Nasce un comitato per riattivare politicamente la Lega Nord. Gianluca Pini attacca: «Basta col sovranismo fallimentare di Salvini». E sullo sfondo si apre una partita delicatissima: il possibile controllo del simbolo di Alberto da Giussano
Per Matteo Salvini si apre un nuovo fronte interno alla Lega, e questa volta non si tratta soltanto dell’ennesima polemica sulla linea politica o dei malumori dei governatori del Nord. A tornare sulla scena è direttamente la vecchia Lega Nord, il movimento storico che per anni ha rappresentato il Carroccio prima della trasformazione nella Lega per Salvini Premier.
Un gruppo di ex dirigenti e militanti ha infatti costituito un Comitato per il Congresso federale della Lega Nord, con l’obiettivo di ottenere la convocazione dell’assemblea del vecchio movimento, rinnovare tutte le cariche e riportarlo pienamente in attività politica.
A guidare l’iniziativa è Gianluca Pini, ex deputato leghista, che parla apertamente della necessità di “ridare dignità” al vecchio Carroccio e di liberare il simbolo storico da quella che considera una gestione salviniana ormai distante dalle origini del movimento. Secondo quanto riferito da Askanews, il comitato avrebbe già raccolto oltre 200 adesioni in pochi giorni.
Pini: «Basta col sovranismo fallimentare»
Il messaggio politico lanciato dagli ex leghisti è particolarmente duro.
L’obiettivo non sarebbe semplicemente nostalgico, né limitato al recupero di una sigla storica. Pini parla esplicitamente della volontà di ricostruire una linea politica alternativa rispetto a quella imposta da Salvini negli ultimi anni.
Secondo l’ex parlamentare, il vecchio simbolo dovrebbe tornare nelle mani dei militanti e venire sottratto a quello che definisce il «sovranismo fallimentare di Salvini».
Pini sostiene che la Lega Nord sia stata di fatto immobilizzata e che da anni non venga convocato un vero congresso federale. L’accusa è molto pesante: il movimento storico sarebbe stato tenuto politicamente fermo per consentire alla nuova Lega nazionale di utilizzare simboli, identità e patrimonio politico del vecchio Carroccio.
«Il simbolo è ostaggio di Salvini»
In una dichiarazione all’Adnkronos, Pini alza ulteriormente i toni.
L’obiettivo del comitato, spiega, è quello di ottenere la convocazione del congresso federale, rinnovare tutte le cariche e sostituire il commissario attuale, accusato di aver fatto “melina” per anni per evitare l’assemblea.
Ma il passaggio più pesante riguarda il simbolo.
Secondo Pini, l’obiettivo è impedire che il simbolo della Lega Nord continui a essere utilizzato in quella che definisce una maniera “naif” da Matteo Salvini.
In altre parole, la battaglia non riguarda soltanto chi debba guidare formalmente la vecchia associazione politica. Riguarda anche chi possa legittimamente utilizzare uno degli elementi più riconoscibili della storia leghista: Alberto da Giussano.
Il nodo giuridico che può diventare un problema serio per Salvini
Ed è proprio qui che la vicenda assume contorni molto più delicati.
Secondo il costituzionalista Gabriele Maestri, esperto di simboli politici, la vecchia Lega Nord per l’Indipendenza della Padania non sarebbe giuridicamente scomparsa.
Politicamente è stata progressivamente svuotata e marginalizzata, ma l’associazione continuerebbe ad avere una propria esistenza giuridica.
Questo significa che, almeno in teoria, una mobilitazione sufficientemente ampia dei vecchi iscritti potrebbe tentare di riportarla pienamente in attività.
Maestri spiega che, qualora venisse raggiunta la quota necessaria di soci per chiedere formalmente la convocazione degli organi statutari, si potrebbe aprire un percorso per far tornare operativa la vecchia struttura.
Il 10 per cento degli iscritti può diventare decisivo
Il punto giuridico ruota intorno all’articolo 20 del Codice civile.
In determinate condizioni, un decimo degli associati può chiedere la convocazione dell’assemblea di un’associazione. Se gli organi competenti restano inerti, è possibile rivolgersi al presidente del tribunale.
Pini aveva già provato una strada simile nel 2022 davanti al Tribunale di Milano, ma il ricorso non era stato accolto, anche per ragioni formali e per il nodo relativo a chi dovesse essere considerato ancora effettivamente iscritto alla Lega Nord.
Ora, però, il quadro potrebbe cambiare.
Se il comitato riuscisse a raccogliere un numero sufficientemente alto di adesioni tra gli ex militanti ancora considerabili soci, secondo Maestri si potrebbe aprire una nuova fase.
Ed è proprio questo che rende l’operazione più pericolosa politicamente per Salvini.
Il colpo più pesante: il vecchio Carroccio potrebbe tentare di revocare l’uso di Alberto da Giussano
L’ipotesi più clamorosa è quella avanzata proprio da Maestri.
Se la Lega Nord tornasse pienamente operativa e se i suoi organi venissero rinnovati, potrebbe teoricamente tentare di revocare alla Lega per Salvini Premier l’utilizzo del simbolo di Alberto da Giussano.
Non potrebbe invece, secondo l’esperto, impedire l’uso del semplice nome “Lega”, considerato troppo generico.
Ma sul simbolo la partita potrebbe essere diversa.
Si tratta naturalmente di un’ipotesi complessa, che con ogni probabilità aprirebbe ricorsi, contenziosi e una lunga battaglia legale. Lo stesso Maestri invita alla prudenza e sottolinea che il percorso sarebbe tutt’altro che semplice.
Ma il fatto stesso che questa possibilità esista mostra quanto fragile e intricata sia la convivenza tra la vecchia Lega Nord e la nuova Lega salviniana.
Il curioso caso del simbolo registrato in Belgio
A rendere ancora più singolare la vicenda c’è un altro dettaglio.
Il marchio “Lega Nord Padania” risulta registrato presso l’Ufficio dei marchi del Benelux. La domanda venne presentata nel dicembre 2019 e la registrazione risale al marzo 2020, con scadenza nel 2029.
Il titolare indicato sarebbe Marco Amorosetti, con indirizzo a Tournai, in Belgio.
Il marchio, tuttavia, non riguarderebbe direttamente l’attività politica, ma classi di servizi legate al placement del personale e ai mandati.
Maestri sottolinea che proprio questo episodio mostra le anomalie che possono derivare dal tentativo di proteggere simboli politici attraverso il diritto commerciale dei marchi.
Salvini aveva già registrato Alberto da Giussano
Il quadro si complica ulteriormente perché lo stesso Matteo Salvini, nel 2018, aveva depositato diversi marchi legati ad Alberto da Giussano.
Secondo quanto riferito da Adnkronos, tre di questi marchi sarebbero stati registrati formalmente all’inizio del 2025.
Tra questi ci sarebbe anche la semplice immagine del celebre guerriero.
È evidente quindi che una eventuale battaglia sul simbolo non sarebbe affatto lineare.
Da una parte c’è il vecchio soggetto politico che sostiene di avere una continuità storica e giuridica con quel simbolo. Dall’altra ci sono registrazioni effettuate negli anni da Salvini.
Il risultato potrebbe essere un vero e proprio labirinto giuridico.
La risposta della Lega: «Chi ha rischiato di ucciderci ora cerca poltrone»
La reazione dell’attuale Lega non si è fatta attendere ed è stata durissima.
Fonti vicine al partito hanno accusato gli ex leghisti di tornare alla ribalta soltanto per interessi personali.
Il messaggio è netto: chi oggi chiede il ritorno della Lega Nord sarebbe, secondo l’entourage salviniano, la stessa area politica che in passato avrebbe rischiato di distruggere il movimento.
La Lega rivendica invece i risultati dell’attuale gestione: centinaia di sindaci, governatori, migliaia di amministratori locali, decine di migliaia di iscritti e una presenza radicata sul territorio.
Il partito sottolinea inoltre di essere impegnato nell’organizzazione di una due giorni economica a Roma e nella preparazione di Pontida.
La frecciata sui 49 milioni
Nel comunicato non manca poi una stoccata personale a Pini.
Le fonti leghiste ricordano i suoi trascorsi giudiziari e chiedono provocatoriamente se sia disposto a farsi carico dei famosi 49 milioni di euro di debiti ereditati dalla vecchia Lega.
Pini replica sostenendo che, se venisse consentito al movimento di tornare a fare attività politica, sarebbe possibile anche affrontare la questione economica.
È un altro segnale di quanto lo scontro sia già diventato feroce.
Pini prende le distanze dalla fronda dei governatori
Un altro aspetto interessante riguarda i rapporti con la componente più “nordista” dell’attuale Lega.
Da tempo alcuni governatori e amministratori settentrionali mostrano insofferenza verso la trasformazione nazionale e sovranista impressa da Salvini.
Ma Pini assicura che il suo comitato non sarebbe direttamente legato a loro.
«Non ci sono big in mezzo», sostiene.
L’iniziativa, secondo l’ex deputato, nascerebbe esclusivamente dai militanti e da una rete di vecchi iscritti che non si riconoscono più nel corso politico salviniano.
«Magari cambieremo anche nome»
Pini apre persino alla possibilità di una nuova denominazione.
Ricorda una vecchia proposta di Umberto Bossi: “Lega per l’Italia federale”.
Il riferimento non è casuale.
La linea politica che emerge dal comitato sembra puntare verso una riscoperta del federalismo e dell’autonomia territoriale, in contrapposizione al sovranismo nazionale costruito da Salvini negli ultimi anni.
Una differenza tutt’altro che marginale.
La vecchia Lega Nord nasceva come forza fortemente radicata nelle regioni settentrionali e nella battaglia federalista. La Lega salviniana ha invece trasformato il partito in un soggetto nazionale, puntando su immigrazione, sicurezza, sovranismo e identità italiana.
Il vero rischio per Salvini è politico prima ancora che giuridico
Anche se la battaglia sul simbolo dovesse rivelarsi lunghissima o fallire, il problema per Salvini è già evidente.
Il ritorno della vecchia Lega Nord rappresenta infatti una sfida diretta alla sua leadership e alla sua trasformazione del partito.
Per anni Salvini ha costruito la propria forza proprio sulla capacità di archiviare il vecchio Carroccio e allargare il consenso al Centro e al Sud.
Ora, però, quella trasformazione viene contestata dall’interno della stessa storia leghista.
E gli avversari non parlano soltanto di risultati elettorali: mettono in discussione la legittimità politica e simbolica del nuovo corso.
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Un partito, due anime e ora forse due Leghe
Lo scenario che si apre è potenzialmente esplosivo.
Da una parte c’è la Lega per Salvini Premier, forza di governo nazionale, alleata di Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Dall’altra potrebbe tornare a muoversi la Lega Nord, con una identità federalista e settentrionale, decisa a recuperare il proprio simbolo e a contestare il percorso imboccato dal segretario.
In mezzo ci sono amministratori, governatori, militanti storici e un elettorato del Nord che negli ultimi anni ha mostrato più volte segnali di insofferenza.
Per Salvini è una grana che arriva nel momento peggiore
La tempistica rende tutto ancora più delicato.
Lo scontro arriva mentre nella Lega continuano le discussioni sulla linea politica, sul rapporto con Fratelli d’Italia e sulla capacità del partito di recuperare il consenso perso rispetto agli anni del boom salviniano.
Adesso il segretario deve fare i conti anche con chi sostiene che il vero Carroccio sia un altro.
Per il momento non siamo davanti a una scissione compiuta e neppure a una revoca effettiva del simbolo.
Ma il semplice fatto che un gruppo di ex leghisti stia tentando di riattivare formalmente la vecchia Lega Nord e che un esperto ritenga giuridicamente ipotizzabile una battaglia sull’uso di Alberto da Giussano rappresenta già un colpo politico durissimo per Salvini.
Perché il messaggio che arriva dal comitato è chiarissimo: la Lega del Nord non considera affatto chiusa la propria storia. E qualcuno vuole riaprirla proprio contro l’uomo che pensava di averla definitivamente archiviata.




















