Pietro Senaldi interviene sul caso dell’ex parlamentare ricoverato a Cuba e lega il rifiuto del volo di Stato al confronto tra democrazia italiana e Russia. Ma Di Battista ha scelto un’aeroambulanza privata coperta dalla propria assicurazione
Anche il ricovero di Alessandro Di Battista a Cuba finisce al centro di una nuova polemica politica. Questa volta a intervenire è Pietro Senaldi, direttore editoriale di Libero, che in un video rilanciato dal quotidiano ha scelto di leggere la vicenda non soltanto sul piano umano e sanitario, ma anche in chiave geopolitica.
Il messaggio è esplicito: «Dibba riprenditi, ma capisci che la Russia non ti avrebbe mai aiutato come fa l’Italia».
Il ragionamento parte dall’assistenza garantita dalle istituzioni italiane dopo il grave malore accusato da Di Battista durante un reportage a Cuba. Secondo la lettura proposta da Libero, il comportamento dello Stato italiano dimostrerebbe la differenza tra una democrazia e un regime autoritario.
Una contrapposizione che, però, introduce la Russia in una vicenda che riguarda prima di tutto un cittadino italiano ricoverato all’estero e una serie di decisioni mediche e personali sul suo rientro.
Senaldi: «L’Italia tutela tutti, anche i suoi oppositori»
Nel post pubblicato da Libero, il concetto viene sviluppato in modo molto netto.
L’assistenza garantita dall’Italia a Di Battista, si legge, dimostrerebbe che una democrazia protegge i propri cittadini indipendentemente dalle loro posizioni politiche. Il riferimento è evidentemente al fatto che l’ex deputato abbia spesso espresso giudizi molto critici nei confronti del governo e delle politiche occidentali.
Secondo Senaldi, il punto sarebbe proprio questo: anche un oppositore duro dell’esecutivo può contare sull’assistenza dello Stato.
Il principio, in sé, è difficilmente contestabile.
L’assistenza consolare e sanitaria all’estero non dipende dalle idee politiche del cittadino. Ed è stato lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani a ricordare, parlando del caso Di Battista, che lo Stato deve intervenire con lo stesso spirito per ogni italiano che si trovi in condizioni analoghe.
Ma perché tirare in ballo la Russia?
La parte più controversa dell’intervento è però un’altra.
Senaldi costruisce un parallelismo con Mosca e sostiene che la Russia non avrebbe aiutato Di Battista come ha fatto l’Italia.
Si tratta di un’affermazione politica e retorica, non di un fatto dimostrabile rispetto a questa specifica vicenda.
Di Battista non era ricoverato in Russia, non aveva chiesto assistenza alle autorità russe e non esiste quindi alcun caso concreto che permetta di stabilire quale sarebbe stato il comportamento di Mosca nelle medesime circostanze.
Il paragone serve evidentemente a costruire un messaggio più ampio: da una parte la democrazia italiana, che tutela anche chi la critica; dall’altra un sistema autoritario che, nella lettura di Senaldi, non garantirebbe lo stesso livello di protezione.
Ma resta un salto politico che poco ha a che vedere con la gestione concreta del trasferimento sanitario di Di Battista.
Il vero punto: Di Battista non ha chiesto allo Stato di pagargli il rientro
C’è soprattutto un elemento che rischia di perdersi nella polemica.
Di Battista ha annunciato personalmente che lascerà Cuba il 4 settembre su un’aeroambulanza privata e che i costi saranno coperti dalla compagnia assicurativa con cui aveva stipulato una polizza prima della partenza.
Quindi non stiamo parlando di una persona che prima chiede un privilegio allo Stato e poi lo contesta.
La situazione è quasi opposta.
Il governo ha messo a disposizione una possibilità di rientro sanitario. Di Battista ha scelto un’altra strada, ringraziando comunque i soggetti che si sono adoperati per assisterlo.
Il trasporto avverrà attraverso un mezzo sanitario privato e non sarà finanziato ordinariamente con denaro pubblico.
Il rifiuto del volo di Stato diventa una prova politica
È proprio qui che la vicenda assume un tono sempre più surreale.
Prima Italo Bocchino aveva definito il rifiuto del volo di Stato una sorta di «offesa alla Nazione».
Ora Senaldi inserisce la stessa scelta in un confronto tra Italia e Russia.
Il problema è che una decisione personale e organizzativa viene trasformata progressivamente in un test politico.
Accetti il volo? Allora riconosci la bontà dello Stato.
Lo rifiuti? Allora devi giustificarti.
E addirittura, nella lettura di alcuni commentatori, la scelta diventerebbe l’occasione per mettere in discussione le idee geopolitiche espresse negli anni da Di Battista.
Ma Stato e governo non sono la stessa cosa
C’è un altro punto che merita di essere chiarito.
Lo Stato italiano assiste Di Battista non perché sia d’accordo o in disaccordo con Giorgia Meloni, né perché condivida la politica estera del governo.
Lo assiste perché è un cittadino italiano.
È esattamente questo il funzionamento normale delle istituzioni democratiche.
La solidarietà istituzionale non è una concessione politica da restituire sotto forma di consenso.
E il fatto che Di Battista sia stato per anni un oppositore del governo non rende l’assistenza ricevuta un gesto eccezionale: dovrebbe essere semplicemente la regola.
La telefonata di Tajani: «Torneremo a litigare, ma non sulla solidarietà»
Paradossalmente, il tono più istituzionale è arrivato proprio dal ministro degli Esteri.
Tajani ha parlato telefonicamente con Di Battista durante il ricovero e ha garantito la disponibilità dello Stato italiano a fare tutto ciò che fosse necessario per assisterlo.
Secondo quanto riferito dalla Farnesina, il ministro avrebbe concluso la telefonata con l’auspicio di poter tornare presto a discutere e litigare con lui politicamente, ma non sulla solidarietà tra italiani.
È probabilmente la sintesi più equilibrata dell’intera vicenda.
Le differenze politiche rimangono.
Ma davanti a un grave problema di salute non dovrebbero diventare il criterio attraverso il quale valutare l’assistenza a un connazionale.
L’Italia ha fatto quello che doveva fare
La Farnesina si è attivata.
L’ambasciata italiana a Cuba ha seguito la situazione.
Il governo ha reso disponibile un velivolo sanitario.
Due specialisti italiani del Policlinico Gemelli sono arrivati all’Avana e hanno collaborato con l’équipe cubana che aveva in cura Di Battista.
Tutto questo rappresenta certamente un fatto positivo.
Ma è esattamente ciò che ci si aspetta da uno Stato quando un proprio cittadino si trova all’estero in condizioni sanitarie delicate.
Non dovrebbe diventare un argomento utilizzato per chiedere al cittadino una sorta di riconoscenza politica.
E Di Battista ringrazia proprio i medici cubani
C’è poi un dettaglio che rende ancora più singolare l’impostazione del confronto.
Nel suo ultimo messaggio, Di Battista ha detto di sentirsi meglio e ha ringraziato esplicitamente i medici cubani, spiegando che gli stessi specialisti italiani gli avrebbero confermato la tempestività e la qualità della diagnosi e delle cure iniziali ricevute sull’isola.
Quindi la vicenda reale mostra una collaborazione tra sanitari cubani e italiani.
Non una gara ideologica tra sistemi politici.
Da una parte i medici che lo hanno assistito fin dalle prime ore, dall’altra gli specialisti arrivati dall’Italia per affiancarli e valutare il trasferimento.
Una vicenda sanitaria trasformata in una battaglia politica
Ed è forse questo l’aspetto più discutibile di tutta la polemica.
Di Battista ha avuto un grave malore, è stato ricoverato a migliaia di chilometri dall’Italia, ha attraversato giorni difficili e ora sta organizzando il proprio rientro.
Eppure una parte del dibattito pubblico è riuscita a trasformare tutto questo in una nuova occasione di scontro ideologico.
Prima il volo di Stato.
Poi l’offesa alla Nazione.
Ora la Russia.
Il rischio è che il fatto più importante venga completamente oscurato: Di Battista sta meglio e tornerà in Italia venerdì 4 settembre con un’aeroambulanza privata pagata dalla sua assicurazione.
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Si può criticare Di Battista, ma non serve inventare una prova di fedeltà
Le idee di Di Battista sulla Russia, sulla Nato, sull’Ucraina, su Cuba o sulla politica internazionale possono naturalmente essere contestate.
È il normale confronto democratico.
Ma collegare quelle posizioni alla scelta di non utilizzare un aereo messo a disposizione dallo Stato significa spostare il discorso su un terreno completamente diverso.
Rifiutare un volo non significa rifiutare l’Italia.
E accettare l’assistenza consolare non significa dover sottoscrivere la politica estera del governo.
L’unica cosa davvero importante: il rientro e la salute
Di Battista ha scritto di sentirsi meglio e di essere ottimista.
Dopo giorni di preoccupazione, è questa la notizia che dovrebbe venire prima di tutto.
Il resto può essere discusso, criticato e commentato.
Ma la trasformazione del suo ricovero in una battaglia tra democrazia e Russia rischia di apparire sproporzionata rispetto ai fatti.
Perché alla fine la storia è molto più semplice: un cittadino italiano si è ammalato gravemente all’estero, lo Stato gli ha offerto assistenza, lui ha ringraziato e ha scelto di rientrare utilizzando la propria copertura assicurativa.
Non è un affronto alla Patria.
Non è una prova di fedeltà geopolitica.
E non dovrebbe essere necessario trasformare persino un’aeroambulanza in un nuovo fronte della propaganda politica.



















