Bufera sul Ministro Antonio Tajani dopo le parole shock nell’intervista – Ecco il Video che lo becca

Per mesi, mentre in Cisgiordania aumentavano aggressioni, intimidazioni e demolizioni illegali ai danni della popolazione palestinese, la diplomazia italiana ha mantenuto un profilo estremamente prudente. Ora, dopo l’aggressione a tre giovani volontari italiani vicino Gerico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani rompe il silenzio e lancia un messaggio che suona come un tardivo risveglio:

«Israele fermi i coloni e impedisca altre violenze».

La condanna arriva dopo settimane di denunce internazionali, richiami ONU, prese di posizione europee e prove video della crescente brutalità dei coloni contro civili palestinesi e attivisti presenti sul territorio a scopo umanitario.

L’attacco: una casa assaltata all’alba

Secondo l’agenzia palestinese Wafa, l’aggressione è avvenuta all’alba a Ein al-Duyuk, vicino Gerico. Una decina di coloni israeliani avrebbe fatto irruzione in una casa dove si trovavano:

tre attivisti italiani

un volontario canadese

altri membri di una rete internazionale di protezione civile


Gli attivisti si trovano in Cisgiordania per accompagnare:

bambini palestinesi nel tragitto verso la scuola;

agricoltori e pastori nelle zone rurali più esposte alle incursioni armate;

famiglie soggette a espropri o violenze.


Un’azione documentata e riconosciuta da numerose ONG internazionali.

Le condizioni dei feriti

I volontari italiani hanno riportato ferite lievi ed escoriazioni; il consolato italiano a Gerusalemme conferma che non sono in pericolo.

Il volontario canadese, invece, sarebbe in condizioni più serie ed è stato ricoverato.

Le immagini diffuse da Al-Jazeera mostrano volti tumefatti, contusioni e segni evidenti di percosse.

Tajani: “Sono scioccati”

Parlando durante un evento politico a Roma, Tajani ha dichiarato:

«Sono stati malmenati, derubati e si trovano in stato di shock».

E aggiunge:

«Chiediamo al governo israeliano di fermare subito i coloni: queste violenze non aiutano il processo di pace».

Una posizione che arriva solo ora, nonostante nelle ultime settimane siano stati registrati oltre 1.485 attacchi dei coloni contro civili e volontari, secondo dati OCHA (ONU).

Una tensione crescente ignorata per mesi

La violenza dei coloni in Cisgiordania non è un fenomeno nuovo. Tuttavia, con la guerra a Gaza in corso da oltre un anno, episodi simili si sono moltiplicati.

Europa, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e organizzazioni internazionali hanno più volte denunciato:

la militarizzazione dei coloni estremisti;

l’espansione illegale degli insediamenti;

l’assenza di interventi da parte dell’esercito israeliano;

forme di complicità, omissione o tolleranza istituzionale.


Il 27 novembre Italia, Francia, Germania e Regno Unito avevano firmato una dichiarazione comune chiedendo lo stop immediato delle violenze.
Una presa di posizione tardiva, ma inequivocabile.

Una domanda inevitabile: dov’era la diplomazia italiana prima?

L’intervento di Tajani pone un interrogativo politico:
perché serve un’aggressione contro cittadini italiani affinché il governo condanni apertamente gli abusi dei coloni?

Finora, il governo Meloni aveva mantenuto una linea strettamente filoisraeliana, evitando critiche anche in presenza di evidenze gravi documentate da stampa e osservatori internazionali.

L’aggressione di Gerico cambia il quadro?
O si tratta di una dichiarazione isolata destinata a restare lettera morta?

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VIDEO:

L’episodio non riguarda solo tre attivisti colpiti nel sonno. È il simbolo di un conflitto che sta cambiando volto: un conflitto dove non sono più solo eserciti a colpire, ma civili armati e radicalizzati, spesso agendo indisturbati.

Se davvero Tajani intende chiedere lo stop alle violenze dei coloni, l’Italia dovrà:

pretendere chiarimenti ufficiali dal governo israeliano;

tutelare i cittadini italiani presenti nelle missioni civili;

sostenere iniziative internazionali contro l’impunità;

partecipare con coerenza al percorso diplomatico europeo.


Per ora, la sua reazione sembra più un riflesso tardivo che una strategia.

Ma da oggi, almeno formalmente, Roma non può più far finta di non vedere.

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