Giorgia Meloni rompe il silenzio sui raid israeliani a Gaza e condanna i bombardamenti che hanno colpito la chiesa della Sacra Famiglia. Ma per molti è troppo tardi: il suo post su Facebook scatena l’ira di Alessandro Di Battista, che la accusa di ipocrisia e complicità nei massacri di civili palestinesi.
Un post tardivo e ambiguo
Nelle ultime ore, Giorgia Meloni ha pubblicato un messaggio sul suo profilo Facebook che ha fatto molto discutere. La presidente del Consiglio ha scritto:
> “I raid israeliani su Gaza colpiscono anche la chiesa della Sacra Famiglia. Sono inaccettabili gli attacchi contro la popolazione civile che Israele sta portando avanti da mesi. Nessuna azione militare può giustificare un tale atteggiamento.”
Una presa di posizione che arriva dopo mesi di silenzio imbarazzante da parte di Palazzo Chigi sugli oltre 60.000 morti civili causati dai bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, secondo fonti locali e ONG. Il riferimento al colpo inferto alla chiesa della Sacra Famiglia – simbolo cristiano in un’area a maggioranza musulmana – sembra suggerire che solo questo evento abbia spinto la premier a intervenire pubblicamente.
L’indignazione di Meloni appare a molti come selettiva e strumentale. Non una parola era stata spesa quando a morire erano migliaia di bambini, donne e civili inermi palestinesi. Il post, che intendeva forse rappresentare un segnale di equilibrio, si è invece trasformato in un boomerang comunicativo.
La replica durissima di Alessandro Di Battista
A replicare con toni violentissimi è stato Alessandro Di Battista, ex deputato del Movimento 5 Stelle, attivista e tra le voci più critiche nei confronti del governo italiano e della complicità dell’Occidente con la politica di Benjamin Netanyahu.
Il suo commento è apparso pochi minuti dopo la pubblicazione del post della premier e ha raccolto rapidamente centinaia di reazioni:
> “Vergognati. Dopo 60.000 morti civili hai trovato la parola. Vigliacca, vergognati. Ieri hai fatto votare l’Italia contro sanzioni a Israele e contro lo stop all’accordo Ue-Israele. Vergognati ipocrita. Ieri. Ieri hai difeso ancora una volta queste bestie di Satana e ora (dato che reciti la parte della “donna madre e cristiana”) trovi la voce perché questi terroristi che hai difeso e armato anche te hanno colpito la parrocchia di Gaza. La Storia non ti assolverà mai. Sei la peggiore ipocrita d’Europa e anche tu hai le mani sporche del sangue di decine di migliaia di bambini e neonati palestinesi.”
Parole cariche di rabbia e disperazione, che esprimono una frustrazione profonda nei confronti di chi, secondo Di Battista, ha scelto il silenzio e l’allineamento politico con Israele anche a fronte di crimini evidenti contro la popolazione civile.
Anche i cittadini si scagliano contro Meloni
Il post della presidente del Consiglio ha raccolto anche molte critiche tra gli utenti. Tra i commenti più votati figura quello di Stefano Silvestri, che scrive:
> “Ma come, quando è venuto in Italia eri così felice, anche allora uccideva civili inermi. Potevi farlo arrestare e processare per crimini contro l’umanità.”
Il riferimento è alla visita di Benjamin Netanyahu in Italia, accolta con entusiasmo dal governo Meloni nonostante le gravi accuse internazionali rivolte alla sua condotta bellica e alle operazioni in corso a Gaza.
Una strategia comunicativa nel caos
L’episodio apre una riflessione più ampia sulla strategia comunicativa di Giorgia Meloni in politica estera. Il suo governo si è distinto per un appoggio pressoché incondizionato a Israele, votando in sede europea contro qualsiasi forma di sanzione o critica. La dichiarazione odierna appare quindi isolata, tardiva e dettata da un simbolismo cristiano più che da un reale cambiamento di posizione.
Nel tentativo di tenere insieme l’identità religiosa del suo elettorato e le alleanze geopolitiche costruite con gli Stati Uniti e Israele, Meloni finisce per scontentare entrambi i fronti, perdendo credibilità a livello nazionale e internazionale.
Leggi anche

Il Ministro della difesa Carlo Nordio beccato a pochi giorni dal Referendum, ecco che ha fatto
C’è un punto, nella battaglia politica e simbolica sul referendum sulla giustizia, in cui la contraddizione smette di essere una
Conclusioni
L’intervento della premier italiana sui raid israeliani a Gaza ha avuto un effetto opposto a quello desiderato. L’attenzione selettiva verso la chiesa colpita, ignorando mesi di bombardamenti e stragi, ha fatto emergere tutte le contraddizioni dell’azione (o inazione) dell’esecutivo sul conflitto israelo-palestinese.
La risposta furiosa di Alessandro Di Battista segna un punto di rottura nel dibattito politico, portando allo scoperto una tensione che da mesi si accumula nel silenzio delle istituzioni italiane.
Una cosa è certa: il sangue dei civili di Gaza non si cancella con un post su Facebook. E la storia, come ricorda Di Battista, avrà memoria lunga.



















