TORINO — Si terrà ad aprile, davanti al gup di Cuneo, l’udienza predibattimentale del processo per corruzione elettorale che vede imputata Elisa Tarasco, ex candidata di Fratelli d’Italia alle ultime elezioni regionali in Piemonte. A processo insieme a lei anche il marito, Gabriele Genre, e un terzo indagato, Luciano Mobiglia, accusato di aver preso parte alla presunta compravendita di voti nel piccolo comune di Crissolo, in provincia di Cuneo.
Il caso era esploso mesi dopo il voto, quando una coppia del posto aveva denunciato quanto accaduto, rivolgendosi prima agli organi istituzionali e poi alla trasmissione Report, che con un servizio giornalistico aveva portato la vicenda all’attenzione nazionale.
La denuncia dei coniugi: “Santini elettorali e buoni benzina da 50 euro”
La storia inizia pochi giorni prima delle elezioni. Secondo quanto riportato dalla denuncia e ora inserito nel fascicolo d’indagine, i coniugi Kanti Fadelli e Diego Brezzo sarebbero stati avvicinati da Tarasco e Genre il lunedì precedente al voto. In quell’occasione sarebbe stata consegnata loro una busta contenente due buoni carburante da 50 euro l’uno insieme a materiale elettorale della candidata: volantini e santini con nome e simbolo di partito.
Un gesto che la coppia interpreta subito come una richiesta di voto in cambio del beneficio. Dopo il voto, i due si rivolgono al sindaco e successivamente alla procura, che apre un’indagine coinvolgendo i carabinieri. Per mesi tutto avviene nel silenzio, fino a quando la coppia decide di raccontare il caso alle telecamere.
La testimonianza di Mobiglia: “Anche io ho ricevuto 50 euro”
A rendere il quadro ancora più pesante era arrivata l’intervista a Luciano Mobiglia, ex allevatore e vicino di casa della famiglia Brezzo, che davanti alle telecamere aveva ammesso di aver ricevuto anche lui una somma di denaro prima del voto.
“Sì, mi hanno dato 50 euro”, aveva dichiarato all’epoca.
Mobiglia, oggi coimputato, dovrà rispondere delle stesse accuse contestate alla candidata e al marito. La procura, sulla base delle testimonianze e del materiale acquisito, ipotizza una dinamica reiterata, non un caso isolato.
La difesa di Tarasco: “Un gesto di amicizia, non un mezzo per ottenere voti”
La versione della ex candidata è sempre stata diversa. In una nota inviata a Report dopo l’inchiesta televisiva, Tarasco aveva respinto ogni addebito, sostenendo che i buoni carburante non avessero alcun legame con la campagna elettorale.
“La consegna dei buoni non è assolutamente collegata alla campagna elettorale. È stato un gesto di amicizia verso una famiglia del nostro paese, come si regalano due bottiglie di buon vino.”
Una ricostruzione giudicata poco plausibile dagli inquirenti, soprattutto per la tempistica ravvicinata rispetto al voto e per il contemporaneo invio di materiale elettorale.
Un caso che scuote Fratelli d’Italia a livello locale
La vicenda ha creato disagio all’interno del partito a livello territoriale. Tarasco era stata presentata come una figura legata al mondo agricolo e alla promozione delle realtà montane, una candidatura “di territorio” utile ad attrarre voti nelle valli del Cuneese.
L’inchiesta ha invece aperto un fronte imbarazzante per il partito di governo, che negli ultimi anni ha più volte denunciato presunti brogli e irregolarità imputate agli avversari politici.
Un caso che scuote Fratelli d’Italia a livello locale
La vicenda ha creato disagio all’interno del partito a livello territoriale. Tarasco era stata presentata come una figura legata al mondo agricolo e alla promozione delle realtà montane, una candidatura “di territorio” utile ad attrarre voti nelle valli del Cuneese.
L’inchiesta ha invece aperto un fronte imbarazzante per il partito di governo, che negli ultimi anni ha più volte denunciato presunti brogli e irregolarità imputate agli avversari politici.
Il precedente: dalle voci alla magistratura
Per settimane in paese la questione era rimasta confinata al passaparola. Solo dopo la denuncia presentata al sindaco e poi agli inquirenti la procura aveva delegato ai carabinieri una serie di accertamenti: audizioni dei testimoni, acquisizione dei buoni carburante, confronto con i tabulati dei distributori.
Nessuno degli elementi raccolti è stato reso pubblico, ma la decisione di proseguire verso il processo indica che, secondo gli inquirenti, esistono riscontri sufficienti per sostenere l’accusa in tribunale.
.
Un processo che farà discutere
Ad aprile si terrà la prima udienza, quella in cui il giudice valuterà se rinviare a giudizio gli imputati o archiviare la vicenda. La decisione sarà il primo passaggio formale in un caso destinato a fare rumore: non solo per il profilo politico della protagonista, ma perché tocca uno dei temi più sensibili della democrazia italiana — la libertà e la correttezza del voto.
Se le accuse fossero confermate, si tratterebbe di una delle rare contestazioni di corruzione elettorale documentata e contestuale a una campagna regionale.
In attesa del processo
Nel piccolo comune di montagna, intanto, il clima resta sospeso tra imbarazzo e attesa. C’è chi difende la candidata, chi sostiene i denuncianti e chi, semplicemente, spera che la vicenda sia presto chiarita.
La giustizia farà ora il suo corso. Ma il caso ha già lasciato un segno: un campanello d’allarme sul rischio, anche nelle realtà più periferiche, di pratiche elettorali opache capaci di alterare il principio più semplice e più fragile della democrazia: il voto non si compra.
Leggi anche

ULTIM’ORA – Bufera a Chigi tra Crosetto e Salvini? Esce il dossier… IL RETROSCENA
La tensione dentro il governo torna a esplodere, e questa volta il terreno di scontro è uno dei dossier più
VIDEO REPORT:
Qualunque sarà l’esito del procedimento, il caso Tarasco-Genre-Mobiglia resta un banco di prova per tutti: per la magistratura, chiamata a fare piena luce su quanto accaduto; per la politica, che dovrà dimostrare di saper reagire con trasparenza e non con riflessi di appartenenza; e per i cittadini, il cui gesto di denuncia rappresenta l’argine più concreto contro ogni tentativo di piegare il voto a logiche di scambio. In una stagione in cui l’astensionismo cresce e la fiducia nelle istituzioni si assottiglia, stabilire se quei buoni benzina fossero davvero un semplice gesto di cortesia o uno strumento di pressione elettorale non è solo una questione giudiziaria: è un tassello della credibilità stessa del processo democratico.



















