Bufera sulla Ministra Bernini, la frase shock agli studenti che la contestavano “Siete dei poveri c…” VIDEO

Mentre il governo prova a disinnescare il caos del test filtro per Medicina, la polemica politica sale di livello. A incendiare ulteriormente il clima ci pensa direttamente la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che dal palco di Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia, risponde a un gruppo di studenti con una frase destinata a lasciare il segno:

«Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare. Questo dimostra la vostra inutilità». 

Parole che hanno scatenato le reazioni indignate di opposizioni, mondo accademico e studenti, già sul piede di guerra per una riforma che rischia di trasformarsi in un anno perso per migliaia di aspiranti camici bianchi.

Il contesto: il “pasticcio” del semestre filtro per Medicina

Sul tavolo c’è la riforma voluta proprio da Bernini: il cosiddetto semestre filtro per l’accesso a Medicina, un sistema che sostituisce il vecchio test a crocette con una serie di esami universitari (biologia, chimica, fisica) da superare nel primo semestre per entrare in graduatoria.

Il debutto, però, è stato disastroso:

percentuali di idonei attorno al 10–17% nel primo appello, con territori in cui quasi nessuno ha superato tutte e tre le prove; 

accuse di domande mal formulate, in particolare nella prova di fisica;

ricorsi annunciati e proteste in tutta Italia, con studenti che denunciano la prospettiva concreta di perdere un anno pur essendosi già immatricolati.

È in questo clima che Bernini arriva ad Atreju per difendere la sua riforma. Ma l’incontro con gli studenti si trasforma rapidamente in scontro. 

La contestazione dal pubblico: “Con il semestre filtro rischiamo di perdere un anno”

All’inizio del suo intervento alla festa di Fratelli d’Italia, mentre la ministra sta per prendere la parola, un gruppo di studenti di Medicina si alza in sala e la interrompe:

«Non ce la facciamo più, con il semestre filtro rischiamo di perdere un anno». 

La protesta è diretta e mirata: contestano proprio la riforma che li ha fatti entrare all’università ma li tiene sospesi in un limbo, in attesa di una graduatoria nazionale che potrebbe escluderne migliaia dopo mesi di corsi, esami, affitti pagati e vite trasferite in altre città.

La scena è quella classica di un dissenso studentesco: slogan, cartelli, richiesta di essere ascoltati. Ma la risposta della ministra non è quella istituzionale che ci si aspetterebbe da chi guida il sistema universitario.

La replica di Bernini: “Siete sempre dei poveri comunisti. Questo dimostra la vostra inutilità”

Invece di entrare subito nel merito delle critiche, Bernini sceglie il registro della provocazione politica, citando la battuta storica di Silvio Berlusconi:

«Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare. Questo dimostra la vostra inutilità».

La platea di Atreju reagisce come prevedibile: applausi, risate di sostegno, clima da tifoseria. Il conflitto generazionale e politico è servito.

Solo dopo questo attacco frontale la ministra scende dal palco per parlare con gli studenti, ma senza abbandonare il tono polemico:

domanda se “stavano meglio pagando 30mila euro” per studiare in atenei privati;

rivendica di aver investito 9,4 miliardi sull’università e oltre 800 milioni sulle borse di studio;

accusa i ragazzi di seguire una “strategia del caos: parlano ma non ascoltano”;

si dice preoccupata quando “qualche partito politico fa loro eco”.

Il messaggio implicito è chiaro: gli studenti contestatori sarebbero manipolati, ingiusti verso una riforma che in realtà li favorisce, più portati alla protesta identitaria che all’ascolto del merito delle spiegazioni.

Le ammissioni sugli errori nei test e la promessa: “Riempiremo tutti i 24mila posti”

Nel tentativo di rassicurare, Bernini riconosce comunque problemi oggettivi nel percorso del semestre filtro. In particolare, ammette che nella prova di fisica c’erano due errori:

per uno dei quesiti sbagliati non cambia nulla;

per il secondo, annuncia che sarà riconosciuto un punto a tutti, così che “nel compito di fisica si partirà da un punto”. 

Poi arriva la parte più importante sul piano concreto: la ministra promette che tutti i 24mila posti previsti a Medicina saranno coperti:

“24mila posti saranno coperti sulla base delle valutazioni di merito perché le domande sono serie”;

la graduatoria nazionale sarà compilata una volta raccolti tutti i voti dei due appelli, entro Natale;

in base alla graduatoria, c’è chi entrerà subito, chi entro il 28 febbraio “sconterà i suoi debiti d’esame” e chi potrà “scivolare” su materie affini già indicate.

Bernini insiste sul fatto che non si tratta di una “sanatoria”, ma della “naturale evoluzione” di una riforma che deve completare tutte le sue fasi di attuazione.

Il suo cambio di paradigma, spiega, è questo:

prima molti venivano “ghigliottinati fuori dai cancelli” dell’università, senza mai poter mettere piede in aula;

oggi, dal 1° settembre, ci sono 55mila studenti che stanno studiando, formando crediti, vivendo da universitari, e solo dopo saranno selezionati per l’accesso definitivo a Medicina. 

Dal punto di vista del ministero, insomma, la riforma sta ampliando l’accesso e correggendo in corsa i difetti di sistema; dal punto di vista degli studenti, invece, la percezione è di una gigantesca sperimentazione sulla loro pelle, con regole che cambiano mentre il gioco è già iniziato.

La reazione delle opposizioni: “Comportamento grave e sconcertante”

Le parole “poveri comunisti” e “inutili” rivolte agli studenti fanno immediatamente il giro delle redazioni e dei social. La reazione politica è dura, in particolare da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, che già avevano bollato il semestre filtro come un “flop annunciato”.
infosannio

Per il Pd, attraverso le dichiarazioni di Irene Manzi, capogruppo in commissione Istruzione e Cultura alla Camera, l’episodio è inaccettabile:

davanti a ragazze e ragazzi che protestano “legittimamente” contro una riforma rivelatasi un colossale flop,

la ministra sceglie di rispondere non nel merito, ma insultandoli come “poveri comunisti” e “inutili”;

un comportamento definito “grave e sconcertante” per chi ricopre un ruolo istituzionale e dovrebbe invece ascoltare, dialogare e assumersi le proprie responsabilità.

Per il Movimento 5 Stelle, la sortita di Bernini è il simbolo di un’intera gestione:

la ministra userebbe “slogan d’altri tempi” per eludere le criticità poste dagli studenti;

il governo verrebbe accusato di avere come obiettivo di fondo lo smantellamento dell’università pubblica;

si ricordano le scelte sull’abolizione dell’abilitazione scientifica nazionale e sulla reintroduzione di forme di precarietà nella ricerca, viste come un regalo ai baronati e un colpo alla meritocrazia.
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Secondo i 5 Stelle, le contestazioni di questi giorni sono “il minimo” di fronte a una politica che, anziché affrontare nel merito i problemi, preferisce derubricare il dissenso a folklore ideologico.

Il nodo politico: una ministra tra propaganda e ruolo istituzionale

L’episodio di Atreju apre una questione più ampia sul ruolo di chi guida un ministero chiave come quello dell’Università e della Ricerca.

Da un lato, Bernini si muove dentro una cornice chiaramente politica: è ospite a una festa di partito, cita Berlusconi, parla il linguaggio identitario di una destra che usa ancora l’etichetta “comunista” come insulto generico verso chi contesta.

Dall’altro, resta pur sempre la ministra che decide il destino di decine di migliaia di studenti, che deve rispondere di riforme complesse, di errori nelle prove, di graduatorie da costruire in modo trasparente e credibile.

Per questo le sue parole hanno un doppio peso:

sono la battuta facile che esalta la platea di Atreju;

ma sono anche la voce ufficiale dello Stato verso dei cittadini che stanno esercitando un diritto costituzionale di protesta su un tema che li riguarda direttamente.

È su questo crinale che Pd e M5S parlano di atteggiamento “inadeguato”, di incapacità di “stare al di sopra dei personalismi”, di ricorso a “battutine insulse” invece che al confronto.

VIDEO:

La vicenda del semestre filtro aveva già creato una frattura profonda tra ministero e studenti: percentuali di bocciati record, errori nei quiz, incertezza sul futuro di chi ha scelto Medicina come progetto di vita.

L’uscita «Siete sempre dei poveri comunisti. Questo dimostra la vostra inutilità» segna un salto ulteriore: la protesta non viene solo ridimensionata, ma derisa e delegittimata sul piano ideologico. 

In gioco non c’è soltanto il destino di una riforma, ma il modello di rapporto tra istituzioni e nuove generazioni:

da una parte studenti che chiedono di essere ascoltati quando denunciano il rischio concreto di perdere un anno e di vedere compromesso il loro percorso;

dall’altra una ministra che rivendica i propri investimenti, promette aggiustamenti, ma liquida il dissenso con etichette degli anni ’90.

Quanto durerà questa frattura lo diranno i prossimi mesi: la pubblicazione delle graduatorie, lo scorrimento dei 24mila posti, la gestione dei “debiti formativi” e dei ricorsi. Ma una cosa è certa: dopo Atreju, il confronto tra governo e studenti non sarà più soltanto tecnico – sarà anche, inevitabilmente, politico e simbolico.

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