Bufera sul web per Enrico Mentana per la frase al Festival della Tv di Dogliani – IL VIDEO SHOCK

 «Quello che sta succedendo nella striscia di Gaza sono crimini di guerra. Ma non si parli di genocidio». Sono parole di Enrico Mentana, pronunciate dal palco del Festival della Tv di Dogliani, che hanno scatenato un’ondata di critiche e acceso un dibattito tanto acceso quanto delicato. L’intervento, avvenuto durante un confronto pubblico con Mario Orfeo, direttore di Repubblica, ha sollevato una bufera, in particolare per la parte in cui Mentana ha tracciato un netto distinguo tra le azioni dell’esercito israeliano e lo sterminio sistematico del popolo ebraico nella Shoah.

Il paragone storico e l’accusa di strumentalizzazione del termine “genocidio”

Nel suo discorso, il direttore del Tg La7 ha argomentato: «Il genocidio è un’altra cosa. Il genocidio è la pianificazione sulla carta dell’eliminazione di un intero popolo. È ciò che venne concepito nel gennaio del 1942 alla conferenza di Wannsee, quando gli uomini di Hitler pianificarono il rastrellamento sistematico degli ebrei in tutta Europa, per deportarli ad Auschwitz e ucciderli».

Secondo Mentana, applicare oggi il termine “genocidio” alla situazione di Gaza significherebbe svilire quel concetto storico e strumentalizzarlo: «Molti dicono “genocidio” solo per dire: voi che siete ebrei, avete subito il genocidio e ora ne state compiendo uno. E siete peggio dei vostri aggressori. È un’accusa che ha una valenza ideologica, non giuridica».

“Crimini di guerra sì, ma non genocidio”: il passaggio più discusso

Mentana ha chiarito di non voler minimizzare la gravità delle azioni israeliane: «Quello che accade a Gaza sono crimini di guerra, al di là di quello che è successo il 7 ottobre, che è stato uno dei più grandi attentati di massa della storia: 1200 civili uccisi uno per uno, altri rapiti e portati nella Striscia. Hamas continua a tenere nascosti gli ostaggi».

Ma, ha insistito, «non può essere chiamato genocidio un conflitto in cui, dal Giordano al Mediterraneo, vivono ancora oggi più palestinesi che israeliani». Questa affermazione ha provocato fischi dalla platea. «A me dei fischi non importa niente», ha replicato seccamente Mentana.

Scontro con Mario Orfeo: “Tu fai il tifo per i terroristi?”

Durante il confronto, la tensione è salita quando Mentana ha rivolto un’accusa diretta a Orfeo: «Ma tu vuoi fare il tifo per i terroristi?». Secca la replica del direttore di Repubblica: «Io faccio il giornalista». Mentana, piccato, ha ribattuto: «E perché, io faccio il macellaio?».

Un botta e risposta che ha ulteriormente infiammato la discussione, nella quale Orfeo ha provato a riportare l’attenzione sul piano politico: «Essere contro la politica di Netanyahu non vuol dire essere antisemiti. Mi colpisce che quando gli ebrei criticano Netanyahu, la stessa comunità ebraica li definisca antisemiti».

“La responsabilità è di Netanyahu, ma l’antisemitismo cresce”

Mentana ha affermato chiaramente: «Ho iniziato dicendo che la responsabilità dei massacri è tutta di Netanyahu». Ma ha anche voluto sottolineare le conseguenze che questo clima politico ha sulla comunità ebraica in Italia: «In Italia vivono circa 30mila ebrei, che si sentono costantemente a rischio. Quando ci sono manifestazioni pro-Palestina, c’è sempre la preoccupazione per la sicurezza vicino alla sinagoga. Io vivo vicino al Ghetto di Roma e vedo quelle ansie».

Reazioni: social divisi, critiche e sostegni

Il video dell’intervento ha fatto rapidamente il giro dei social, generando reazioni contrastanti. Da una parte, chi accusa Mentana di negare la gravità delle azioni israeliane a Gaza, dall’altra chi lo difende parlando di “rigore storico” e di un richiamo doveroso alla precisione dei termini.

Molti attivisti e intellettuali filo-palestinesi hanno giudicato le parole del giornalista come una “minimizzazione” del dramma in corso a Gaza, mentre alcuni esponenti della comunità ebraica lo hanno invece ringraziato per aver ribadito la differenza tra critica legittima alla politica israeliana e accuse strumentali e pericolose.

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Il contesto: un dibattito sempre più polarizzato

Le parole di Mentana si inseriscono in un contesto sempre più polarizzato, in cui il dibattito su Israele e Palestina si intreccia con le tensioni etniche, religiose e politiche europee. Mentre le istituzioni internazionali parlano di possibile violazione del diritto umanitario, l’uso del termine “genocidio” da parte di Ong, attivisti e alcuni governi ha acceso i riflettori anche sulla semantica delle guerre moderne.

Per Mentana, il richiamo al genocidio nazista non è solo una distinzione storica, ma un monito: «Confondere le parole può avere conseguenze gravi. Nessuno nega l’orrore della guerra, ma certe parole vanno usate con attenzione».
VIDEO:

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