Bufera su Italo Boc. dopo le parole per Alessandro Di Battista – L’ha detto veramente – VIDEO

Il caso Di Battista e il volo di Stato, Bocchino attacca: «Rifiutarlo è un’offesa alla Nazione». Ma il rimpatrio sarà privato e coperto dall’assicurazione

L’ex parlamentare dovrebbe rientrare da Cuba giovedì con un’aeroambulanza privata. Italo Bocchino trasforma la scelta di rinunciare all’offerta dello Stato in un caso politico: «Perché rifiutare ciò che la Nazione mette a disposizione?». Ma la polemica rischia di oscurare i fatti e un momento personale delicatissimo

Prima la preoccupazione per le condizioni di Alessandro Di Battista, poi le discussioni sul suo possibile trasferimento in Italia. Adesso persino la scelta del mezzo con cui rientrare diventa terreno di scontro politico.

A sollevare una nuova polemica è Italo Bocchino, che commentando la decisione dell’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle di non usufruire del volo di Stato messo a sua disposizione ha parlato addirittura di «un po’ un’offesa nei confronti della nostra Nazione».

Una frase destinata inevitabilmente a far discutere. Perché Di Battista, dopo il grave malore accusato durante la permanenza a Cuba, non ha contestato l’assistenza ricevuta dall’Italia né risulta abbia rivolto accuse alle istituzioni: ha semplicemente optato, secondo le informazioni disponibili, per un volo sanitario privato, le cui spese saranno coperte dall’assicurazione stipulata per il viaggio.

Eppure, per Bocchino, dietro quel rifiuto ci sarebbe qualcosa di politicamente significativo.

Bocchino: «È un po’ un’offesa nei confronti della nostra Nazione»

Il ragionamento di Bocchino parte da un messaggio di solidarietà a Di Battista, ma arriva rapidamente al famoso “ma”.

«C’è un ma in questa situazione», afferma nel video rilanciato sui social.

Il punto contestato è proprio il rifiuto del volo di Stato.

Secondo Bocchino, una volta che la Repubblica mette a disposizione di un proprio cittadino uno strumento per rientrare in patria in una situazione di difficoltà, respingerlo assumerebbe un significato che va oltre una semplice decisione personale.

La conclusione è particolarmente pesante: rifiutare quell’offerta sarebbe «un po’ un’offesa nei confronti della nostra Nazione».

Non solo. Bocchino si domanda per quale ragione una persona dovrebbe rifiutare ciò che lo Stato mette a disposizione e introduce anche un possibile collegamento con l’atteggiamento nei confronti dell’attuale esecutivo.

Ed è proprio qui che il ragionamento diventa decisamente politico.

«Perché? Non si ha a cuore il governo che guida la Nazione?»

Bocchino si spinge infatti oltre, chiedendosi se dietro la decisione possa esserci una sorta di distanza nei confronti dell’Italia o del governo Meloni.

Il senso delle sue domande è: perché rifiutare? Perché ci si dovrebbe vergognare? Oppure perché non si avrebbe «a cuore il governo che in questo momento guida la Nazione»?

È un salto logico che lascia aperte parecchie domande.

Perché Stato, Nazione e governo non sono la stessa cosa. Un cittadino può naturalmente essere critico nei confronti di un governo senza che questo significhi nutrire ostilità verso il proprio Paese o le sue istituzioni.

E soprattutto può decidere di non usufruire di una possibilità messa a disposizione dallo Stato senza trasformare automaticamente quella scelta in una manifestazione politica.

Di Battista dovrebbe tornare con un’aeroambulanza privata

I fatti disponibili raccontano infatti una storia molto meno ideologica.

Di Battista dovrebbe rientrare in Italia giovedì 3 settembre, compatibilmente con il via libera definitivo dei medici, attraverso un’aeroambulanza privata.

RaiNews, riportando informazioni ANSA, riferisce che le spese del trasporto sanitario saranno coperte dall’assicurazione attivata da Il Fatto Quotidiano e TvLoft, per i quali Di Battista si trovava a Cuba per realizzare alcuni reportage. Il Movimento 5 Stelle starebbe invece fornendo supporto nella gestione delle procedure logistiche.

Non siamo quindi davanti a un cittadino che pretende un trattamento privilegiato a carico della collettività.

Semmai sta accadendo l’opposto: pur essendogli stata prospettata la possibilità di un intervento dello Stato, Di Battista avrebbe scelto una soluzione privata per la quale esiste una copertura assicurativa.

La Farnesina: il rimpatrio sanitario non è un privilegio riservato ai politici

C’è poi un elemento che aiuta a mettere ordine in una discussione diventata rapidamente politica.

L’assistenza consolare per un rimpatrio sanitario di cittadini italiani in difficoltà all’estero non è una procedura riservata a parlamentari, ex parlamentari o personaggi famosi.

La stessa Farnesina spiega che le rappresentanze diplomatiche possono assistere i familiari nell’acquisizione della documentazione medica e facilitare i contatti con le compagnie necessarie al trasporto. Quando un normale volo di linea non è possibile, il consolato può fornire anche riferimenti di società private che effettuano servizi di aeroambulanza.

L’Ambasciata italiana all’Avana precisa inoltre che gli interventi di assistenza riguardano anche gli ammalati gravi che non possono essere curati adeguatamente sul posto.

Insomma, aiutare un connazionale in una grave situazione sanitaria all’estero rientra nelle funzioni dello Stato.

Non è un premio politico.

E non significa necessariamente che paghi tutto lo Stato

Anche su questo punto è utile fare chiarezza.

La Farnesina specifica che i rimpatri a carico dell’Erario sono limitati ai casi di comprovata indigenza, verificata attraverso la rete diplomatico-consolare. Negli altri casi possono essere previste formule che comportano la restituzione delle somme anticipate oppure soluzioni organizzate privatamente.

La procedura ordinaria descritta dal Ministero contempla esplicitamente anche il ricorso a una aeroambulanza privata, con il contratto stipulato direttamente dal cittadino o dalla sua famiglia con la società incaricata del trasporto.

Ed è sostanzialmente la strada che, secondo le informazioni disponibili, sarà seguita per Di Battista.

Prima di tutto c’è il via libera dei medici

C’è poi una questione ancora più importante delle polemiche politiche: per salire su un aereo un paziente in condizioni delicate deve essere giudicato trasportabile.

Le indicazioni consolari italiane prevedono infatti l’acquisizione di una certificazione medica che attesti la possibilità per il paziente di affrontare il viaggio.

Di Battista è ricoverato all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana dopo essere stato trasferito dalla struttura di Santa Clara. A Cuba sono arrivati anche due specialisti del Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e un rianimatore, che hanno effettuato un consulto con l’équipe cubana. Le ultime informazioni lo descrivono come vigile.

È questo il contesto nel quale bisognerebbe leggere la decisione sul rientro.

Dal ringraziamento alle istituzioni al «caso politico»

La vicenda assume contorni ancora più paradossali se si considera che nelle ore precedenti erano arrivati segnali di collaborazione istituzionale.

La Farnesina e l’ambasciata italiana si sono attivate per seguire la situazione, mentre dal mondo politico sono arrivati messaggi di solidarietà anche da esponenti lontanissimi dalle posizioni di Di Battista.

In un momento del genere, quella collaborazione poteva rappresentare precisamente ciò che ci si aspetta dalle istituzioni: aiutare un cittadino italiano in difficoltà senza chiedergli quale partito voti o cosa pensi del governo in carica.

Trasformare poi la decisione di non utilizzare un volo di Stato in una sorta di prova del rapporto con la Nazione rischia di capovolgere proprio quel principio.

Rifiutare un servizio non significa rifiutare l’Italia

È questo il punto più discutibile dell’intervento di Bocchino.

Se lo Stato offre assistenza a un cittadino, quel cittadino può accettarla. Ma può anche ringraziare e scegliere un’altra soluzione, soprattutto quando dispone di un’assicurazione in grado di sostenere il costo di un trasporto sanitario privato.

Da qui a sostenere che la rinuncia rappresenti un’«offesa alla Nazione» c’è un salto enorme.

E ancora più difficile appare stabilire un collegamento tra la decisione di non utilizzare un volo di Stato e l’eventuale simpatia o antipatia per il governo Meloni.

Un governo è temporaneo. La Repubblica e le sue istituzioni sono un’altra cosa.

Essere contrari all’esecutivo in carica non significa essere contrari all’Italia.

Una polemica che rischia di perdere di vista la cosa più importante

Il caso, in fondo, mostra quanto rapidamente anche una vicenda personale e sanitaria possa essere inghiottita dal confronto politico.

Di Battista è stato ricoverato a migliaia di chilometri da casa dopo un malore che ha suscitato grande preoccupazione. È stato raggiunto da medici italiani e dalle persone a lui vicine. Adesso si lavora per consentirgli di rientrare in sicurezza.

La famiglia e l’associazione Schierarsi hanno chiesto più volte rispetto della privacy e prudenza sulle informazioni riguardanti la diagnosi.

In questo quadro, discutere se il rifiuto di un volo di Stato rappresenti addirittura un affronto alla Nazione appare quantomeno sproporzionato.

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Dal volo sanitario al patriottismo: quando tutto diventa propaganda

Si può criticare Alessandro Di Battista praticamente su tutto: sulle sue idee, sulle sue battaglie politiche, sul Movimento 5 Stelle, sui suoi reportage e sulle sue dichiarazioni.

Ma in questo caso la questione è molto più semplice.

Gli è stata prospettata una possibilità. Ha scelto di non utilizzarla e, secondo le informazioni diffuse oggi, dovrebbe tornare con un mezzo sanitario privato pagato attraverso la copertura assicurativa.

Dove sia l’offesa all’Italia è difficile comprenderlo.

La solidarietà delle istituzioni nei confronti di un cittadino in difficoltà non dovrebbe trasformarsi in un obbligo di accettare qualsiasi soluzione proposta, né tantomeno in una sorta di test di patriottismo.

Ed è forse questo l’aspetto più surreale dell’intera polemica: una scelta organizzativa e personale è diventata improvvisamente, nelle parole di Bocchino, una questione di fedeltà alla Nazione e persino di rapporto con il governo Meloni.

Nel frattempo Alessandro Di Battista ha problemi molto più concreti di cui occuparsi: ottenere il via libera dei medici, affrontare il viaggio e tornare in Italia.

Tutto il resto, almeno per ora, potrebbe tranquillamente rimanere a terra.

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