Bufera sul Ministro Tajani dopo l’uscita sulla Salis: “Voteremo per…” – Ecco cosa ha scatenato…

Il dietrofront del ministro degli Esteri

Cambio di rotta clamoroso per Antonio Tajani. Dopo aver difeso nei giorni scorsi la linea del Partito Popolare Europeo contraria alla revoca dell’immunità per Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi Sinistra sotto processo in Ungheria, il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia ha annunciato che voterà per togliere la protezione parlamentare. Un dietrofront che arriva a poche ore dalle polemiche sollevate dalla Lega e dall’estrema destra, che avevano accusato gli alleati di centrodestra di aver difeso “una violenta” solo per opportunismo politico.

Dal palco della festa di partito a Telese Terme, Tajani ha scandito:

“Su questa vicenda voteremo per la revoca dell’immunità. I reati sono stati commessi prima di diventare europarlamentare. Noi siamo garantisti sempre, ma proprio perché siamo garantisti rispettiamo le regole”.

Lo scontro con la Lega e i malumori in Fi

Il riferimento alla Lega, seppur non esplicito, è apparso evidente. Nei giorni scorsi il Carroccio aveva parlato di “eurovergogna targata sinistra e traditori del centrodestra”, facendo pressione sugli alleati. Tajani, inizialmente freddo alle critiche, ha ora ceduto alla necessità di non restare isolato nello scontro interno alla maggioranza.

A pesare sono state anche le iniziative di CasaPound, che nella notte del 25 settembre ha tappezzato Roma con manifesti contro il ministro degli Esteri: “Tajani antifascista amico della Salis”. Una mossa che ha contribuito a irrigidire ulteriormente i toni.

Le incognite in Europa

Il dietrofront di Tajani però rischia di incrinare i rapporti dentro al Ppe, dove diversi gruppi – in particolare i polacchi e i nordici – non vogliono offrire alcun favore al premier ungherese Viktor Orbán, accusato di essere troppo vicino alla Russia di Putin e di usare il caso Salis come strumento politico.

“Forza Italia è orgogliosa di far parte della famiglia popolare – ha rivendicato Tajani – che garantisce stabilità in Europa molto più dei Conservatori e dei Patrioti. Non ci facciamo intimidire né insultare, nemmeno da chi siede al nostro fianco nel governo”.

Il nodo politico

Il caso Salis si conferma quindi terreno di tensione tanto in Italia quanto in Europa. Da un lato la pressione di Salvini e delle destre radicali, che chiedono la linea dura; dall’altro i malumori nel Ppe, dove non tutti vogliono trasformare l’immunità parlamentare in un’arma di vendetta politica.

Il voto sarà un banco di prova non solo per la tenuta del centrodestra, ma anche per la credibilità europea di Forza Italia, chiamata a bilanciare l’alleanza con Meloni e Salvini con la fedeltà al partito popolare europeo.

Il caso Salis diventa così specchio di una frattura più ampia: quella tra la retorica garantista rivendicata da Forza Italia e le pressioni politiche della Lega, tra la stabilità invocata da Bruxelles e le spinte sovraniste interne al governo italiano. Tajani ha scelto di piegarsi al vento della maggioranza, ma ora resta da capire se a Bruxelles questa virata sarà considerata un atto di responsabilità o l’ennesima mossa di convenienza politica.

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In conclusione, la virata di Tajani sulla revoca dell’immunità a Ilaria Salis rivela la faglia tra proclami garantisti e convenienze di coalizione: più risposta alla pressione di Lega e destra radicale che coerenza con la linea del PPE. La scelta lo espone a un doppio rischio: incrinare i rapporti europei, dove il caso è letto anche come sponda a Orbán, e indebolire la credibilità di Forza Italia come forza moderata e filoeuropea. Il voto diventa così un test di tenuta per il centrodestra e di affidabilità per FI: se prevarrà il calcolo interno, il “garantismo” apparirà un vestito a taglia politica; se prevarranno principi e tutele, sarà Bruxelles a misurare quanto la svolta sia stata un atto di responsabilità o solo l’ennesimo aggiustamento tattico.

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