Bufera alla Camera dei Deputati – Accuse di bagarre e mani alzate e voto – La denuncia qui

Roma, 11 novembre 2025 – ore 19:00
Nuova bufera politica a Montecitorio. Con 214 voti favorevoli e 35 contrari, la Camera dei Deputati ha approvato la richiesta di insindacabilità per le parole pronunciate dal vicepresidente Giorgio Mulè (Forza Italia) contro il deputato del Movimento 5 Stelle Leonardo Donno.

Mulè, nel corso della trasmissione L’Aria che Tira su La7 il 13 giugno 2024, aveva dichiarato che Donno “era stato sospeso per aver picchiato un assistente parlamentare”.
Un’accusa totalmente falsa, come confermato dagli atti ufficiali dell’Ufficio di Presidenza della Camera, che aveva sanzionato Donno nel 2023 per una protesta in Aula, ma mai per violenze fisiche.

Nonostante ciò, la Giunta per le autorizzazioni aveva proposto di considerare quelle parole come “opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari”. E oggi, l’Aula ha confermato.

Il voto che spacca la Camera

A favore dell’immunità per Mulè hanno votato Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Italia Viva, Azione, Noi Moderati e parte del Partito Democratico, insieme ad alcuni deputati di Alleanza Verdi e Sinistra.
Contro, soltanto il Movimento 5 Stelle, che ha denunciato una “vergogna istituzionale” e un “colpo alla verità”.

“Mulè mente accusando falsamente il nostro collega Donno di aver picchiato un assistente parlamentare, e la Camera vota per l’insindacabilità come se si trattasse di un’opinione politica. Che bella la casta che si protegge!”,
ha scritto su X la deputata Chiara Appendino, ex sindaca di Torino.

Donno: “Mulè scappa e si nasconde dietro l’immunità”

Durissimo l’intervento in Aula di Leonardo Donno, il deputato accusato da Mulè:

“Se fosse vero ciò che ha detto, perché si nasconde dietro l’immunità? Nessun assistente parlamentare ha mai sporto denuncia, perché quel fatto non è mai accaduto. Mulè ha detto una falsità in diretta televisiva, e oggi la maggioranza lo ha coperto. Qui dentro ci sono persone che si sentono intoccabili, perché voi siete voi e i cittadini non sono nulla. È una vergogna, e noi andiamo fieri di non essere come voi.”

Alifano (M5S): “Non è opinione, è una menzogna diffamatoria”

Anche la deputata Enrica Alifano, membro della Giunta per le autorizzazioni, ha denunciato la decisione:

“Non stiamo parlando di un’opinione, ma di un fatto falso. Nella relazione della Giunta si arriva a dire che accusare un collega di un reato mai commesso è parte del ‘contributo alla vita democratica’. È inaccettabile. Si può definire dibattito politico un dialogo in cui si sfocia in accuse inventate davanti a milioni di telespettatori?”

Daniela Torto (M5S): “Che democrazia è quella che copre la menzogna?”

Nel corso del dibattito, la capogruppo M5S nella Giunta, Daniela Torto, ha accusato l’Aula di aver calpestato la verità:

“L’immunità non è nata per proteggere chi racconta falsità su un collega. È nata per difendere la libertà di espressione parlamentare, non la diffamazione. Se tanta arroganza viene esercitata qui dentro, cosa può accadere domani ai cittadini comuni che il potere lo subiscono? Che democrazia è quella che copre la menzogna?”

Antonino Iaria: “La maggioranza e il PD hanno salvato Mulè. È diffamazione, non politica”

In un post pubblicato su Facebook, il deputato Antonino Iaria (M5S) ha rincarato la dose, attaccando apertamente i partiti che hanno votato a favore della protezione di Mulè:

“Il vicepresidente della Camera può accusare falsamente il mio collega di aver picchiato un commesso senza subire conseguenze? Purtroppo sì. Maggioranza, PD e AVS lo hanno salvato. Dire il falso e rilanciarlo non è opinione politica: è diffamazione a mezzo stampa. Ma se l’italiano medio vuole questo, si merita il Paese in crisi economica e sociale in cui viviamo.”

Appendino: “La casta si protegge da sé”

Le parole di Chiara Appendino hanno riassunto il sentimento dei 5 Stelle, uniti nel denunciare “un sistema che tutela i potenti e punisce chi dice la verità”.

“Mulè mente, la Camera lo copre. Ecco come funziona la casta.”

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Conclusione: un caso politico che scuote le istituzioni

Il “caso Mulè-Donno” è destinato a lasciare un segno profondo.
Da un lato, una maggioranza che ha scelto di blindare uno dei suoi esponenti con il paracadute dell’immunità parlamentare; dall’altro, un Movimento 5 Stelle che denuncia l’uso distorto delle garanzie costituzionali per coprire menzogne e diffamazioni.

L’Aula applaude Mulè, ma fuori dal Palazzo cresce l’indignazione.
Perché oggi, più che un voto tecnico, è sembrato un voto politico contro la verità.

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