narrazione politica.
La “risalita” in classifica è stata presentata come un segno di successo del governo, mentre in realtà indica un arretramento della qualità del pluralismo e dell’indipendenza dei media in Italia.

Come scrive The Vision:

“Meloni piega i dati al suo volere, presentando la ‘risalita di 8 o 9 posizioni’ come un successo, ma è noto a tutti quanto negli ultimi tre anni la libertà di stampa e di opinione, a partire dal servizio pubblico, sia stata fortemente limitata.”

 

Un quadro tutt’altro che positivo

Il risultato è che, nonostante il messaggio trionfalistico, l’Italia resta nella metà bassa della classifica mondiale, lontana dai Paesi europei con le migliori garanzie per l’informazione come Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca.
Il punteggio inferiore rispetto all’era Draghi evidenzia un deterioramento strutturale nel rapporto fra governo e giornalismo, alimentato da una crescente concentrazione del potere mediatico e dal controllo politico sulla RAI.

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Conclusione

L’episodio al Senato segna un nuovo caso di uso distorto dei dati pubblici da parte del governo.
Dietro l’annuncio della Premier, infatti, si nasconde una realtà scomoda: quella di un Paese dove la libertà d’informazione è sempre più fragile, e dove le classifiche internazionali migliorano non per meriti, ma per i peggioramenti altrui.

Un risultato che, come conclude The Vision,

“non racconta un’Italia più libera, ma un’Europa sempre più fragile nel difendere la libertà di stampa come pilastro della democrazia.”

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