Bufera in Aula – Ricciardi contro TUTTI! – L’attacco epico al Governo Meloni – VIDEO

Roma, 15 ottobre 2025 – Parole durissime, cariche di indignazione e dolore, quelle pronunciate alla Camera dal capogruppo del Movimento 5 Stelle, Riccardo Ricciardi, durante l’informativa del ministro degli Esteri Antonio Tajani sul cosiddetto Piano Trump per Gaza.

Un intervento che ha scosso Montecitorio e che si è trasformato in una vera e propria denuncia politica e morale contro quella che Ricciardi definisce “una pace terrificante, che cancella la dignità del popolo palestinese”.

“Trump che dice a Netanyahu che le armi americane a Gaza le ha usate bene, mentre il parlamento israeliano sghignazza, è un’immagine terrificante”, ha esordito Ricciardi, accusando il governo e la comunità internazionale di chiudere gli occhi di fronte all’ingiustizia.

“Un piano immorale, scritto da un immobiliarista”

Il deputato pentastellato ha poi attaccato senza mezzi termini la natura stessa del piano di pace promosso dagli Stati Uniti:

“È inaccettabile un piano che non parla dei 700mila coloni che occupano brutalmente e illegalmente la Cisgiordania, protetti dall’esercito israeliano. Un piano scritto non da un diplomatico, ma da un immobiliarista specializzato in alberghi e in recupero di aree degradate.”

Nel mirino anche la nomina dell’ex premier britannico Tony Blair, che secondo il piano dovrebbe ricoprire un ruolo di coordinamento nella ricostruzione di Gaza:

“Blair, uno dei protagonisti della destabilizzazione del Medio Oriente, dovrebbe diventare il viceré della Palestina. È assurdo, inaccettabile e offensivo per ogni principio di giustizia internazionale.”

“Così i palestinesi diventeranno i nuovi pellerossa”

La parte più toccante dell’intervento è arrivata quando Ricciardi ha evocato una metafora storica potente, paragonando la sorte del popolo palestinese a quella dei nativi americani:

“O lavoriamo per cambiare questo piano, o questo piano farà dei palestinesi i pellerossa del XXI secolo. Non ci sarà uno Stato palestinese: ci saranno palestinesi che vivranno nelle riserve, come forza lavoro per i casinò di Gaza.”

Un passaggio che ha gelato l’aula, riportando la discussione su un piano etico e umano, oltre che politico.

“Questa non è una pace, è una condanna. È la resa alla logica del più forte. Come diceva De André, è davvero la domenica delle salme, dove ci sono i segni di una pace terrificante.”

“Un massacro con la complicità dell’Occidente”

Ricciardi ha poi accusato apertamente gli Stati Uniti e l’Europa di aver contribuito, nel corso degli anni, a legittimare la violenza in Medio Oriente:

“Il piano Trump non è di pace, perché lì non c’era una guerra, ma un’aggressione a una popolazione inerme. È stato un massacro, compiuto con la complicità degli Usa prima di Biden e poi di Trump, perché nessuno è innocente.”

Il capogruppo M5S ha anche ricordato i 700mila coloni israeliani che occupano la Cisgiordania, denunciando l’ipocrisia di chi “parla di pace” ignorando le violazioni del diritto internazionale.

“Chi esalta questo piano – ha aggiunto – non può dimenticare che ogni casa distrutta, ogni bambino morto, ogni campo raso al suolo è la conseguenza diretta di una politica che considera i palestinesi esseri di serie B.”

“Non seppelliamo i semi della giustizia”

Chiudendo il suo intervento, Ricciardi ha citato una frase tratta da uno striscione affisso nella frazione di Forno, sulle Apuane, luogo simbolo della Resistenza:

“Su quello striscione c’è scritto: ‘Avete seppellito tutti, ma non sapevate che eravamo semi’. Ora sta a noi fare in modo che quei semi non muoiano. Che crescano nuovamente.”

Una citazione che ha riportato il dibattito dalle macerie di Gaza ai valori fondanti dell’antifascismo e della libertà, filo conduttore della denuncia di Ricciardi.

L’intervento del capogruppo M5S è stato accolto da applausi dai banchi dell’opposizione, ma anche da silenzi imbarazzati tra le fila della maggioranza.
La sua denuncia segna una delle prese di posizione più dure del Movimento 5 Stelle sul tema mediorientale, in un Parlamento spesso prudente e diviso.

Con parole che uniscono poesia e indignazione, Ricciardi ha trasformato l’aula di Montecitorio in un luogo di memoria e coscienza civile:

“Non c’è pace dove non c’è giustizia. E oggi, nei segni di questa pace terrificante, si consuma l’ennesimo tradimento dell’umanità.”

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In definitiva, oltre l’eco degli applausi e l’imbarazzo dei silenzi, l’intervento di Ricciardi costringe la politica a uscire dall’ambiguità. Non è solo un atto retorico: è una chiamata alla responsabilità su diritto internazionale, diritti umani e coerenza della nostra postura estera. La vera misura arriverà nei fatti, quando Parlamento e governo dovranno tradurre quelle parole in scelte verificabili. Se resterà un episodio, avremo perso un’occasione; se diventerà impegno, potrà segnare un cambio di passo nella discussione italiana sul Medio Oriente. Perché, come ricordato in aula, pace e giustizia o camminano insieme, o non camminano affatto.

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