Scoppia la polemica tra il Movimento 5 Stelle e il conduttore Bruno Vespa, accusato di aver rivolto parole offensive ai partecipanti della Global Solidarity Flotilla durante la sua trasmissione televisiva.
Il capogruppo M5S in Commissione di Vigilanza Rai, Dario Carotenuto, ha duramente condannato l’episodio, definendo «indegni» i toni utilizzati da Vespa nei confronti di chi, a bordo delle navi, sta tentando di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese di Gaza.
La frase incriminata
Nel corso della puntata andata in onda ieri sera, Vespa si è rivolto al portavoce della Flotilla con parole che hanno fatto esplodere la protesta: «E allora vi posso dire che non ve ne fotte niente delle persone che sono lì? A voi interessa aprire un canale con Israele che Israele non avrebbe mai aperto».
Parole giudicate «inaccettabili» da Carotenuto: «Nella comodità del suo salotto televisivo, Vespa ha insultato chi sta rischiando la vita in mare per denunciare un genocidio in corso. Ma davvero non si vergogna nemmeno un po’?».
La denuncia del M5S
Secondo il parlamentare grillino, Vespa avrebbe tradito il ruolo di conduttore del servizio pubblico, mancando di equilibrio e rispetto: «È lui che dimostra di non avere a cuore il suo compito di giornalista Rai. Rivolgersi in quel modo a chi lotta per i diritti umani è disonorante per la televisione pubblica».
Il M5S, pur non potendo convocare direttamente Vespa in Commissione di Vigilanza, ha chiesto che la Rai prenda posizione: «La Rai dirà qualcosa almeno stavolta?», ha incalzato Carotenuto, sottolineando che episodi simili rischiano di minare ulteriormente la credibilità del servizio pubblico.
La tensione politica e mediatica
Il caso si inserisce in un contesto già infuocato: la missione della Flotilla è al centro di un acceso dibattito politico. Da una parte le forze di governo, che hanno bollato l’iniziativa come “irresponsabile” e potenzialmente “pericolosa per la pace”; dall’altra il Movimento 5 Stelle e vari esponenti della società civile che denunciano l’inerzia dei governi occidentali e sostengono apertamente gli attivisti.
Le parole di Vespa, in questo quadro, hanno alimentato ulteriori polemiche, trasformando lo scontro sulla Flotilla anche in un terreno di conflitto sul ruolo della Rai e sulla libertà di espressione nei talk televisivi.
Il M5S si dice pronto a tenere alta l’attenzione sulla vicenda, accusando il servizio pubblico di aver perso il suo senso di equilibrio e responsabilità. La polemica con Vespa potrebbe ora approdare in Parlamento, dove si attende una presa di posizione ufficiale della Rai.
Per Carotenuto, la questione non è più solo giornalistica: «Si tratta di rispetto per chi, lontano dai riflettori, combatte davvero per i diritti umani».
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IL VIDEO INCRIMINATO:
In conclusione, il caso Vespa non riguarda solo una frase infelice: investe il mandato del servizio pubblico e il confine tra critica e dileggio. Di fronte a cittadini che rischiano la vita per una missione umanitaria, la RAI è chiamata a garantire equilibrio, rispetto e responsabilità editoriale, non a esasperare lo scontro. La richiesta del M5S di una presa di posizione formale non è censura, ma domanda di accountability: chiarire standard, correggere eventuali scivoloni, tutelare il pluralismo. Se Viale Mazzini saprà rispondere con trasparenza—non con silenzi di rito—potrà rafforzare la propria credibilità. Altrimenti, la polemica lascerà un segno: l’idea che il canone finanzi un’arena in cui gli attivisti vengono caricaturizzati più che ascoltati. Il servizio pubblico, ricorda Carotenuto, non deve tifare: deve servire.



















