Bersani in diretta TV da Floris asfalta Meloni in diretta: “Vittimismo che… – IL VIDEO EPICO

Roma, 22 ottobre 2025 – Pier Luigi Bersani torna a colpire duro, e lo fa in diretta su La7, ospite di DiMartedì. L’ex ministro e leader storico della sinistra ha rivolto una critica serrata a Giorgia Meloni, accusandola di alimentare un “vittimismo aggressivo” e di voler “umiliare chi protesta per Gaza”. Il suo intervento, applaudito dal pubblico in studio, ha rapidamente acceso il dibattito politico e social.

“Un vittimismo che serve ad aggredire”

“Quando Giorgia Meloni dice che questi cortei e questa sinistra sono peggio dei terroristi di Hamas, la dice grossa”, ha esordito Bersani, riferendosi alle recenti dichiarazioni della premier sui cortei pro-palestinesi. “È praticamente una citazione del vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance. Ma la novità è che qui in Italia si è affermato un vittimismo che intimidisce, non quello bonario del ‘chiagni e fotti’, ma un vittimismo che serve ad aggredire e a zittire il dissenso”.

Secondo l’ex segretario del Pd, la presidente del Consiglio starebbe alimentando un clima di scontro permanente, “dove chi protesta o sciopera viene trattato come un nemico interno”.

“Chi protesta per Gaza non fa il weekend lungo”

Bersani ha poi affrontato la polemica sugli scioperi e le manifestazioni per la pace in Medio Oriente, bersaglio dei commenti ironici di Meloni: “La premier ha detto che chi ha scioperato per Gaza voleva solo farsi un weekend lungo. Ma parliamo di lavoratori che rinunciano a una giornata di salario per manifestare contro la guerra. Non si può banalizzare in questo modo: è una volontà di umiliare chi esprime sensibilità civile”.

L’ex ministro ha quindi rivolto un appello agli alleati di governo della premier: “Io vorrei chiedere ai sedicenti liberali e moderati di questo Paese cosa pensano di tutto questo. È ora di svegliarsi. Elly Schlein ha buttato il sasso nella piccionaia, ma il giorno dopo, da chi si definisce liberale, è arrivata solo sottovalutazione o irrisione. Non va bene”.

Libertà di stampa: “Il caso Sole 24 Ore è un segnale grave”

Bersani ha poi commentato lo sciopero dei giornalisti del Sole 24 Ore, in protesta contro la decisione del direttore Fabio Tamburini di affidare a una collaboratrice esterna, Maria Latella, l’intervista esclusiva alla premier Meloni sulla legge di bilancio.

“Nella classifica mondiale della libertà di stampa siamo scesi dal 46° al 49° posto da quando ci sono questi – ha ricordato Bersani –. E per quella classifica si valutano le ingerenze politiche e private nell’informazione, le pressioni, le minacce ai giornalisti. Io sono un lettore del Sole 24 Ore da quando so leggere: non si può trattare così una redazione che ha giornalisti coi fiocchi”.

Le parole di Bersani hanno suscitato consenso anche in parte del pubblico di area liberale, che ha letto nella vicenda un campanello d’allarme per l’autonomia dell’informazione economica in Italia.

“Meloni è la nazione”: la stoccata finale

Il momento più commentato del suo intervento è arrivato nel finale, quando Bersani ha ironizzato sullo stile di leadership della premier e sulla percezione internazionale del governo:
“Meloni è la nazione. Se uno rivolge una critica a lei, fa una critica alla nazione. Ma allora, scusatemi, come nazione ci siamo sentiti dire da Trump ‘sei bellissima’ e da un turco ‘smetti di fumare’. Ecco, questo è il ruolo internazionale dell’Italia”.

Una battuta che ha strappato sorrisi e applausi, ma che racchiude un messaggio politico preciso: per Bersani, l’Italia rischia di scambiare la diplomazia per spettacolo e la forza per propaganda.

Un attacco politico, ma anche culturale

Dietro l’ironia e le battute, l’intervento di Bersani a DiMartedì si è trasformato in una riflessione più ampia sulla qualità del dibattito pubblico e sull’uso politico del consenso.
“Il problema – ha concluso – è che si vuole costruire un Paese dove chi critica è nemico, e chi dissente viene ridicolizzato. Ma la libertà, quella vera, nasce proprio dal diritto di dire ‘non sono d’accordo’ senza essere insultato”.

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L’affondo di Pier Luigi Bersani segna uno dei passaggi televisivi più forti della stagione politica autunnale. Con la consueta ironia tagliente e una vena amara, l’ex leader dem ha messo nel mirino il linguaggio e l’atteggiamento del governo Meloni, accusandolo di scivolare verso un populismo autoritario mascherato da patriottismo.
E, come spesso accade quando Bersani parla in tv, il suo messaggio va oltre la polemica del giorno: un monito sulla fragilità democratica del Paese, dove il dissenso rischia di essere visto come tradimento, e la critica come lesa maestà.

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