Si apre un nuovo fronte politico e istituzionale attorno a Giusi Bartolozzi, magistrata attualmente capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, Bartolozzi starebbe valutando un futuro direttamente in politica e, in particolare, una candidatura con Fratelli d’Italia alle prossime elezioni politiche del 2027. Un’ipotesi che si intreccia però con una vicenda interna alla magistratura: il Consiglio superiore della magistratura ha infatti sospeso il procedimento relativo alla sua valutazione di professionalità in attesa degli sviluppi dell’inchiesta che la vede coinvolta a Roma per il caso Almasri.
Il quadro che emerge è dunque particolarmente delicato. Da una parte c’è la prospettiva di un passaggio dalla posizione di strettissima collaboratrice del Guardasigilli a quella di candidata del partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni; dall’altra rimane aperto il fronte giudiziario e professionale, con una decisione del Csm che potrebbe incidere sui prossimi passaggi della carriera della magistrata.
L’ipotesi di una candidatura con Fratelli d’Italia in Sicilia
Secondo la ricostruzione pubblicata dal quotidiano, Bartolozzi avrebbe confidato ad alcune persone a lei vicine di pensare a una candidatura alle elezioni politiche del prossimo anno. L’ipotesi sarebbe quella di correre con Fratelli d’Italia in Sicilia, regione con la quale Bartolozzi ha già un forte legame politico ed elettorale.
Non si tratterebbe infatti del suo esordio in politica. Bartolozzi è stata deputata nella XVIII legislatura, eletta nel 2018 con Forza Italia. Successivamente ha lasciato il partito nel 2021 e, dopo l’esperienza parlamentare, è tornata a esercitare le funzioni di magistrata.
Con la nascita del governo Meloni è arrivato poi un nuovo passaggio decisivo: Bartolozzi è diventata capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Una posizione di grande rilievo all’interno di uno dei ministeri politicamente più sensibili dell’esecutivo.
Adesso, secondo il retroscena, potrebbe arrivare un nuovo salto: il ritorno in Parlamento, questa volta nelle file di Fratelli d’Italia.
Il collegio siciliano e il possibile incastro elettorale
La partita riguarderebbe in particolare la Sicilia. Secondo quanto riportato, l’eventuale candidatura di Bartolozzi potrebbe inserirsi negli equilibri elettorali del centrodestra nell’isola e nelle scelte che Fratelli d’Italia dovrà compiere in vista delle Politiche del 2027.
Il quotidiano riferisce inoltre dell’ipotesi di un collegio attualmente riconducibile al ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, eletto in Sicilia. Gli equilibri potrebbero naturalmente cambiare quando saranno definite le candidature e, soprattutto, in base alla nuova legge elettorale sulla quale il Parlamento è chiamato a intervenire.
Per il momento, quindi, si tratta di scenari politici e non di una candidatura formalmente annunciata. Ma il fatto che il nome della capo di gabinetto del ministro della Giustizia venga già associato alle prossime elezioni rende il dossier politicamente rilevante.
Il precedente politico: deputata con Forza Italia
Il possibile ingresso in Fratelli d’Italia rappresenterebbe anche un nuovo capitolo nel percorso politico di Bartolozzi.
La magistrata conosce infatti già Montecitorio. Nel 2018 era stata eletta alla Camera nelle liste di Forza Italia. L’esperienza con il partito fondato da Silvio Berlusconi si era però conclusa nel 2021, quando Bartolozzi aveva lasciato il gruppo.
Successivamente era tornata in magistratura, prima di assumere l’incarico al ministero della Giustizia con Nordio.
È proprio questa traiettoria a rendere interessante il possibile approdo in FdI: non si tratterebbe di portare in Parlamento una figura completamente estranea alla politica, ma di recuperare una ex deputata che negli ultimi anni ha lavorato nel cuore dell’amministrazione della Giustizia e a diretto contatto con uno dei ministri più importanti del governo Meloni.
Ma sulla strada arriva la decisione del Csm
Parallelamente al possibile futuro politico, Bartolozzi deve però fare i conti con un’altra vicenda.
Il Csm ha sospeso il procedimento relativo alla valutazione della sua professionalità. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, la decisione è collegata all’inchiesta della Procura di Roma sul caso Almasri, nella quale Bartolozzi risulta indagata per false informazioni.
È importante precisare che un’indagine non equivale a una responsabilità accertata e che la posizione della magistrata dovrà essere valutata nelle sedi competenti. La decisione del Csm riguarda il procedimento amministrativo sulla professionalità e non costituisce una pronuncia di colpevolezza.
La scelta del Consiglio superiore della magistratura è però significativa perché congela, almeno temporaneamente, un passaggio importante della carriera professionale di Bartolozzi.
Il caso Almasri dietro la sospensione della valutazione
Al centro della questione c’è ancora una volta il caso di Osama Almasri, il generale libico arrestato in Italia nel gennaio 2025 sulla base di un mandato della Corte penale internazionale e successivamente liberato e rimpatriato in Libia su un volo di Stato.
La vicenda ha provocato uno scontro politico e istituzionale durissimo e ha coinvolto, a diversi livelli, esponenti del governo e apparati dello Stato.
Per Bartolozzi, il punto riguarda le dichiarazioni rese nell’ambito degli accertamenti sulla vicenda. È su questo versante che si è aperto il procedimento giudiziario che adesso ha prodotto conseguenze anche sul percorso interno alla magistratura.
Secondo quanto riportato dal quotidiano, i consiglieri del Csm avrebbero quindi deciso di attendere l’evoluzione dell’inchiesta prima di completare la valutazione professionale.
Cosa significa concretamente lo stop del Csm
La sospensione non significa che Bartolozzi sia stata sanzionata o che il Csm abbia già espresso un giudizio negativo sulla sua condotta.
Significa piuttosto che il procedimento viene congelato in attesa che emerga un quadro più definito sul fronte giudiziario.
Il passaggio è comunque rilevante perché le valutazioni di professionalità rappresentano uno degli strumenti attraverso i quali viene esaminato il percorso dei magistrati e possono avere conseguenze sulle successive prospettive di carriera.
Secondo la ricostruzione pubblicata, la situazione potrebbe quindi rallentare eventuali avanzamenti professionali. Ed è proprio qui che il futuro politico e quello giudiziario-professionale di Bartolozzi finiscono per incrociarsi.
La prospettiva politica potrebbe cambiare completamente lo scenario
Se Bartolozzi decidesse effettivamente di candidarsi alle Politiche del 2027, il quadro assumerebbe infatti caratteristiche completamente diverse.
Un’elezione in Parlamento riporterebbe la magistrata direttamente nell’arena politica e renderebbe meno centrale, almeno nell’immediato, la questione degli avanzamenti nella carriera giudiziaria.
Il Fatto Quotidiano prospetta anche un possibile scenario futuro legato a eventuali incarichi di governo. Naturalmente si tratta, a oggi, di ipotesi: prima bisognerebbe avere una candidatura, poi un’elezione e infine conoscere il risultato delle Politiche e la composizione del successivo esecutivo.
Resta però evidente il peso politico che avrebbe una candidatura di Bartolozzi nelle liste di Giorgia Meloni.
Dal ministero di Nordio direttamente alle liste di FdI?
È questo probabilmente l’aspetto politicamente più interessante dell’intera vicenda.
Bartolozzi non è soltanto una magistrata con una precedente esperienza parlamentare. È attualmente una figura collocata ai vertici della struttura che affianca il ministro della Giustizia. Il capo di gabinetto svolge infatti un ruolo cruciale nell’organizzazione e nel coordinamento dell’attività politica e amministrativa di un ministero.
Un suo passaggio nelle liste di Fratelli d’Italia renderebbe quindi ancora più evidente il rapporto costruito negli ultimi anni con l’attuale maggioranza.
Allo stesso tempo, proprio la contemporaneità tra la possibile candidatura e il procedimento giudiziario sul caso Almasri è destinata ad alimentare il confronto tra maggioranza e opposizioni.
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Un dossier che intreccia magistratura, governo ed elezioni
La vicenda Bartolozzi finisce così per mettere insieme tre piani che normalmente dovrebbero essere tenuti distinti: quello giudiziario, quello professionale e quello politico.
Sul primo dovrà essere la magistratura a stabilire gli sviluppi dell’inchiesta e l’eventuale sussistenza di responsabilità. Sul secondo sarà il Csm a decidere quando e come riprendere il procedimento relativo alla valutazione professionale. Sul terzo, invece, saranno Bartolozzi e Fratelli d’Italia a chiarire se l’ipotesi di candidatura siciliana diventerà effettivamente una scelta politica.
Per adesso non esiste dunque alcuna candidatura ufficiale e la posizione giudiziaria resta quella di una persona sottoposta a indagine, senza alcuna responsabilità definitivamente accertata.
Ma il quadro raccontato dal Fatto Quotidiano apre comunque uno scenario destinato a far discutere: Giusi Bartolozzi potrebbe lasciare il ruolo di capo di gabinetto di Nordio per tentare il ritorno in Parlamento, questa volta con il partito di Giorgia Meloni, proprio mentre il Csm ha congelato la sua valutazione professionale in attesa degli sviluppi del caso Almasri.



















