Pier Luigi Bersani torna a colpire con la forza delle parole e l’arma delle metafore. Ospite di Alessandra Sardoni a In Altre Parole su La7, l’ex segretario del Partito Democratico ha affrontato a tutto campo la crisi di credibilità delle istituzioni, la confusione nel Pd, il ruolo ambiguo del governo Meloni sul piano interno e internazionale. E lo ha fatto con il suo consueto stile diretto, colorito, senza sconti.
“La Russa? Fuori dal solco costituzionale”
Il primo affondo è per Ignazio La Russa. “Che la seconda carica dello Stato inviti a non andare a votare al referendum dell’8 e 9 giugno è fuori dal solco costituzionale”, ha dichiarato Bersani, riferendosi all’esortazione del presidente del Senato all’astensione, smentita due giorni dopo da un’intervista al Fatto Quotidiano dove diceva invece che avrebbe votato. “Nel governo – ha aggiunto – fanno tutti il doppio e il triplo gioco”.
Meloni e il “tortello a misura di bocca”
Ma la critica si allarga rapidamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusata di ambiguità in politica estera e di pretendere applausi per ogni mossa, anche quando poco chiara. “La Meloni fa il gioco delle tre carte e pretende pure di avere gli applausi. Qui sorge spontanea la metafora: vuole anche il tortello a misura di bocca”.
Un modo pittoresco per dire che, secondo Bersani, il governo vuole tutto e il contrario di tutto: credibilità internazionale senza chiarezza, consenso interno senza coerenza.
Il Pd slabbrato e la sfida della Schlein
Inevitabile il passaggio sull’assetto interno al Pd, scosso dall’iniziativa milanese dei “riformisti” che, con Lorenzo Guerini e Pina Picierno, hanno aperto insieme ad Azione e Italia Viva il “Circolo Matteotti”, in aperto dissenso con la segreteria Schlein.
Bersani ricorda i “problemi strutturali” del Pd, un partito “slabbrato” fin dalla nascita, sia nei contenuti sia nell’organizzazione. “Quando un partito ha un’assemblea di 1.000 persone e una direzione di 200, è difficile regolare il traffico”, ha osservato.
Poi l’avvertimento: “Oltre ai referendum, ci sono le amministrative e le regionali. E io resto convinto che la destra non sia la maggioranza del Paese. Il problema è risvegliare un mondo ancora passivo, che non ha trovato fiducia”.
“Quando ce ne andammo, non volevamo un partitino”
Rispondendo alla domanda se la minoranza riformista uscirà dal partito, Bersani ha ricordato la sua stessa uscita dal Pd anni fa: “Non lo facemmo per fondare un partitino, ma per tenere in piedi un punto di vista. L’aria si è riaperta con la vittoria di Schlein, che ha portato a votare persone che stavano con un piede fuori dalla porta”.
E, rivolgendosi agli attuali dissidenti: “Questi possono pure uscire. Ma con chi vanno?”.
Leggi anche

La forte preoccupazione del Presidente Sergio Mattarella – Ecco cosa deve annunciare – Video
All’Aquila, nella cerimonia di inaugurazione della città come Capitale italiana della Cultura 2026, arriva un messaggio che va oltre il
“Non confondiamo il burro con la ferrovia”
Quando Alessandra Sardoni lo incalza chiedendo se il Pd non abbia bisogno della sua componente riformista, Bersani risponde con un’altra metafora fulminante: “Non confondiamo il burro con la ferrovia”.
Secondo lui, ciò che manca al Pd non è una parte “centrista” ma una chiara identità liberale ben riconoscibile: “Non è che non ci sono queste sensibilità, è che non si ingaggiano. La ricerca va fatta lì”.
E alla provocazione finale della conduttrice (“Altrimenti resta solo Conte”), Bersani replica netto: “Ditemi voi se esiste un posto al mondo dove oggi c’è un centro politico che dirige il traffico. Non esiste più”.



















