Roma, 9 ottobre 2025 – L’annuncio dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, con il rilascio degli ostaggi e un piano di ricostruzione di Gaza, ha provocato un vero terremoto politico-mediatico. La notizia, accolta con sollievo e speranza dalla comunità internazionale, ha invece generato in Italia un’ondata di entusiasmo senza precedenti nelle file del centrodestra, che si è tradotta in una proposta clamorosa: candidare Donald Trump al Premio Nobel per la Pace.
L’entusiasmo di Salvini: “Notizia stupenda”
Il primo a rompere gli indugi è stato Matteo Salvini. In un post sui social, il leader della Lega e vicepremier ha parlato di “notizia stupenda”:
“Rilascio di tutti gli ostaggi israeliani nelle prossime ore, cessate il fuoco e ricostruzione di Gaza: accordo raggiunto, una notizia stupenda! Se le armi finalmente taceranno, il presidente Donald Trump merita davvero il Premio Nobel per la Pace”.
Un messaggio che ha immediatamente acceso il dibattito, dividendo l’opinione pubblica tra chi vede in Trump l’artefice della tregua e chi lo considera il principale responsabile di un approccio unilateralista che ha spesso alimentato tensioni nella regione.
Tajani: “Da boutade a possibilità concreta”
Alle parole di Salvini ha fatto eco Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepremier, intervenuto ai microfoni di Rtl 102.5. Tajani ha ricordato che la richiesta di Trump di essere premiato con il Nobel, avanzata mesi fa, era sembrata a molti una provocazione. Ma oggi, con l’intesa raggiunta, la prospettiva sarebbe cambiata:
“Sembrava una boutade qualche mese fa – ha spiegato Tajani – ma ora, se riuscisse a raggiungere l’obiettivo della pace in Medio Oriente, certamente i titoli li avrebbe. Può essere o meno simpatico, ma il risultato lo sta raggiungendo”.
Il sostegno di Israele e la sponda internazionale
A incoraggiare questo coro di consensi è stato anche il presidente israeliano Isaac Herzog, che ha espresso “gratitudine infinita” a Trump per il risultato conseguito. In un messaggio ufficiale, Herzog ha parlato di un “accordo che crea speranza di cambiamento nella realtà del Medio Oriente”, aggiungendo che Trump “sarà accolto con amore e apprezzamento dal popolo israeliano” se deciderà di recarsi a Tel Aviv nei prossimi giorni.
Il sostegno israeliano ha rafforzato l’idea, cavalcata dal centrodestra italiano, di un riconoscimento internazionale all’ex presidente statunitense, nonostante il forte scetticismo che accompagna questa ipotesi in larga parte della comunità diplomatica europea.
Le critiche dell’opposizione e i dubbi sulla tregua
Mentre Salvini e Tajani esultano, dall’opposizione arrivano toni molto diversi. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle sottolineano che l’accordo è solo un primo passo, fragile e tutto da verificare. Il leader M5S Giuseppe Conte, in particolare, ha avvertito che “non basta un annuncio per cancellare due anni di massacri, carestia e violazioni del diritto internazionale”.
Gli osservatori internazionali restano prudenti: il cessate il fuoco è stato accolto con sollievo, ma si teme che possa rivelarsi temporaneo e che le tensioni possano esplodere di nuovo senza un processo politico credibile.
Un dibattito acceso e surreale
Il centrodestra italiano sembra però voler cogliere l’occasione per rilanciare la figura di Trump come “uomo di pace”, a dispetto delle polemiche e delle divisioni che lo accompagnano in patria e all’estero. L’entusiasmo con cui Salvini e Tajani hanno accolto la tregua viene letto da molti come un segnale politico interno: esaltare il legame con il trumpismo e con Israele per rafforzare la propria identità agli occhi dell’elettorato.
Il risultato, però, è un dibattito dai toni surreali: mentre Gaza cerca di rialzarsi dalle macerie e le organizzazioni umanitarie denunciano una catastrofe sociale ed economica, in Italia si discute se Trump meriti o meno il Nobel.
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L’accordo di Gaza rappresenta senza dubbio una svolta importante, ma la realtà sul terreno resta drammatica. Le dichiarazioni entusiaste di Salvini e Tajani, che vedono in Trump un Nobel per la pace, mostrano il volto di una destra che si aggrappa alla retorica del successo diplomatico per rafforzare la propria narrativa politica interna.
Resta da capire se la tregua reggerà e se il “miracolo di Trump” sarà reale o soltanto un fragile equilibrio destinato a crollare. Intanto, la scena politica italiana si infiamma ancora una volta, tra applausi entusiasti e accuse di propaganda.



















