Bersani non ci stà! E gela mieli dopo le parole shock su Papa Francesco – IL VIDEO EPICO

Piazzapulita, La7. L’ex segretario del PD si scaglia contro le parole di Paolo Mieli, che aveva criticato aspramente il pontificato di Bergoglio. Un confronto acceso che accende il dibattito sul nuovo Papa e sull’eredità lasciata da Francesco.

– Una frase netta, tagliente, che ha gelato lo studio di Piazzapulita. Pier Luigi Bersani, ospite del talk show condotto da Corrado Formigli su La7, ha risposto senza giri di parole alle affermazioni dell’editorialista Paolo Mieli, che poco prima aveva espresso giudizi severi sul pontificato di Papa Francesco, definendolo implicitamente carente di cultura rispetto al suo successore.

“Descrivere Bergoglio come uno che non era abbastanza colto vuol dire non sapere un tubo”, ha esordito Bersani, scatenando l’applauso del pubblico. “Se si paragonano due Papi in base al numero di lauree, allora ricordo che ne hanno di più i gesuiti”, ha aggiunto con tono tagliente, smontando uno per uno i ragionamenti di Mieli, che aveva elogiato la cultura accademica di Papa Leone XIV e criticato il percorso spirituale e intellettuale del predecessore.

La replica al paragone forzato tra i Papi

Nel mirino di Bersani è finita anche l’enfasi con cui Mieli ha esaltato l’immagine simbolica del nome scelto dal nuovo Papa, richiamando la figura storica di Leone Magno, “quello che fermò Attila”. Un’interpretazione che l’ex leader del centrosinistra ha liquidato come una forzatura: “Per l’amor di Dio, non esageriamo neppure nell’esaltare certi segni…”.

Con il suo stile pacato ma incisivo, Bersani ha spostato il focus dal simbolismo alla sostanza: “Ricordo che Leone XIII è quello del Rerum Novarum, che ha creato cardinali e santi agostiniani. E anche stavolta abbiamo un Papa che proviene da un ordine religioso: prima i gesuiti, ora gli agostiniani. Ordini che, per tradizione, privilegiano la missione alla gerarchia, la spiritualità all’apparato”.

“Strologare sul futuro di un Papa appena eletto è ridicolo”

Nel corso dell’intervento, Bersani ha poi messo in discussione l’intero impianto delle analisi “a caldo” sul neoeletto Papa Prevost, invitando tutti – Mieli in primis – alla prudenza: “Mi viene un po’ da ridere nel sentire già stasera strologare su come sarà e cosa farà. Questo Papa può restare lì vent’anni, e avrà tempo e modo di farsi conoscere”.

Ma soprattutto, secondo Bersani, bisogna giudicare dai fatti. E qui l’ex ministro porta un dato concreto: “Francesco lo ha voluto vicino. Gli ha affidato l’istruttoria per la nomina dei vescovi. È due anni e mezzo che fa questo. Allora andiamo a vedere che vescovi ha nominato, e forse capiamo qualcosa di più sul tipo di orientamento che porta con sé”.

Segnali di continuità con Bergoglio

Altro che rottura, secondo Bersani. L’elezione di Prevost non rappresenterebbe un ritorno alla Chiesa monarchica, ma un ulteriore passo nel solco tracciato da Francesco. “Stasera il nuovo Papa ha usato una parola sfuggita ai più: ‘sinodalità’. Vuol dire apertura, partecipazione. È un’eredità precisa. Mentre il mondo si affida a leader che vogliono decidere tutto da soli, la Chiesa, che ha un capo da duemila anni, si interroga su come gestire il pluralismo. Anche questo è un segno”.

Il riferimento è a uno degli assi centrali del pontificato bergogliano, il Sinodo come strumento di ascolto e confronto. E secondo Bersani, Prevost non farà marcia indietro.

La posizione di Paolo Mieli

Tutto nasce dalle affermazioni pronunciate da Paolo Mieli durante la stessa puntata, in cui l’editorialista del Corriere della Sera ha tracciato un ritratto impietoso del pontificato di Papa Francesco, ritenendolo “debole sul piano dottrinale e culturale”, e affermando che Leone XIV (nome scelto da Prevost) avrebbe una preparazione intellettuale molto più solida.

Un’opinione che ha suscitato reazioni forti, soprattutto tra chi ha visto nella figura di Francesco un pontefice della riforma, capace di coniugare spiritualità e politica sociale. Bersani ha interpretato quelle parole come un’offesa al valore stesso della cultura ecclesiastica gesuita, e più in generale come un attacco superficiale a un pontificato che ha cercato – pur tra mille difficoltà – di riportare la Chiesa a contatto con le periferie del mondo.

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Conclusione: un confronto che riapre il dibattito sul pontificato di Francesco

Lo scontro tra Bersani e Mieli, pur avvenuto in ambito televisivo, ha un peso che va oltre il semplice talk show. Porta al centro del dibattito una domanda cruciale: come verrà ricordato Papa Francesco? Come un pontefice divisivo o come un riformatore profondo?

Per Bersani la risposta è chiara: “Parlare di Francesco come se fosse un Papa improvvisato, un uomo senza cultura, è non capire nulla della sua missione. E soprattutto – conclude – è una mancanza di rispetto verso una figura che ha cercato di aprire la Chiesa al mondo, e non chiuderla in un museo del potere”.
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