Beccate le spese shock di Chigi – Ecco cosa accade nella corte di Giorgia Meloni – E chi paga… Shock

Palazzo Chigi entra ufficialmente nell’era del carrello online.
Macchine fotografiche e apparecchi audio-video per conferenze, libri, cancelleria, ma anche ferramenta, elettrodomestici e arredi per uffici: è l’elenco dei prodotti che la Presidenza del Consiglio potrà acquistare con un abbonamento ad Amazon Business, il servizio per enti e imprese del colosso di Jeff Bezos.

La notizia, raccontata da Giacomo Salvini su ilfattoquotidiano.it, arriva a ridosso del Black Friday, e il paragone con la grande stagione degli sconti è inevitabile: per accedere al mondo Amazon “versione ufficio pubblico”, Palazzo Chigi ha stanziato 135 mila euro complessivi, di cui 90 mila subito per due anni e altri 35 mila in caso di rinnovo per un terzo anno.

La delibera dell’8 ottobre: cosa prevede

La scelta è messa nero su bianco in una delibera dell’8 ottobre, firmata dal Dipartimento dei Servizi Strumentali della Presidenza del Consiglio, la struttura che si occupa degli acquisti per Palazzo Chigi.

Il documento – quattro pagine – stabilisce che l’abbonamento ad Amazon Business servirà a rifornire i vari dipartimenti di tutto ciò che ruota intorno a:

  • fotografia e ottica;

  • audio e video per conferenze e riunioni;

  • libri, pubblicazioni, brochure;

  • carta, toner e consumabili per stampa;

  • prodotti informatici, periferiche e accessori;

  • piccoli e grandi elettrodomestici;

  • articoli di ferramenta;

  • mappe, vocabolari e dizionari, anche legati al tema degli appalti.

Non solo tecnologia e materiali di lavoro, dunque, ma anche arredi per ufficio: dalla sala conferenze alla biblioteca, fino agli interni di Palazzo Chigi, comprese tende e complementi utilizzati per “abbellire” gli ambienti istituzionali.

Dove andranno i soldi: uffici, arredi e informatica

Nella delibera viene indicata anche la ripartizione delle spese per il periodo che arriva fino al 2027.
I capitoli principali sono tre:

  • circa 54.900 euro per il “funzionamento degli uffici”;

  • 27.450 euro per arredo e rappresentanza;

  • altri 27.450 euro per apparecchiature informatiche e tecnologiche.

Totale: 109 mila euro per il pacchetto di abbonamento e utilizzo del servizio nei primi due anni e mezzo, cui si sommano 35 mila euro previsti in caso di rinnovo per un ulteriore anno, arrivando così alla soglia dei 135 mila euro complessivi.

Le risorse, si legge, saranno reperite nel bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio, dentro le voci deputate al funzionamento della struttura e ai servizi di supporto.

Perché proprio Amazon: efficienza o dipendenza dal colosso?

La motivazione formale della scelta è chiara: ottenere prezzi più vantaggiosi, spedizioni rapide, gestione centralizzata degli ordini e un maggiore controllo statistico sugli acquisti attraverso gli strumenti forniti da Amazon Business.

In teoria, per un ente complesso come Palazzo Chigi questo significa:

  • semplificare le procedure interne;

  • accorpare forniture diverse in un’unica piattaforma;

  • utilizzare sconti e condizioni dedicate alle grandi organizzazioni.

Sul piano politico e simbolico, però, la decisione apre alcune domande:

  • È opportuno che la Presidenza del Consiglio leghi una parte del proprio approvvigionamento a un colosso globale già molto criticato per condizioni di lavoro, potere di mercato e tassazione?

  • Che fine fanno i fornitori tradizionali, piccoli e medi, che hanno sempre rifornito la macchina pubblica?

  • L’“efficienza” coincide automaticamente con il dare più spazio a una multinazionale o si potevano rafforzare canali di acquisto già esistenti (come centrali d’appalto, convenzioni, Consip) favorendo concorrenza e filiera italiana?

In altre parole: dal punto di vista contabile, l’abbonamento ad Amazon Business potrebbe anche portare risparmi su singoli prodotti; ma dal punto di vista politico, l’immagine è quella di un governo che – mentre parla spesso di sovranità, made in Italy e difesa delle imprese nazionali – affida una parte della spesa a un gigante dell’e-commerce globale.

Il paradosso del “Black Friday di governo”

La scelta di aderire ad Amazon Business a ridosso del Black Friday accentua il paradosso comunicativo.
Per milioni di cittadini, il venerdì degli sconti è ormai un rito di consumo, spesso criticato per:

  • impatto ambientale;

  • spinta al consumo compulsivo;

  • marginalizzazione del commercio tradizionale.

Vedere Palazzo Chigi muoversi, nello stesso periodo, verso un “pacchetto Amazon” da oltre 100 mila euro, significa inevitabilmente prestare il fianco all’idea di un “Black Friday di governo”, dove lo Stato diventa cliente privilegiato del gigante del web.

Il punto non è solo l’importo – che, se confrontato con il bilancio complessivo della Presidenza del Consiglio, non è enorme – ma il segnale politico: la normalizzazione di Amazon come canale principale di rifornimento anche per le istituzioni di vertice.

Leggi anche

Conclusione: una scelta che pesa più per il simbolo che per la cifra

In termini assoluti, 135 mila euro in tre anni non cambiano i conti pubblici del Paese. Ma nella politica di oggi, fatta di simboli, coerenza narrativa e scelte valoriali, contano anche i dettagli.

Da un lato, Palazzo Chigi rivendica l’esigenza di rendere più efficiente la gestione degli acquisti, sfruttando sconti e strumenti digitali. Dall’altro, l’immagine di uno Stato che si “abbonava” ad Amazon proprio mentre richiama i cittadini al sacrificio, alla sobrietà e al sostegno dell’economia nazionale, rischia di apparire stonata.

Al netto delle giustificazioni tecniche, l’impressione è che questo “Black Friday istituzionale” apra un fronte di discussione che va oltre i carrelli e le fatture: qual è il modello di rapporto tra pubblica amministrazione e grandi piattaforme globali? E quanto siamo disposti, in nome dell’efficienza, ad accettare che anche il cuore del governo diventi un cliente abituale del principale simbolo dell’e-commerce mondiale?

Sono domande che restano aperte ben oltre i 135 mila euro messi a bilancio.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini