Bufera shock sul Ministro Giuli – L’HANNO BECCATO! – Hanno scoperto la email che…

Una mail interna riaccende lo scontro su Fondo per il cinema e l’audiovisivo e tagli in legge di bilancio. Secondo le ricostruzioni, sarebbe stato Alessandro Giuli – oggi ministro della Cultura – a proporre al MEF un percorso di riduzione del Fondo più pesante di quello poi approvato, con una “parametrizzazione” in due anni fino a 400 milioni. La notizia, emersa da un carteggio datato metà ottobre, sposta il baricentro della polemica: non solo vincoli di finanza pubblica, ma indirizzo politico originato dal Mic.

La nuova notizia: la mail al MEF

Il testo, di cui sono stati riportati i punti-chiave, indicherebbe una traiettoria di decurtazione in due step: Fondo a 450 milioni nel 2026 e 400 milioni dal 2027 (contro una dotazione che negli ultimi anni oscillava intorno a 650–700 milioni). La proposta sarebbe stata attenuata dai tecnici dell’Economia, che avrebbero frenato sull’entità del taglio e chiesto una diluizione. È su questo passaggio che le opposizioni chiedono chiarimenti in Parlamento.

Il contesto: l’annuncio dei “100 milioni recuperati” (e i dubbi della Ragioneria)

Pochi giorni prima, Giuli aveva rivendicato di aver firmato un decreto interministeriale per reindirizzare “oltre 100 milioni” rimasti inutilizzati nel 2022 al rifinanziamento del Fondo, come parziale compensazione ai tagli della manovra. Nel comunicato del Mic si parla di un atto “in attesa della controfirma del MEF”. Proprio sulla controfirma si è aperto il caso: secondo ricostruzioni di stampa, la Ragioneria generale avrebbe bloccato l’operazione contestando la riutilizzabilità di quel residuo con le modalità indicate (la discussione è tecnica, ma ha un effetto politico immediato).

Come ci siamo arrivati: tagli in manovra, “recuperi” e stop della Ragioneria

Negli ultimi giorni, Giuli aveva annunciato il recupero di 100 milioni “inutilizzati” da riversare sul Fondo 2026, come parziale compensazione ai tagli. Ma la Ragioneria generale e la Corte dei conti hanno bocciato l’operazione: quelle somme risultano non riutilizzabili nei termini indicati. Da qui il tavolo d’urgenza con associazioni e filiera, e lo scontro politico.

Le reazioni politiche

Dopo l’uscita della mail, M5S e Pd hanno chiesto che il ministro riferisca in Aula “parola per parola” su richiesta, motivazioni e mandato politico con cui si sarebbe rivolto al MEF. Altri gruppi parlano di “linea punitiva” verso il comparto. Il ministro, nei giorni precedenti, aveva respinto gli attacchi definendoli “sguaiati” e dannosi per la Ragioneria, rivendicando lo sforzo di riforma.

Il settore in allarme

Le associazioni del cinema e dell’audiovisivo avvertono che, tra tagli e incertezza sui ristori, il rischio è la paralisi già nei primi mesi del nuovo anno, con ripercussioni su produzioni, occupazione e indotto. Il quadro alimenta una protesta diffusa che dura ormai da settimane.

Cronologia essenziale

  • Metà ottobre – Dagli uffici Mic parte la mail al MEF con la proposta di tagli più profondi al Fondo cinema, in due anni.

  • Inizio novembre – Il ministro annuncia il recupero di 100 milioni “inutilizzati” per rimpinguare il Fondo; la misura necessita della controfirma MEF.

  • Nei giorni successivi – Si accende la contestazione del settore: associazioni e imprese parlano di risorse non aggiuntive e di partita di giro; si diffonde la notizia di rilievi della Ragioneria.

  • Dopo la fuga di notizie sulla mail – Le opposizioni chiedono a Giuli di riferire in Aula; il ministro respinge gli attacchi come “sguaiati” e rivendica una riforma orientata all’efficienza.

Perché il Fondo è cruciale

Il Fondo per il cinema e l’audiovisivo sostiene sviluppo, produzione, distribuzione, sale, promozione, festival e soprattutto il tax credit, cioè il meccanismo-chiave che ha reso competitiva l’Italia nell’attrarre produzioni nazionali e internazionali. Un taglio strutturale rischia di contrarre i set, allungare i tempi di pagamento, comprimere occupazione e indotto (costumi, scenografie, post-produzione, trasporti), oltre a indebolire la rete dei festival e dei cinema di provincia. La percezione di instabilità normativa – tra stop&go del credito d’imposta e cap regionali – è di per sé un deterrente per i piani produttivi.
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Conclusione – VIDEO

La mail che accredita al Mic l’idea di tagli più profondi al Fondo non è solo un dettaglio amministrativo: è la pistola fumante di un’impostazione politica che il settore percepisce come punitiva. L’annuncio dei 100 milioni “recuperati” non ha cambiato il clima, anche perché – senza controfirma del MEF e con i rilievi della Ragioneria – resta sospeso tra intenzione e realtà. Per uscire dall’impasse servono atti verificabili: numeri, tabelle e scadenze, non slogan. Diversamente, il comparto rischia un definanziamento strisciante proprio mentre altri Paesi competono a colpi di stabilità e incentivi.

Il punto politico, ormai, non è se il Fondo verrà tagliato, ma quanto e per quanto. E la risposta – nero su bianco – dovrà arrivare in Parlamento e nei decreti. Fino ad allora, il cinema italiano continuerà a muoversi sul set più insidioso: quello dell’incertezza.

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