La premier torna protagonista in tv con Mara Venier, tra ricordi familiari e promozione culinaria. Le opposizioni denunciano: “Telepromozione politica”. Il vero problema resta la debolezza strutturale della Rai.
L’apertura di stagione di Domenica In
La nuova stagione di Domenica In si è aperta con un collegamento che ha subito sollevato polemiche. Protagonista, collegata a distanza, la premier Giorgia Meloni, che ha rievocato nostalgicamente le “pastarelle” come simbolo delle sue domeniche in famiglia. Un siparietto che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto creare un clima di leggerezza e vicinanza popolare, ma che in realtà ha suscitato un effetto opposto: quello di un’ennesima commistione tra politica e servizio pubblico.
L’effetto disturbante dell’immagine
Il punto non è che un presidente del Consiglio non possa partecipare a una trasmissione popolare. L’effetto disturbante nasce piuttosto da ciò che l’immagine in sé trasmette: la facilità con cui la premier riesce a servirsi della tv di Stato come palcoscenico personale. Una telepromozione mascherata che ha fatto insorgere le opposizioni, mentre milioni di spettatori hanno assistito a un’apparizione che confonde sempre più i confini tra intrattenimento, istituzioni e propaganda.
La Rai come strumento del potere
L’analisi mette a fuoco il nodo centrale: la fragilità del servizio pubblico. La Rai, già esposta a fisiologiche ingerenze di ogni governo, oggi appare più che mai piegata alle esigenze della maggioranza. La riforma del 2015, che ha rafforzato il peso dell’esecutivo, ha lasciato un segno indelebile. Da allora ogni governo ha rimodulato la Rai secondo le proprie necessità: alcuni con maggiore equilibrio, altri con un approccio diretto e irruento come quello dell’attuale esecutivo.
Emblematico il blocco della Commissione di Vigilanza Rai, paralizzata da mesi dall’assenza dei partiti di maggioranza, che impediscono l’elezione di un nuovo presidente. Nel frattempo, l’azienda continua a essere terreno di scontro politico e, come in questo caso, strumento di vetrina per il potere in carica.
Il paradosso Meloni
Il siparietto con Mara Venier stride anche con il passato. Non molti anni fa, Meloni aveva aspramente contestato l’intervento a Domenica In di Giuseppe Conte, allora premier, durante la pandemia. Oggi, invece, la leader di Fratelli d’Italia appare davanti alle telecamere in un contesto ancor meno istituzionale: un dialogo sulle specialità culinarie italiane, trasmesso dal Colosseo, all’interno di una campagna per proporre la cucina italiana come patrimonio Unesco.
Un’operazione condotta, come sottolineano le opposizioni, in piena libertà e impunità, senza che la Commissione parlamentare possa chiedere conto dell’uso del servizio pubblico, ormai ridotto al minimo delle proprie funzioni di controllo.
Tra normalità e assurdo
Ciò che colpisce è la naturalezza con cui avvengono simili episodi. La linea di confine tra normale e assurdo, tra comunicazione istituzionale e propaganda personale, sembra ormai dissolta. E questo, secondo molti osservatori, è il vero problema: la Rai è diventata un “animale malato”, incapace di distinguere i propri ruoli e di sottrarsi alle pressioni della politica.
Il collegamento di Meloni con Domenica In, anziché un momento di vicinanza con i cittadini, è apparso come un ennesimo segnale di debolezza strutturale del servizio pubblico. Una fragilità che non nasce oggi, ma che episodi come questo non fanno che rendere sempre più evidente.
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Il caso Meloni-Venier va dunque letto non solo come un episodio di colore, ma come il sintomo di un problema strutturale: la Rai trasformata in palcoscenico del potere politico. La normalizzazione di questi interventi, un tempo eccezionali e oggi percepiti quasi come inevitabili, segna il rischio più grande: abituare il pubblico a una commistione costante tra intrattenimento, istituzioni e propaganda. Finché il servizio pubblico resterà privo di veri anticorpi, ogni premier potrà presentarsi in tv come a casa propria, tra pastarelle e nostalgia, mentre la credibilità della Rai e la sua funzione di garanzia continueranno a sgretolarsi.



















